Wade Bowen & Randy Rogers: “Hold My Beer Volume 2” (2020) – di Claudio Trezzani

Come recitava il sottotitolo del fantastico documentario sulla scena musicale texana degli anni 70 uscito nel 1981, Heartworn Highways“: la migliore musica e il miglior whiskey vengono dalla stessa parte del paese. Ecco, Wade Bowen e Randy Rogers in quella parte del paese chiamata Texas sono due leggende viventi, nonostante la giovane età, due artisti che hanno calcato palchi in giro per il Lone Star State in lungo e in largo, sfornando dischi di altissima qualità già dai loro esordi: da solista Bowen  e l’altro con la Randy Rogers Band. L’anno dell’esordio discografico dei due è lo stesso e cioè 2002, 18 anni di tantissime canzoni che sono ormai entrate nel tessuto sociale della musica dal vivo texana e anche nel resto del mondo, perché qualche tournée estera (sia negli States che nel resto del globo) l’hanno fatta, visto il successo della loro musica. Un country venato di rock, una spruzzata leggera ma che ha dato modernità non invasiva al loro suono.
I due sono amici da una vita e nel
2015, quasi per scherzo, decidono di registrare Hold My Beer Volume 1“, utilizzando una frase gergale che in soldoni significa bloccare una persona che sta per fare una cavolata. Un disco nato per caso ma diventato di culto presso i loro fan che ha dato vita ad una tournée di successo culminata con ben due dischi live Watch Thisdel 2016 e, a sorpresa e quasi senza pubblicità al seguito, Watch This: Live from Dallasdel 2019. Tre successi clamorosi: pareva uno scherzo, era nato come tale ma il progetto ha sfornato canzoni di qualità altissima, un country vero, molto classico ma suonato con passione e talento innato. Visto il titolo del disco ogni anno i fans si chiedevano quando i due si sarebbero ritrovati per la seconda parte. Ecco, le preghiere texane sono state esaudite. Questo Hold My Beer Volume 2” (2020) non è più un esperimento causale e goliardico, ma è un disco coi fiocchi e suonato alla grande, prodotto da Lloyd Maines, leggendario produttore country che ha lavorato con Willie Nelson, Guy Clark, Jerry Jeff Walker (in pratica il gotha del country texano). I due hanno preso carta e penna (magari hanno usato schermo e tastiera, ma non sarebbe stato romantico come lo è il disco) e hanno scritto una dichiarazione d’amore incondizionato per la musica country lunga dodici pezzi, dei quali nessuno è fuori posto.
Si potrebbe parlare del singolo,
Rodeo Clown, del suo violino e della pedal-steel intensa come la storia che racconta, dell’accennato honky-tonk di Let Merle Be Merle, nostalgica e diretta quanto basta, il country classico contro i tempi moderni e la mania di rovinare e deturpare ciò che abbiamo amato del passato così come in This Ain’t My Town, chitarra acustica e polvere del deserto… potremmo dirvi ancora dello spettacolare duetto con gli Asleep The Wheel del mitico Ray Benson in Mi Amigo, tex-mex purissimo e divertente con la voce di Ray a impreziosire un piccolo gioiello, ma lasceremo a voi la scoperta perché ci limiteremo a raccontarvi solo del capolavoro assoluto del disco, degna di essere menzionata come la canzone country più bella, fino ad ora, di questo 2020 ma anche degli ultimi anni. Il brano in questione è Ode to Ben Dorcy (Lovey’s Song), una canzone scritta da Waylon Jennings ma mai registrata su disco. Con il permesso della famiglia del leggendario outlaw texano l’inizio della demo originale viene messa ad introduzione del pezzo, così i due si ritrovano a cantare virtualmente assieme al loro eroe di gioventù, a cantare la storia di Ben Dorcy detto Lovey, il più anziano roadie della storia della musica americana che già dal 1950 era il preferito di artisti come Elvis Presley e Johnny Cash.
La storia dietro la canzone è che lo stesso
Dorcy avesse quel nastro e usasse suonare quel pezzo agli amici, adorava essere protagonista di una canzone di Waylon, ne era fiero e, anche se mai stato registrato, tutti lo conoscevano. Bowen e Rogers allora si sono fatti coraggio e hanno ottenuto il permesso del figlio di Jennings, Shooter che partecipa nella canzone con la sua voce, e della vedova Jessi Colter. Un brano perfetto nella sua semplicità: passione, talento e amore per la musica country e per un uomo diventato suo malgrado una leggenda. Un capolavoro che avrebbe certamente reso orgoglioso il grande Waylon e di certo bisogna fare i complimenti a Rogers e Bowen e alla produzione di Maines per un risultato incredibile. L’eredità della musica texana, del country vero può essere tramandata ai posteri con dischi come questo, una celebrazione che ne preserva sentimenti ed emozioni, un fantastico viaggio nostalgico nelle tradizioni del Texas e dei suoi personaggi. Tutto è perfetto, un lavoro di produzione incredibile e due artisti ormai consci del proprio talento e dell’importanza che riveste per la loro terra. Non si scherza qui: anche se le atmosfere sono allegre e solo alcune volte nostalgiche c’è solo grande musica di due grandissimi artisti che alle nostre latitudini consigliamo vivamente di scoprire… Buon ascolto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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