“Wild Wrecked World”: intervista a Joe Valeriano – di Maurizio Celloni

Ho conosciuto Joe Valeriano qualche anno fa sul palco del festival Blues Made In Italy a Cerea (VR) ed ora ho l’occasione di scambiare due chiacchere con il musicista, cantante e chitarrista blues rock, a suo agio sia in acustico, che in elettrico e slide; suona anche il basso elettrico, suo primo amore giovanile. Molfettese d’origine, ma presto trasferitosi a Milano, la sua storia ricorda quella comune a molti musicisti del Delta del Mississippi approdati nelle città industriali del nord degli States percorrendo la celebrata Highway 61 fino a Detroit o Chicago. Qui in Italia l’HW 61 si chiama A 14, un lungo nastro d’asfalto che unisce la Puglia alla Valle Padana. La sua formazione avviene ascoltando i maestri della sei corde elettrica, Jimi Hendrix e Steve Ray Vaughan, monumenti ai quali si ispira, rendendo loro un tributo con il live “Tribute To Steve”, registrato al Blueshouse di Milano nel 2001.
Joe, partiamo dalle origini, dal lontano 1991 quando pubblicasti l’album “Elida” in collaborazione con un gruppo rock, I Collant Support. Si tratta di un ottimo album di rock italiano, nel quale sento echi di Litfiba e Pretenders di Chrissie Hynde, senza tralasciare l’intenso tributo ai Weather Report (Jaco Rock di Joe Zawinul). Cosa ricordi di quell’esperienza in sala d’incisione?
Ho registrato i brani del mio primo album “Elida” a Firenze con alcuni amici musicisti. È stata una bella esperienza musicale perché in quegli anni, parlo della fine anni 90, c’erano tante band underground a Firenze. Ricordo i primi Litfiba, i DeNovo e tanti gruppi rock come i Not Moving. Con l’aiuto di amici ho pubblicato il mio primo album “Elida””.
I testi dell’album sono in italiano e raccontano sogni, stati d’animo ed emozioni molto personali di un giovane alla ricerca della sua strada. Erano anni contraddistinti da eventi drammatici quali la guerra del Golfo, il rogo del teatro Petruzzelli a Bari, il colpo di stato in quello che rimaneva dell’impero Sovietico. Con la potenza evocativa della tua musica sembra esserci la voglia di esorcizzare tali eventi, è così?

Non c’è dubbio che come giovani vivevamo un periodo piuttosto incerto. La fine della guerra fredda e la caduta del muro di Berlino sono stati due avvenimenti storici molto importanti per le nuove generazioni. Abbiamo cominciato a credere in un mondo migliore. I testi dell’album “Elida” sono stati scritti dal mio amico Sergio Germinario, con cui a fine anni 70 avevo formato un gruppo rock che riscontrò molto successo in Puglia.
Nei tuoi lavori successivi hai preso decisamente percorsi fortemente caratterizzati da un potente rock blues, apprezzabile negli album pubblicati: “Live” del 2000, “Parmatown” del 2002, scritto e interpretato con Dante Boccuzzi, “Joe Valeriano & Joe Colombo” del 2008, “Lonesome Road” del 2015. Non mancano tuttavia ballate morbide nelle quali la tua voce assume toni caldi, a volte quasi recitativi. Oltre alle tue esperienze di vita, dove trai l’ispirazione per i tuoi testi, mai banali e molto significativi?

Il rock-blues è il genere che più di ogni altro si adatta alla mia formazione musicale. Sono nato con Hendrix, Cream, Led Zeppelin, Deep Purple. Nel 1990 mi sono trasferito a Milano e ho realizzato due album importanti con il cantante americano Dante Boccuzzi, “Furious” e “Parmatown” (città dell’Ohio dove è nato Dante, nipote di emigranti italiani). Dopo “Parmatown” ho pubblicato un album Live in teatro con due noti musicisti che collaborano con Caparezza (mio concittadino): al basso Giovanni Astorino e alla batteria Rino Corrieri. C’è da ricordare una lunga e bella collaborazione con il chitarrista slide ticinese Joe Colombo, con quale ho realizzato due album acustici che hanno avuto molto successo. “Lonesome Road” e “Wild Wrecked World” sono i miei ultimi lavori, la maggior parte dei testi sono dei Traditional scritti da poeti afroamericani, le musiche sono state composte da me.
Ma veniamo al tuo ultimo lavoro “Wild Wrecked World”, scritto, arrangiato e prodotto con tua figlia Valeria e Massimo Bontempi durante il lock down dovuto alla pandemia. La musica ed i testi esorcizzano un periodo difficile. Come hai trovato la forza e l’ispirazione per reagire allo stop forzato?

