Weather Report: i cavalieri dell’innovazione – di Fabrizio Medori

La musica, per comodità e per agevolarne il commercio, si divide in generi. Molte volte è più comodo adeguare il proprio progetto musicale ad un genere “di moda”. Altre volte un progetto musicale è talmente interessante da creare una moda. Pochissime volte, pochissimi musicisti, sono stati in grado di “inventare” un nuovo genere musicale, loro l’hanno fatto. I Weather Report nascono in un ambiente musicale in cui il Jazz, stretto dalla sua stessa tradizione, sta per soffocare. Dopo aver esplorato tutti i suoi possibili sviluppi linguistici, alcuni avventurosi pionieri, cercano di forzare la situazione e si avviano verso l’invenzione di un suono nuovo. Il Jazz aveva toccato il suo apice creativo con il be-bop, che aveva avuto la sua splendida evoluzione, da Charlie Parker a John Coltrane, da Dizzy Gillespie a Thelonius Monk. E’ Miles Davis, trombettista dalla tecnica meravigliosa e dal timbro tanto mutevole quanto personale, a dare il via ad un nuovo stile. Intorno a lui si coagula un gran numero di giovani promesse della musica afroamericana, un nutrito gruppo di musicisti avidi di novità e di successo. Tra i più importanti adepti ci saranno i pianisti Herbie Hancock, Chick Corea e Joe Zawinul; i bassisti Ron Carter, Dave Holland e Miroslav Vitous; i sassofonisti Wayne Shorter e Steve Grossman; il chitarrista John McLaughlin, i batteristi Tony Williams e Billy Cobham, ed il produttore Teo Macero. Tre di questi, Zawinul, Shorter e Vitous, decisero di creare un gruppo nel quale portare alle estreme conseguenze la lezione del grande maestro, creando così il più famoso gruppo nella storia del Jazz… i Weather Report. La loro fama avrebbe tranquillamente permesso loro di continuare a suonare ai massimi livelli del Jazz contemporaneo ma, evidentemente, non era sufficiente per musicisti che sapevano di poter cambiare le regole del gioco, così si ritrovarono a dare vita al gruppo che avrebbe definitivamente abbattuto le barriere tra il rock, punta di diamante della musica “leggera” e le avanguardie del Jazz sperimentale. Negli anni i Weather Report ruoteranno sempre intorno ai due leader riconosciuti, Zawinul e Shorter ed avranno un successo sempre crescente, oltre alla fortuna di incontrare musicisti straordinari. La line-up della band sarà quasi sempre incentrata, oltre che sui due “capi”, affiancati da un bassista e da un batterista, su un percussionista, che sarà sempre fondamentale nella colorazione timbrica delle musiche del gruppo. I primi “associati” furono il batterista Alphonse Mouzon ed il percussionista brasiliano Airto Moreira. Questa formazione incise il primo, omonimo album, nel 1969. Il disco, sebbene molto fortunato, soprattutto considerando che è opera di un gruppo esordiente, non si discosta molto dal suono del suo padre putativo, Miles Davis, e si sviluppa tra improvvisazioni modali e qualche timido tentativo di utilizzo degli effetti elettronici. Con il secondo disco, “I Sing The Body Electric” (1972), entra nel gruppo un nuovo percussionista, Dom Um Romao, anche lui brasiliano, e l’elettronica inizia, seppur timidamente, a farsi largo tra i suoni acustici del gruppo. La stessa formazione registrerà “Sweetnighter”, nel 1973, ma i cambiamenti stilistici iniziano a farsi sentire. La parte più intransigente tra il pubblico dei Weather Report inizierà a storcere il naso, accusando il gruppo di perdere l’integrità stilistica che li aveva contraddistinti nel corso dei primi anni ma, incuranti, Zawinul, Shorter e gli altri, continuano lungo una strada che inizia a dar loro qualche soddisfazione. Alcuni brani, come l’iniziale Boogie Woogie Waltz, indicano immediatamente quale sarà la strada da percorrere… il gruppo cresce, la popolarità aumenta e Vitous se ne va. Al suo posto, per “Mysterious Traveller”, dell’anno seguente, arriva Alphonso Johnson e con lui il suono diventa ancora più elettrico e moderno. Nubian Sundance e Scarlet Woman sono i brani maggiormente indicativi della nuova direzione stilistica intrapresa dalla band. Il suono si definisce sempre di più e, nel 1975, vede la luce “Tale Spinnin’” e la fuoriuscita di Romao, l’ingresso di Alyrio Lima e la partecipazione di un batterista part-time, Leon “Ndugu” Chancler, che rifiuterà l’ingresso in pianta stabile nel gruppo. I brani che meglio rappresentano lo sforzo creativo sono Lusitanos, di Shorter e Five Short Stories, di Zawinul. Nel 1976 arriva il momento della svolta. Il gruppo riscuote sempre più consensi, e l’avvicinamento verso un suono più comprensibile apre un’infinità di porte a Zawinul e Shorter. I due si rendono conto che l’operazione sta iniziando a