Weather Report: “Heavy weather” (1977) – di Mattia “Blackjack” Chiarella

Mi sono sempre chiesto cosa facesse di un album un prodotto di grande successo a livello mainstream. Forse la copertina? I titoli invitanti dei brani che entrano nella testa ancora prima che l’acquirente metta su il disco sul piatto (o il CD nel lettore). La prima volta che ho ascoltato “Heavy weather” (1977) dei Weather Report avevo quindici anni: prima di allora, il mio lettore portatile pretendeva album di autori del calibro di Louis Armstrong, Miles Davis ed il Blues era rappresentato soltanto dall’“Unplugged” di Eric Clapton del 1992 e dalla colonna sonora di “The Blues Brothers” del 1980. Passano circa vent’anni e mi imbatto in “Heavy weather”. La copertina (Lou Beach, il suo ideatore, ci si ritrovò candidato ai Grammy Award) è il primo impatto: la fotografia di un tramonto roseo e nuvoloso sovrasta la città di New York mentre pioggia e foglie d’acero si propongono, quasi incollate all’obiettivo. Quindi, il centro della fotografia. Due ciminiere espellono del fumo nero che corre a nascondersi sotto un Borsalino grigio “vulcanico” formando una capigliatura… chissà chi si cela dietro quella maschera senza volto. La risposta arriva dalle note del disco: si tratta di John Francis Anthony Pastorius III detto Jaco. Quel quindicenne in quegli anni cominciò a seguire i Jamiroquai, che avevano una forte impronta Acid Jazz e una linea di basso elettrico a dir poco spettacolare. Dalla lettura della biografia del loro secondo bassista, Stuart Zender, lo sbarbatello scoprì che il musicista iniziò ad appassionarsi allo strumento ascoltando “Black Market” (1976) dei Weather Report, concentrandosi soprattutto sui brani eseguiti da Pastorius: Cannon ball e Barbary Coast. Proprio nel 1976 Jaco Pastorius entra a far parte della formazione accanto al bassista Alphonso Johnson nell’album sopra citato. Registrerà soltanto i due brani citati e inizierà subito ad esibirsi stabilmente con la Band di Zawinul e compagni. Alla fine di quell’anno, quindi, entrerà nel Devonshire Sound Studio di North Hollywood per le registrazioni di “Heavy Weather”, anche affiancando la produzione del tastierista austriaco. Il perché di questa scelta da parte del leader della formazione viene dettagliatamente riportata da Bill Milkowski, celebre giornalista della rivista-Bibbia dei jazzisti Downbeat Magazine e della biografia del grande bassista: “Jaco aveva molta familiarità col mixer. Io conoscevo la musica, era questo il mio punto di forza, ma Jaco sapeva molte cose su come si aggiunge riverbero agli strumenti o come si ottiene un buon suono di batteria. Il suo lavoro al mixer diede una grande profondità al suono del basso. Aveva un orecchio strepitoso. Riusciva a percepire chiaramente tutte le parti, e insieme lavorammo bene, fianco a fianco, con tutte e venti le dita sul mixer. Era prima che diventasse tutto automatico, naturalmente. Jaco era proprio un produttore sul campo”.  Torniamo allo sbarbatello di cui sopra e alla sua folgorazione… fece partire il disco e un brivido lo prese per tutto il corpo: Sette note ripetute tre volte cambiarono, per sempre, il suo modo di percepire la musica. Aveva scoperto la Fusion (genere che, negli anni 70, veniva definito semplicemente Jazz-Rock) mentre un amico, entrato nella stanza gli disse: Ehi! Ma questa è la pubblicità dell’Amaro Ramazzotti!. Con l’avvento di YouTube, capì anche a cosa si riferiva il complice quella volta. Birdland, brano dedicato al celebre Jazz club newyorkese e tributo al sassofonista Charlie Parker, verrà utilizzato all’interno dello spot televisivo della bevanda milanese, dopo dieci anni dalla sua prima pubblicazione. Non solo: nel 1979, nell’album “Extensions”, i Manhattan Transfer ne realizzeranno una versione cantata con il testo scritto dal leggendario Jon Hendricks e, dieci anni più tardi, Quincy Jones ne inciderà una sua personale versione nell’album “Back on the block”, ricevendo due Grammy Award. Qualche anno più