Weather Report: “Night Passage” (1980) – di Mr. Hyde

Il Doctor Sax era un famoso locale underground di Torino, ricavato dentro un vecchio magazzino dei Murazzi lungo il Po. Un antro buio e fumoso che puzzava di muffa, alcool e resina; frequentato negli anni 80 da svariati tipi di clienti… dai tardo-fricchettoni ai punk. In questo “luogo di perdizione” si esibivano gruppi che suonavano buona musica… e anche Jazz. Amavamo quel posto. I muri dei gabinetti erano tappezzati di scarabocchi, graffiti, numeri di telefono e frasi sconce di ogni genere… era divertente stare a leggerli. Ripensandoci, non tutte le frasi erano sconce e, fra queste, ne ricordo una in particolare… “La notte è una cara scatola con dentro della paglia”. L’album “Night Passage” è un po’ così: il buio testimone di sogni, incubi e scorribande. La notte che nasconde vizi e dolori, che rende tutti anonimi frequentatori di una invisibile ma pulsante babele crepuscolare. Viaggiare con la musica per il mondo: tema, questo, molto caro a Joe Zawinul, creatore di atmosfere rarefatte e oniriche come la sua In A Silent Way, contenuta nell’omonimo album di Miles Davis uscito nel 1969, capolavoro della svolta elettrica del trombettista e poi anche in “8:30” (1979) con i Weather Report. Joe registrò “Night Passage” insieme al compagno di avventure Wayne Shorter, a Jaco Pastorius (micidiale macchina musicale travestita da sioux), Peter Erskine (di formazione Jazz con l’orchestra di Stan Kenton e, dopo i Report, con altre numerose e importanti esperienze tra cui gli Steps Ahead di Mike Brecker) e, infine, Robert Tomas Junior alle percussioni (precedenti con Ira Sullivan, Zoot Sims ed altre collaborazioni nell’ambito Jazz). I Weather Report dal 1976 al 1981, sono quelli che hanno fatto le cose migliori, da “Black Market” (1976), a “Heavy Weather” (1977), passando per “Mr.Gone” (1978) e “8:30” (1979), fino a “Weather Report” (1982). Per raccontare questo “Passaggio di Notte” la Band ci regala otto tracce di cui cinque scritte da Zawinul. Nella prima del lato A del vinile, Night Passage, si apprezza una sorta di interplay tra Zawinul e Pastorius che, da una parte detta il “funky” insieme a Erskine e dall’altra entra ed esce dal tema e dalle trame tessute dalle tastiere. Il mitico bassista suona dentro i vuoti che lasciano gli altri e viceversa, con naturalezza e fluidità. Jaco, contemporaneamente, suona da sezione ritmica e da solista. Shorter, che qui suona all’unisono con le tastiere, a volte si stacca ed esegue inimitabili assolo. Zawinul è il costruttore dei paesaggi sonori su cui planano con sicurezza i suoi compagni. La caratteristica della loro musica è, appunto, questo loro interagire dinamico. Rockin’ In Rhytm (di Ellington, Mills e Carney) è un omaggio al famoso brano di Duke Ellington registrato per la prima volta al Cotton Club di New York nel 1931. Swing travolgente giocato fra le tastiere e il tenore di Shorter che riproducono l’effetto della Big Band del “Duca”. Port Of Entry, scritta da Shorter, è una moderna, entusiasmante danza tribale… Jaco a ruota libera. Forlorn è un lamento di Zawinul dentro un limbo tecnologico, una serie di frasi senza risoluzione, come pensieri ricorrenti pieni di angoscia e di tristezza. Espressionismo in musica. Fast City, dai ritmi serrati e con fraseggi tipici dell’hard bop. Il tenore di Shorter è la ribellione dell’istinto alla frenesia e all’annichilimento delle metropoli. Una corsa notturna sfrenata… si materializzano così serpenti luminosi formati da auto che percorrono chilometri di corsie ai piedi di grattacieli; con loro migliaia di finestre… e le luci intermittenti delle rispettive vite, fatte di successi e fallimenti. Il sax di Shorter, diventa invece un abbraccio amichevole in Three Wieves Of Secrets, l’unica dell’album scritta da Pastorius. Una emozionante versione per orchestra è contenuta nell’album del bassista dal titolo “Word Of Mouth” del 1981, in cui l’armonicista Toots Thielemans interpreta questo tema in maniera brillante. Dream Clock ricorda un po’ A Remark You Made nella versione dal vivo in “8:30”; morbida, accattivante, melodica, a volte struggente: quasi una nenia per adulti. Shorter suona sia il tenore che il soprano e rivela le sue due anime: quella blues, pacata e disincantata e quella dominata dal lirismo e dall’impeto emotivo. Madagascar, registrata dal vivo ad Osaka in Giappone, è un’alchimia di ritmi, sonorità e armonie provenienti da varie parti del mondo, una coesistenza di strumenti acustici tradizionali e tastiere dai suoni sintetici. Una musica dentro cui le diversità etniche ne rendono interessante il contenuto e sono motivo di arricchimento. “Volevo essere quella notte che illuminava l’occhio senza rimorso, una notte trapunta di stelle e traccianti comete. Appartenere a una notte così terribilmente tacita, così totalmente incomprensibile ed eloquente al tempo stesso. Mai più parlare o ascoltare o pensare. Essere inglobato e racchiuso, e inglobare e racchiudere al tempo stesso. Non più pietà, non più tenerezza. Essere umano solo terrestramente, come una pianta o un verme o un ruscello. Essere decomposto, destituito di pietra o di luce, variabile come la molecola, durevole come l’atomo, spietato come la terra medesima”. (Henry Miller da “Tropico del Capricorno” 1939 – Feltrinelli, Milano 1967).

Lato A: 1. Night Passage (Zawinul). 2. Dream Clock (Zawinul).
3. Port of Entry (Shorter). 4. Forlorn (Zawinul).
Lato B: 1. Fast City (Zawinul). 2. Three wieves of secret (Pastorius).
3. Madagascar * (Zawinul). 4. Rockin’ In Rhytm (Ellington, Mills e Carney).
* Live in Osaka, Japan, June 28 or 29, 1980

Joe Zawinul: Keyboards. Wayne Shorter: Saxophones. Peter Erskine: Drums.
Jaco Pastorius
: Bass. 
Robert Thomas Jr. :Hand drums drums, backing vocals (4), percussion.

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