fruttare tanto, e la cosa più interessante è che il prestigio artistico cresce insieme agli incassi. Durante lo stesso anno Zawinul riceve una cassetta, gliela consegna un ragazzone dai capelli lunghi, che sembra tutto tranne che un musicista Jazz… un bravissimo musicista Jazz, uno straordinario musicista. Si chiama Jaco Pastorius e racconta di aver modificato il suo Fender Jazz con un coltello, per poterci imitare il suono del contrabbasso. Zawinul ascolta il nastro, rimane favorevolmente impressionato dal suono di Pastorius, ma mette da parte il nastro, per il momento non sa che farsene. I Weather Report sono felicissimi di aver trovato un bassista bravo ed affidabile, ma qualcosa inizia a non andare per il verso giusto con Johnson… così Zawinul si ricorda di quel bassista strampalato e lo chiama: “Sei in grado di suonare anche il basso elettrico o suoni soltanto il contrabbasso?”“Quello nel nastro è un basso elettrico!” è la risposta di Pastorius e questa circostanza permetterà magicamente ai Weather Report di fare l’ultimo, grandioso passo verso la leggenda. Su “Black Market” c’è ancora Johnson, ma Pastorius riesce a guadagnarsi un po’ di spazio, suona in due brani, uno dei quali è una sua composizione. Il gruppo, che ha fatto della mescolanza di stili il suo punto di forza, ha finalmente operato la scelta che proietterà il nome Weather Report accanto alle più venerate rockstar del tempo. Con l’ingresso di Pastorius, il gruppo opera un doppio salto in avanti: dal punto di vista stilistico la loro musica è scossa da un’ulteriore crescita, incontrando uno strumentista che sotto tutti i punti di vista si pone sullo stesso piano di Zawinul e Shorter, che spinge sempre in direzione di una musica che non prevede confini stilistici e tecnici; dal punto di vista della fama e della popolarità, con Jaco l’ensemble trova una spettacolarità, e di conseguenza un successo che mai, prima di allora, un nome del Jazz, compresa la superstar Miles Davis, si era mai sognato di raggiungere. I Weather Report sono i primi a portare questo genere musicale negli stadi e nei palasport, oltre che nei grandi festival jazz di tutto il mondo. E il successo si amplifica a livello globale… dagli Stati Uniti all’Europa al Giappone, non c’è appassionato che non vada in cerca dei loro dischi e non cerchi di vederli dal vivo. Pastorius non è certamente un personaggio semplice da gestire ma, evidentemente, a questo punto della sua carriera, il raggiungimento di una posizione simile, gli permette di guadagnarsi la stima e la fiducia incondizionate da parte dei suoi più esperti compagni di avventura. L’esplosione commerciale avviene attraverso il brano che apre il disco del 1977, “Heavy Weather”. Birdland diventerà il brano più rappresentativo del gruppo, perfetta sintesi di tecnica straordinaria, cantabilità pop e rivoluzione nella produzione e nell’orchestrazione. Sopra una tastiera che si occupa di eseguire la linea del basso, il basso diventa lo strumento solista, mettendo in mostra tutto l’arsenale di “effetti speciali” che Pastorius ha a disposizione: armonici, accordi e glissati conducono la bellissima linea melodica mentre il sax tenore di Wayne Shorter si esalta in esercizi di scioltezza che, come un ricamo, incorniciano lo svolgersi del brano… il tutto è trascinato da una piccola sinfonia percussiva, ad opera del batterista Alex Acuña e del percussionista Manolo Badrena. Altre perle del disco sono la sognante e delicata A Remark You Made, che vede ancora in risalto il genio melodico di Pastorius e di Shorter, e due splendide composizioni di Pastorius, Teen Town e Havona. In questo disco Zawinul riesce ad apprezzare le qualità di produttore del nuovo arrivato e lo gratifica accreditandogli la co-produzione dell’album. In effetti Pastorius, tanto estroverso e imprevedibile, riesce a sopportare carichi di lavoro incredibili in sede di produzione, rimanendo lucido a lungo, nonostante ritmi massacranti durante i missaggi di “Heavy Weather”Acuña decide di lasciare e, per il successivo “Mr Gone” (1978), Zawinul e soci decidono di servirsi di alcuni tra i migliori batteristi disponibili. Si passa dall’esperienza di Tony Williams, alla sicurezza di Steve Gadd e in un paio di brani il ruolo sarà ricoperto da Pastorius, che è anche un batterista di tutto rispetto… ed infine ci sarà l’ingresso di colui che per anni sarà il batterista del gruppo: Peter Erskine. Lo stesso Erskine, il cui nome era stato suggerito da Pastorius, ha raccontato così il suo provino: “Zawinul mi convocò in uno studio, c’erano lui e Jaco. Il bassista mi aveva suggerito di prepararmi su alcuni brani, ed io avevo studiato tantissimo, ero pronto ed ero