Willie Nelson: “Last Man Standing” (2018) – di Claudio Trezzani

Due giorni dopo l’uscita di “Last Man Standing” (73esimo – numero pazzesco – album in studio), Willie Nelson ha compiuto 85 anni. Già questo dovrebbe fargli meritare almeno 4 “scatoloni”, non fosse che il disco è un gioiello come se ne facevano spesso laggiù nel Texas negli anni ruggenti e quindi ne merita 5 e con lode… se proprio vogliamo essere precisi. Lo avevamo lasciato con il suo ultimo lavoro appena un anno fa, un gradito ritorno all’outlaw country, genere che lo aveva reso una leggenda, un disco malinconico e realista… ed eccolo tornare con un album di ben 11 inediti pervasi invece da un’ironia e la voglia di esserci: un’inno alla vita e alla felicità. Con la sua fida chitarra “col buco” che lo accompagna pare da millenni, il cowboy hippy ci regala un disco che andrebbe citato canzone per canzone per non far torto a nessuno degli 11 piccoli gioielli di musica d’autore… ma rischieremmo di essere ridondanti e rovinarvi il piacere di scoprirli da soli quindi, ne segnaleremo qualcuno che secondo noi brilla più degli altri. E’ il caso dell’opener e title track: un bellissimo pezzo tipico del Nostro ma con un sapore che pare provenire da New Orleans… da ballare ma anche da ascoltare. Il testo fa dell’ironia il suo punto di forza e piace subito: “non voglio essere l’ultimo uomo rimasto in piedi / oh aspetta un attimo / può darsi che lo sia”: una triste riflessione constatare che della sua fida banda di fuorilegge è rimasto solo ma, invece, Nelson trasforma il tutto in un’ode all’ ”esserci ancora” e alla vita. Inarrivabile. Bad Breath pare uscita da una session col suo amico fraterno Waylon Jennings, in una delle loro serate assieme a Nashville, ma è ancora il testo che le dà una marcia in più. Willie Nelson è un vero poeta e dipinge la sua realtà con cinico realismo ma con un’ironia propria dei grandi: “un respiro cattivo è meglio che non respirare del tutto”. Stupenda la ballad dal sapore western Heaven is Closed… l’armonica dolcemente accompagna il suo inimitabile tocco di chitarra in una riflessione chiare e lucida della sua vita attuale: il paradiso è chiuso l’inferno è sovraffollato…credo che resterò dove sono”, come nella successiva e movimentata I Ain’t Got Nothin’, dove con altrettanta lucidità e la sempre presente ironia lascia detto alle nuove generazioni che l’importante sono gli affetti le persone care e non le cose e i social: “ho un cane ho un gatto, ho un iPhone e un cappello hip-hop…ma non ho niente perchè tu non sei qui con me”. Grazie anche alla sontuosa produzione di Buddy Cannon, il leggendario cantautore ci regala l’ennesimo piccolo capolavoro, un disco di country influenzato dal blues e dal soul, note intrise di polvere del Texas, testi che regalano positività e voglia di vivere… ormai il non sbagliare un colpo è diventata una Sua piacevole abitudine e anzi, ogni volta ci lascia senza parole. Il Suo nome è ormai legato indissolubilmente alla migliore musica americana d’autore. Fondamentale. Buon ascolto.

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