Walter Mauro: “Miles & Juliette” (Nuova Edizione 2018) – di Marina Marino

Ho appena finito di leggere “Miles & Juliette” di Walter Mauro(nella nuova edizione 2018 per Giulio Perrone Editore), con le dita ne liscio delicatamente la copertina, quasi a voler trattenere, tenere tra la mente e gli occhi le emozioni e i pensieri che mi brulicano dentro. Malgrado la storia dell’autore che suscita in me rispetto e quasi un timore reverenziale, il testo è molto distante dalla perfezione, ma sembra scritto con amore e cura, sembra, meglio essere cauti. Forse c’è altro, vorrei avere qui il nonagenario scrittore per chiedergli come ha fatto a darmi tanto, quali corde sottese e segrete del mio io sia riuscito a toccare. Un buon libro, documentatissimo, che toglie dalla condizione scomoda e stretta di icone due giovani e restituisce loro, per dirla con Dante, “intelligenza e amore”Lo sfondo, il milieu è la Parigi post bellica degli anni Quaranta, e qui non manca nulla, l’esistenzialismoi locali fumosi, i larghi vialiil Quartiere Latino, la Senna… ma Walter Mauro non ne fa un’insulsa e sterile cartolina: ne socchiude le porte, scosta le tende e infonde vita, un nuovo respiro. Possono quindici giorni di Maggio imprimersi nella vita? Per Juliette e Miles, secondo l’inaspettatamente romantico Scrittore, è stato così. Ognuno dei due ha dentro, per motivi diversi, rabbia, dolori, ferite, e un’inesausta voglia di vivere; Il fato senza requie dei predestinati, l’amore di una vita che nasce in un istante, in una sera. Qui l’autore, che appare fedele al  dogma del repetita iuvant, usa il pennello per descrivere, negli amplessi, la pelle nivea, il biancore di Lei, sulla nerezza della pelle di Lui. Estetizzando in tal modo e tanto spesso questo contrasto, gli incontri si snervano di sensualità e via con il corpo scultoreo, le labbra carnose, le dita sottili, costeggiando la palude del luogo comune. Non mi addentro, la sensualità è un terreno privatissimo. Ho appena visto un video di Juliette: descriverne la bellezza e la luce è improba impresa. Un amore violento, che li porta a vita nuova, a nuova creatività artistica, destinato a morire di autocombustione. Entrambi hanno avuto e avranno altre storie, altre bocche da baciare, ma è bello, mentre un sole imprevisto mi illumina dita e tastiera, che davvero, come scrive Mauro, in qualche momento della notte si superino i fusi orari, si annullino  gli ostacoli e le lontananze, e le due anime, lontane, si ricongiungano. Bello immaginarlo, intendo. Passano gli anni, i mesi e se li conti, anche i minuti, canta De Andrè, i due si rivedranno, ma i miracoli, per definizione,  non si ripetono. Miles a New York ha una nuova divorante passione, eroina e qui Mauro è dolce e scabro nel descriverne la fine. Per me il libro diventa altro, alto, la scimmia sulla spalla che obnubila e risucchia ogni voglia e pensiero. L’amore si sfilaccia, si consuma, le due figure che si baciavano tra la folla distratta parigina sono sempre più evanescentiMiles muore nel 1991, in ospedale, tra vomito e sangue e, forse, l’autore lo accarezza piano, come una madre con un figlio malato, regalandogli un ultimo pensiero a Juliette. Non è un libro privo di difetti (questo è fatale) ma mi piace pensare sia stato scritto con amore, dai versi che precedono i capitoli alla bellissima copertina, volutamente in stile, un volto di donna che al posto della testa ha un uomo che suona la tromba a occhi chiusi. Walter Mauro mi odierebbe o mi capirebbe se sapesse che spero che non diventi mai un successo del passaparola con la fascetta di un giallo starnazzante? Non lo saprò mai e in fondo conta poco. Ora il Sole non illumina le mie dita, le riscalda. Talvolta basta.

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