Waxahatchee: “Out In The Storm” (2017) di Capitan Delirio

Il modo di fare musica di Katie Crutchfield è sempre lo stesso da quando è iniziato il progetto sotto il nome di Waxahatchee, cioè dal 2012, con l’album “American Weekend”, fino al penultimo “Ivy Tripp” (2015). Un sound basato su un robusto muro sonoro creato con riff largamente distorto di chitarra, giri acidamente corposi di basso elettrico e un approccio introspettivo nel proporre i brani, sia dal punto di vista dei testi che dal punto di vista dell’atteggiamento sul palco. Uno stile non innovativo ma cucitoselo addosso che le è valso numerosi riconoscimenti nell’arco degli anni. Ha sempre affrontato tematiche legate a problematiche vissute al momento e, in quest’ultima pubblicazione, “Out In The Storm”, come indica esplicitamente il titolo, si tuffa a capofitto nel vivo della tempesta. Ovviamente la tempesta in questione è quella dei sentimenti. I dieci brani del disco sono quasi un percorso accidentato che affronta tutte le emozioni possibili al momento della separazione dalla persona amata. In una recente intervista Katie Crutchfield ha ammesso di voler essere onesta con se stessa e, pur sapendo quali sono le cose che la rendono felice, molto spesso è andata a cercare quelle che le facevano più male. Così adesso non si tira indietro davanti a niente. Può affrontare il dolore di rimanere sola ma anche constatare che a volte è la migliore soluzione. Così canta in Silver (il primo singolo estratto per lanciare il disco): il mondo, indifferente e perpetuo, non ferma i suoi giri e non è facile sottrarsi a questa liberatoria condanna. Deve attraversare le fitte trame delle pene, della metabolizzazione del dolore e della destabilizzazione interiore che ne consegue, fino a non riconoscersi. Serve uno sguardo esterno, come quello della sorella Allison, anche lei membro della Band, per ritrovare una scintilla che faccia pregustare la risalita, come si può ascoltare in Sparks Fly. Non è tutto così facile, però, perché la tempesta ha momenti di quiete ma quando riprende forza travolge e ribalta tutto. Nonostante il disorientamento Katie riesce comunque a concedersi momenti di dolcezza. in cui la sua voce è l’unica ancora di salvezza che le rimanga, come si può apprezzare nella ballata nostalgica di A Little More, verso di sirena che incanta o auto incanta, che potrebbe rivelarsi soltanto un altro elemento di dannazione. A chiudere il disco ci sono comunque lievi barlumi di speranza che si intravedono già nel brano grintoso No Questions, che sfuma con una frase ripetuta come un mantra sul desiderio di libertà. Straordinaria la capacità di trascinare nell’intimo saliscendi emozionale, precario e instabile proprio come la vita, per una band quasi tutta al femminile con l’esperto John Agnello in fase di produzione. In “Out In The Storm” troviamo la giusta miscela tra sballottamento e ammaliamento.

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