Whitesnake: “Flesh & Blood” (2019) – di Maurizio Pupi Bracali

Giunti al tredicesimo album in studio di “carne e sangue”, con questo “Flesh & Blood” (Frontiers Records 2019) i Whitesnake di David Coverdale, forse la più bella voce hard rock di sempre, non smentiscono l’attitudine hard che li contraddistingue fin dal lontano 1977. Abbandonata già da tempo la componente blues che prepotentemente affiorava nei primissimi e ottimi album, la band in questa ultima prova propone un hard rock di maniera nella sua classicità rétro. Gli anni non sembrano essere passati, la voce di Coverdale non ha forse più lo smalto luccicante di oltre quarant’anni fa ma regge ancora l’urto del tempo che passa inesorabile.
Coadiuvato dalle chitarre fiammeggianti e incontenibili di due super chitarristi quali Reb Beach (già alla corte di Roger Daltrey, Bob Dylan, Twisted Sister, Bee Gees, Alice Cooper, Dokken, Night Ranger, ecc.) e Joel Hoekstra (anch’egli ex Night Ranger e turnista per numerosi musicisti), Coverdale sfodera un repertorio di brani classici nella tipica forma hard rock senza niente di nuovo sotto il sole del rock, ma con una predisposizione sincera e una dichiarazione d’intenti ammirevole. Certo, Always & Forever e When I Think of You (Color Me Blue) sono due canzonette trascurabili nonostante il tiro super rock, ma in compenso la title-track e soprattutto When I Think of You (Color Me Blue) riconciliano con il rifferama tipico di certo indimenticabile hard rock di lontana memoria. 
In mezzo a questi due estremi c’è tanta ordinaria amministrazione, ma veramente di buon livello e difficilmente criticabile. Invecchiato molto meglio degli ultimi e imbolsiti cugini Deep Purple ai quali Coverdale e soci sono sempre stati accostati (ricordando ovviamente i trascorsi Purple del cantante e i diversi membri di quella band passati nelle file dei Whitesnake), il “serpente bianco” sibila ancora invidiabili fraseggi rock che non deluderanno i fan dell’hard rock più tipico e classico e, dopotutto, un brano come Trouble Is Your Middle Name non è in perfetto Deep Purple’s styleLa consigliabile versione deluxe dell’album propone una cinquina di brani in più (per un totale di diciotto) tra un paio di inediti e versioni alternative dei brani già presenti, tra i quali segnaliamo ancora il riff orientaleggiante del brano che chiude l’album ufficiale, Sands Of Time e la bella e Zeppeliniana Gonna Be Alright.

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