È stato un periodo molto triste per tutti. Rimanendo quasi sempre in casa ho cominciato a comporre nuove canzoni. Giorno dopo giorno con l’aiuto di mia figlia al basso ho registrato a casa nuovi brani e a giugno del 2020 ho cominciato a lavorare seriamente in studio sui brani composti. Il lavoro in studio per il nuovo album mi ha impegnato molto, ma nello stesso tempo mi ha aiutato a superare nel migliore dei modi questo brutto periodo”.
Ancora una volta un libro scovato in una bancarella “Antologia dei Poeti Negri d’America” (Mondadori 1964) ti ha fornito lo spunto per scrivere, assieme a Valeria, testi intensi che parlano di sofferenza, segregazione e denuncia, ma con una notevole dose di speranza verso un possibile riscatto da costruire. La musica è un potente mezzo per stravolgere e trasformare l’essere umano rendendolo meno solo. E’questa la chiave di lettura del tuo ultimo lavoro?

Il titolo del mio ultimo lavoro è “Wild Wrecked World” un titolo a dir la verità un po’ pessimista in particolare per quanto riguarda l’aspetto ecologico del nostro pianeta, ma ci sono in copertina due scritte “No more paine” e “No more suffering” che alimentano la speranza di un mondo migliore, un mondo di pace e di rispetto per la natura. La musica è importante perché ci rende più sensibili ai vari problemi che purtroppo affliggono la nostra Terra”.
In una recensione pubblicata su Magazzini Inesistenti, in occasione delle feste dello scorso Natale, scrissi di sentire echi velvettiani nel tuo lavoro e potrei aggiungere anche sfumature cooderiane come nello splendido brano Sunset Shades. I dieci brani alternano ballate intense a pezzi di rock puri come cristalli. Come sei giunto alla sequenza scelta nell’inserimento dei brani?

Avevo composto una quindicina di brani, poi ne ho scelti solo dieci. Quando sono in studio tutto mi appare molto più chiaro, ad esempio come inserire in ordine le tracce e scegliere i brani che più mi piacciono e che abbiano qualcosa in più rispetto ad altri.
Ti dichiari, con orgoglio, musicista indipendente, affidandoti al sistema crowfunding per il finanziamento del tuo lavoro. Trovo questa scelta coraggiosa una risposta concreta al marasma magmatico di suoni senz’anima, di emozioni patinate e di facciata messe in onda da radio e rete, suoni che diseducano all’ascolto della buona musica, quella che parla con sincerità alle coscienze e ai cuori. Osservo che molti artisti vogliono seguire questa strada, pur tra mille difficoltà soprattutto legate ai costi di distribuzione. Sono sempre più numerosi i fruitori musica prodotta in modo indipendente, rimanendo comunque una piccola quota di mercato che cova tenacemente la brace sotto la cenere. Lo riscontri anche tu?
Sono ormai quasi quarant’anni che vivo di musica e con grande soddisfazione posso dire che non ho avuto bisogno per suonare in Festival Blues e Music Club né di agenzie né di promoter. Per quanto riguarda la mia discografia, non ho mai avuto la necessità di firmare contratti vari con case discografiche (diciamo che non ci sono molte occasioni per il genere musicale che suono). Il sistema crowfunding per il finanziamento del lavoro discografico è positivo perché in parte riesci già a farti pubblicità del lavoro che stai producendo e a mettere da parte un po’ di soldini almeno per pagare le spese di registrazione.
Per finire questa bella chiacchierata, ti chiedo se hai già in programma di tornare ai concerti in presenza ed altri progetti musicali in cantiere.

Sì, nel mese di luglio sono tornato dopo un lungo periodo in Puglia, dove ho suonato in diversi club per promuovere il mio ultimo album. Ad agosto invece ho suonato in più posti in Lombardia e ho avuto alcune importanti serate nella Svizzera tedesca. A settembre ho avuto il desiderio di pubblicare un nuovo album Live. È la registrazione live di un bellissimo concerto registrato nel 2020 al Bluestage di Pavia con il mitico Ray Accardi al Basso e il bravissimo Roberto Rimoldi alla batteria”.
Allora aspettiamo con trepidazione il tuo live. Ringraziamo Joe Valeriano per la disponibilità e la pazienza. A presto, ci vedremo di nuovo “on the road”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

http://joevaleriano.altervista.org/

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