Waylon Nelson: “Appalachian Sound” (2018) – di Claudio Trezzani

Barba, chitarra al seguito, natali in una terra di montagne e vita vera: ecco Waylon Nelson. Già il nome pare ispirato da quelle note magiche del Texas dei due più grandi outlawsJennings e Nelson. Il Suono degli Appalchi”, titolo del disco, è il suono del suo Kentucky, asciutto, fatto di chitarra acustica (a volte elettrica), steel e ritmica essenziale. Un country vero, ispirato dal filone dei “barbuti” che oggi in America hanno ormai un seguito che negli anni 90 sarebbe stato impensabile: Chris Stapleton, Jamey Johnson, Cody Jinks e Whitey Morgan per citarne alcuni ma anche Jeremy Pinnell, conterraneo del Nostro. Musica di qualità quella che esce dagli speaker di questo lavoro, una voce intensa e non banale che meriterebbe maggiore attenzione di quella che questa produzione indipendente garantisce. Un musicista “locale” di quelli che si fanno le ossa nei locali della provincia americana, dove se uno insegue i suoi sogni e ci crede, i miracoli possono sempre accadere. Il sogno americano è tutto qua, c’è sempre qualcuno che ascolta dicono… ecco, speriamo che quel qualcuno ascolti Waylon Nelson. Le liriche sono intense, parlano della dura vita delle montagne che a volte mal si sposa con la vita moderna, con il cosiddetto progresso che allontana dalla natura, dalla famiglia e da Dio. Nel disco ci sono dediche per le persone care che non ci sono più, come nella splendida ballad Laurel Fork, in cui la lezione dei grandi countrymen è stata ben assimilata e declinata con talento. Bellissima… ma ci sono anche pezzi più movimentati, come Searchin’ che ci narra della continua ricerca che l’uomo compie verso la conoscenza, verso l’ignoto, verso le risposte… e lo fa con un arrangiamento quasi bluegrass, con il banjo che ci accompagna nel viaggio. La conclusiva Tending To My Grave è un bellissimo affresco di outlaw country elettrico. La vita moderna che soffoca esaurendo le nostre forze è il leitmotiv del brano ma anche dell’intero lavoro. Splendido il piccolo assolo centrale. Un disco intenso e sentito, non radiofonico che va assimilato senza fretta, magari sotto un portico guardando il tramonto scomparire dietro le montagne… certo, sarebbe meglio se quelle montagne fossero gli Appalachi ma questo Suono si adatta bene anche ai cuori lontani dalla natura selvaggia e incontaminata che domina quella parte degli States, basta chiudere gli occhi e Waylon ci guiderà su quei sentieri. In bocca al lupo ad un artista che merita davvero il suo sogno americano. Buon ascolto.

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