tesissimo. Suonammo un po’, poi Zawinul ci fece segno di fermarci. Si avvicinò a me e mi disse:  -Va bene, ma tutto quello che hai fatto nei primi dieci minuti è più che sufficiente per un concerto intero, cerca di suonare un po’ di meno! “. Il disco è molto bello, sebbene frammentato da così tanti batteristi differenti, e spiccano per bellezza e originalità Pinocchio, Punk Jazz e Young And Fine. Il 1979 è l’anno del disco dal vivo, nel quale la band, ridotta ad un quartetto senza percussionista, rilegge una serie di suoi classici, compresa una lirica e struggente, A Remark You Made, scritta da Zawinul quando faceva parte del gruppo di Miles Davis. In realtà la quarta facciata del doppio Lp contiene quattro inediti, registrati in studio, fra i quali spicca la drammatica The Orphan, arricchita da un coro di voci bianche, ed il brano che intitola il disco: “8:30”“Night Passage”, nel 1980, sarà l’ultima incisione a vedere la partecipazione di Pastorius, autore della perla del disco: Three Views Of A Secret. In gran forma compositiva, nel disco, anche Zawinul, con la sua Fast City, e Shorter con Port Of Entry. Segue un’estenuante tour mondiale, ma Pastorius comincia ad esagerare con le sue follie e Zawinul, che fino a quel punto lo aveva trattato come un fratellino, se non come un figlio, inizia a perdere la pazienza. Le intemperanze smuovono persino la calma dell’imperturbabile Shorter, così la magica alchimia dei tre grandi geni della Fusion va in frantumi e Pastorius viene sostituito. Al suo posto entra Victor Bailey, suo allievo, troppo giovane e troppo fragile per caricarsi sulle spalle un’eredità così ingombrante. Ricordo che nell’ambito di Umbria Jazz 1984, al Quasar di Ellera Umbra, durante il concerto dei Weather Report con la nuova line-up, che prevedeva Zawinul, Shorter, Omar Hakim alla batteria e Mino Cinelu alle percussioni, oltre a Bailey… durante il lungo solo di quest’ultimo, che cercava di imitare il suo predecessore, con tanto di “infinite repeat” sul digital delay, tornò sul palco Shorter per urlargli: “Let’s stop!!!”. Insieme a Pastorius se ne era infatti andato anche Erskine, ed il suo posto venne preso da un giovane fuoriclasse, che non doveva pagare nessun debito di riconoscenza al suo predecessore, Omar Hakim.  Dal 1983 al 1985 la “ditta” produrrà un disco l’anno, ribadendo il proprio successo commerciale, ma trascinandosi tra difficoltà e incomprensioni, senza mai avvicinarsi ai fasti raggiunti poche stagioni prima. Zawinul e Shorter non riescono più a trovare stimoli compositivi adeguati… il primo si chiude in una ricerca timbrica che gli impedisce di cogliere lucidamente che la sua musica non è più all’avanguardia, che la sua ricerca si è arenata tra le sabbie del successo e dei guadagni straordinari. Il disco omonimo, del 1982 ha già qualcosa in meno del precedente, pur restando un prodotto molto più che dignitoso, “Procession”, del 1983 scenderà ancora un po’ nella scala artistica del gruppo, fino a “Sportin’ Life”, nel quale il gruppo apparirà ancora più stanco ed incapace di cercare nuove vie espressive. Il successo commerciale sarà sempre ottimo, ma non sarà più possibile ascoltare l’apice di quella ricerca che aveva dato così tanti frutti, negli anni 70. L’ultimo disco da studio dei Weather Report, “This Is This”, del 1986, è in realtà una compilation di outtakes… scarti dei diversi periodi della band, e non aggiunge niente alla storia del gruppo. Negli anni seguenti Zawinul continua ad incidere, a girare il mondo in tournée fortunatissime e a scoprire nuovi talenti musicali. Pastorius, dal canto suo, inciderà un paio di album favolosi, prima di cedere, rovinosamente, sotto il peso di una notorietà troppo ingombrante. Shorter, invece è tornato verso uno stile (anche di vita) meno avventuroso, continuando a produrre dischi a suo nome. Jaco Pastorius è morto, a causa del trattamento ricevuto dal buttafuori di un locale di Fort Lauderdale, in Florida, il 21 Settembre 1987. Joe Zawinul, invece, è scomparso a Vienna, dove era nato, l’11 Settembre 2007. I Weather Report, sono stati il più importante esempio di come una musica tecnicamente molto complessa e difficile da suonare possa raggiungere livelli di diffusione e popolarità incredibilmente elevati. Questi esperti ed affermati jazzisti, hanno raggiunto una popolarità che non apparteneva a quel genere musicali, ed hanno inventato quel genere che, in seguito, sarà definito dai critici “fusion”, mescolando il Jazz, il Rock, la Musica Classica, quella Contemporanea e la Musica Etnica di ogni parte del mondo, dall’Africa all’Asia, passando per la Musica Popolare Europea.

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