tardi, grazie a questo brano i Weather Report riceveranno il loro unico Grammy Award con il loro doppio album live “8:30”. Non contento della folgorazione iniziale, lo sbarbatello proseguì nell’ascolto dell’album. A remark you made. Se il primo è un brano ritmato, allegro e divertente (verrà addirittura passata nelle discoteche la versione della band del trombettista Maynard Ferguson) questo secondo è un pezzo lento e romantico, dove il basso ed il sax tenore di Wayne Shorter si “coccolano” a vicenda inframezzati dagli eleganti interventi di tastiera del suo compositore. Esattamente come per il brano d’apertura dell’album, anche questo vedrà realizzata una propria versione cantata, ma con un titolo diverso. All’interno dell’album “Tomorrow today” del 1999, infatti, il cantante Al Jarreau inciderà la bellissima Something that you said dove la voce sostituirà, parzialmente, le parti di basso e di sassofono. Un’altra piccola grande meraviglia dedicata a questo bellissimo progetto. Sono ben tre i luoghi rappresentati nei titoli e molto cari ai membri della Band. Oltre al già citato Birdland, gli altri due luoghi sono il Palladìum (locale newyorkese nel quale Zawinul e Shorter erano soliti esibirsi con la formazione di Maynard Ferguson prima della costituzione dei Weather Report) e Teen town, locale di Fort Lauderdale (in Florida) che Jaco frequentava spesso da ragazzino. Su Teen town si potrebbero vomitare fiumi d’inchiostro. Un unico assolo di basso, accompagnato da alcuni interventi di sax tenore, che diventerà la disperazione dei musicisti di tutto il mondo negli anni a venire. La riproposizione più famosa di questo brano verrà realizzata in chiave slap dal bassista elettrico Marcus Miller, all’interno del suo “The Sun don’t lie” del 1993, dedicato a Miles Davis. Caratteristica fondamentale di questo brano, a nostro avviso, è la batteria: non è incisa, infatti, da Alex Acuña ma dallo stesso Pastorius, evidente tributo al nonno ed al padre entrambi batteristi. Se riguardo ad Harlequin e The juggler (scritti, rispettivamente da Shorter e Zawinul) c’è poco da dire, se non che sono due brani molto belli a dispetto di quanto affermato da pubblico e critica che li ha sempre bistrattati, molto si può affermare degli ultimi due pezzi che compongono l’album. Nel 2007 è stato realizzato un DVD di un live at Montreux andato in scena nell’estate del 1976 e, proprio da questo live, verrà estratta la “sfida” tra Alex Acuña ed il percussionista Manolo Badrena… Rumba Mamá. Per quanto riguarda l’ultimo brano dell’album, ci sembra opportuno un dettaglio. Tra il 1924 ed il 1955, nella città di Chicago si diffuse un testo spirituale e filosofico dal titolo “Libro di Urantia”. In questo libro, di cui ancora oggi è sconosciuta la paternità, viene descritto un Universo che gravita attorno al Paradiso ed al cui interno sono contenuti “un miliardo di Mondi perfetti, senza tempo”: l’Universo di Havona. Questo è uno dei due brani scritti da Pastorius insieme a Teen Town, e conferma il delirio artistico di un musicista dichiaratamente malato di protagonismo… tanto che morì nel 1987 a causa di un colpo ricevuto da un buttafuori di un locale a Fort Lauderdale. Dopo quaranta minuti di pura goduria continuiamo a scavare tra gli innumerevoli tributi al disco. Nel 2000, il tastierista Jason Miles riproporrà, accompagnato da un parterre di grandi musicisti tra i quali spiccano i Take 6, Chuck Loeb e Cyro Baptista, i brani Birdland, Harlequin e Palladìum insieme ad altri del periodo pre-Pastorius nel suo “Celebrating the music of Weather Report”. Tre anni più tardi, invece, si riunirà la Word of Mouth Big Band di Jaco Pastorius che, in collaborazione con bassisti elettrici di grande fama tra cui Marcus Miller, Victor Wooten e Richard Bona, rivisiteranno Havona e Teen Town nell’album “Jaco Pastorius Big Band: Word of Mouth revisited”. Nel 2011, finalmente, “Heavy weather” è stato inserito nella “Grammy Award Hall of Fame”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *