Vittorio De Sica: “La Ciociara” (1960) – di Riccardo Panzone

Quando nel 1960, Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, ispirandosi al romanzo di Alberto Moravia, “La Ciociara” pubblicato nel 1957, portano sulle scene l’omonimo film interpretato da Sophia Loren probabilmente non sanno di scoperchiare un “vaso di pandora”, pieno di episodi di barbarie e violenza, fino a quel momento, per opportunità politica, taciuto al grande pubblico. La storia del colonialismo Europeo, in accezione generale, ha le stimmate proprie, in tempo di guerra, del classico rapporto, tramandato dalla storia, tra vincitori e vinti: i vincitori sfruttano, abusano, depredano… i vinti rivestono il ruolo di vittime innocenti proprio dei popoli militarmente sconfitti. Tutti le nazioni europee che hanno una storia coloniale, dal Belgio, alla Francia, all’Olanda… passando per la Spagna, il Portogallo, l’Italia, l’Inghilterra e la Germania, oltre che vessare le popolazioni colonizzate, le hanno costrette all’arruolamento e alla costituzione di reparti scelti, addestrati alle pratiche più disumane della guerra: un “paese civile” non può mostrarsi barbaro al mondo… gli inferiori, i colonizzati, gli ingrati civilizzati, secondo la logica razzista e reazionaria del cosiddetto Occidente civilizzato che ha vessato e umiliato tanti popoli, sono costretti a prender parte alle guerre scatenate dai “paesi civilizzati” fatte di saccheggi, stupri e tutte le altre pratiche riconducibili ai crimini contro l’umanità“La Ciociara” racconta, nello specifico, delle violenze sessuali di massa perpetrate dai Goumiers, soldati coloniali di nazionalità marocchina, inquadrati nei ranghi dell’esercito Francese, nel corso della campagna di Italia: battaglioni di elitès in tempo di guerra, vere e proprie bande criminali a “piede libero” dopo l’armistizio. Sono numerose le testimonianze che il tempo ci ha tramandato e che investono quasi tutti i territori del meridione d’Italia, a partire dallo sbarco in Sicilia (I Goumiers appena sbarcati a Capizzi, vicino Messina, violentano donne e bambini) e via via, risalendo le penisola, fino all’area della Ciociaria dove, dopo il ritiro delle truppe nazi-fasciste, si sviluppa in pieno il dramma della violenza di massa. La storiografia accertata spiega il particolare accanimento delle truppe alleate verso un popolo che avrebbero dovuto liberare dal nazi-fascismo, con la determinazione dei comandi francesi nel vendicarsi, per l’aggressione, senza dichiarazione di guerra formale, da parte dell’Italia, quando il fascismo scelse di allearsi con i nazisti ed entrare in guerra, nel giugno del 1940. Ad Ausonia, decine di donne furono violentate e uccise e lo stesso capitò agli uomini che tentavano di difenderle; a S. Andrea, i Goumiers stuprarono 30 donne e due uomini mentre, addirittura, a Esperia furono violate 700 donne ( su una popolazione di 2.500) nonché il prete del paese, Don Andrea Terrilli, il quale venne legato ad un albero e stuprato per una notte intera. Questi sono alcuni episodi di una lunga lista di violenze gratuite, messe in atto da militi inquadrati in uno di quegli eserciti che avrebbe dovuto essere, in quel passaggio storico, alleato e liberatore. Ma se il “diritto di preda”, come sostenuto dalla storiografia dell’epoca, faceva parte delle consuetudini tribali di queste popolazioni mail vero quesito è: quale fu l’atteggiamento degli alti comandi francesi, dinanzi a tale barbarie? L’analisi dei fatti, operata dalla storia, ha stabilito che anche soldati del “civilissimo” esercito Francese, inseriti nei ranghi in Italia, parteciparono ad episodi di violenza. Puntuali ricerche storiografiche, inoltre, hanno accertato che i comandi Francesi offrirono nel frangente alle truppe coloniali (da sempre “ricompensate” con questa barbara modalità) la “libertà di violenza e saccheggio”, in caso di vittoria militare. In tal senso, va senz’altro citato il famoso proclama del Generale Juin ( comandante in capo dell’Armata Francese in Italia) che così recita: “Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto è promesso e mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete”Un vero e proprio editto di “nulla osta” alla violenza, in danno della popolazione civile Italiana, inchioda i comandi francesi alle loro responsabilità e, tali responsabilità, vengono confermate dal fatto che le violenze non durarono le 50 ore indicate nel proclama ma proseguirono, nel silenzio generale degli alti comandi alleati, per più di un anno ( dal luglio del 1943 all’ottobre del 1944), fino a che i Goumiers non lasciarono l’Italia per la Provenza. Una storia che meritava di essere raccontata, se non altro al fine di rendere giustizia alle migliaia di vittime dimenticate e che trova la certificazione artistica nel romanzo di Moravia e nel film di De Sica. La memoria, troppo spesso, viene soppiantata dall’oblio, smarrita nelle pieghe della storia e di una cattiva coscienza collettiva che ha trasformato la ricerca storiografica in rivendicazione politica. Il film, impreziosito dall’intepretazione di Sophia Loren e premiato con l’Oscar, con il Golden Globe e con il David di Donatello, rende memoria e giustizia alle vittime e dignità alla popolazione civile di questo nostro Paese, vittima innocente, abbandonata, dopo la guerra, alla violenza del vincitore di turno, dell’una o dell’altra fazione.

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