Vite e voti per me pari sono – di Cinzia Pagliara

Non c’è niente da fare, noi siciliani non ne possiamo fare a meno: ci piace essere messi in vendita e comprati (e non dal miglior offerente). Pippo Gennuso è solo l’ultimo in ordine di tempo nella lunga lista di politici coinvolti in inchieste giudiziarie, eppure il suo caso risulta particolarmente significativo: è l’immagine della immobilità della politica siciliana, dello stagno sempre più putrescente in cui si opera e degli effetti di una crisi economica e sociale che ha riportato la Sicilia drammaticamente indietro nel tempo. L’accusa della direzione distrettuale antimafia di Catania è di scambio politico mafioso, ovvero: voto di scambio. Praticamente la famiglia Crapula, la cosca più importate di Avola, avrebbe garantito tra i 400 e i 500 voti, con un tariffario di 50 euro a voto. Ecco, il prezzo è forse l’aspetto che più colpisce in questa bruttissima storia, quello su cui fermarsi a riflettere. Perché se la corruzione non è mai accettabile ed è il cancro del nostro Paese, può però risultare comprensibile il fascino di immense quantità di denaro, quelle che cambiano la vita, anche se solo vendendo l’anima a Mefistofele… chiunque Mefistofele sia in quel momento. Ma 50 euro sono il segno di quello che conta la gente per chi vende e chi compra… nulla. Nulla è anche quello che cambierà nelle loro vite dopo il voto, nulla se non il vincolo stabilito, nulla se non il marchio che resta tra chi si scambia “favori”, come la macchia di sangue invisibile eppure ineliminabile dalle mani della spietata Lady Macbeth. 50 euro: una vita/voto vale quanto la spesa di una settimana in un hard discount. Non so se fa più più rabbia o più male, in questa isola che ha sofferto e lottato e visto tante stragi e tanto sangue e tanto coraggio e tanta tenacia, pensare a queste vite/voti che valgono 50 euro. Chiedersi perché, e trovarsi ancora in mente le parole del film di Marco Tullio Giordana: “E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia”… Come in “I Cento Passi”,anche se i passi continuano a cancellarsi, e noi a restare immobili.

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