Virginia Tonfoni e Alessio Spataro: “Violeta – Corazón Maldito” (2017) – Francesca Spaccatini

Grazie al lavoro di Virginia Tonfoni e Alessio Spataro, ho conosciuto un uragano di donna: Violeta Parra, cantante, poetessa e pittrice cilena vissuta tra il 1917 e il 1967, autrice del pezzo sudamericano più conosciuto in Italia Gracias a la vida. Una biografia a fumetti, resa leggera dal tratto di Alessio Spataro: caricaturale, tondo e dagli spessi bordi, che è riuscito a sintetizzare e ad enfatizzare il lungo e duro lavoro di ricerca di Virginia Tonfoni. Il volume risalta subito all’occhio per la sua bicromia: nero e arancione. Una scelta non casuale questa, comprensibile solo a fine lettura. L’arancione è il colore caldo delle prime luci dell’alba, ma è anche quello del tramonto. La storia di “Violeta – Corazón Maldito” infatti inizia quando ancora non aveva un nome ed era attaccata al seno materno e termina con l’ultimo giorno di vita dell’artista che, colpita da depressione, ha deciso di suicidarsi. Un colore caldo che rispecchia in pieno l’impulsività e la passionalità di Violeta, sempre pronta a seguire l’istinto e l’amore. Il nero, invece, è quello dei duri colpi che hanno segnato la vita dell’artista: dalla morte del fratello minore Polito, a quella del padre quando lei aveva solo dodici anni, e quella più terribile della figlia Rosita Clara, che verrà celebrata in Verso por la Niña Muerta. Il volume si divide in nove capitoli, ognuno dei quali presenta in apertura il disegno di un arazzo posto sotto al titolo e, in chiusura, la citazione di alcuni versi delle canzoni di Violeta. L’artista viene descritta nel corso dei capitoli come donna libera, indomabile ed impulsiva che antepone la musica spesso ai propri figli e mariti, lontana da quell’ideale di donna borghese dell’Ottocento, addetta alla casa e alla prole. Un’esigenza, la musica, nata inizialmente come mestiere per sostenere economicamente la numerosa famiglia e divenuta poi, nel corso del tempo, ragione di vita. Violeta Parra viene ricordata soprattutto per aver intrapreso un viaggio per tutto il Cile con l’intento di recuperare e valorizzare la cultura e la tradizione cilena: “un’opera di dissotterramento del folklore”, praticata con una matita e un taccuino, e solo più tardi con un magnetofono. Questo lungo cammino di scoperta verrà poi riconosciuto anche dall’allora sindaco de La Reina, comune di Santiago del Cile, che le ha permesso nel 1965 di installare un centro culturale denominato La Carpa de La Reina, “Universidad Nacional del folclore”. Violeta ha anche viaggiato per l’Europa, e ha toccato Parigi, riuscendo ad esporre al Louvre i suoi arazzi, che definiva come canzoni dipinte”. Per questo motivo anche il volume presenta un respiro più ampio, internazionale, accenna ad alcuni fatti storici contemporanei all’artista: dalla dura dittatura “fascista” cilena di Ibañez del Campo (19271931), alla guerra civile spagnola e alla Francia del 1938, quando Pablo Neruda ricevette l’incarico di far evacuare i duemila rifugiati spagnoli, tra i quali Alexandre Campos Ramìrez, inventore del calcio balilla e protagonista del precedente lavoro di Alessio Spataro “Biliardino”. Un’opera quindi, che attraverso la biografia di un’artista, riesce ad essere manifesto e portatore di specifici valori politici e sociali. Virginia Tonfoni: collaboratrice di Alias, supplemento culturale de Il Manifesto, dove si occupa principalmente di graphic novel, insegna spagnolo a Livorno in una scuola pubblica. Alessio Spataro antifascista fiero (in un contesto normale non ci sarebbe bisogno di sottolinearlo) fumettista e disegnatore satirico, ha collaborato con molte testate giornalistiche tra cui: Cuore, Frigidaire, Il Male di Vauro e Vincino… ha pubblicato numerosi libri tra cui ricordiamo “La Ministronza”, “Papa Nazingher” e “Biliardino”.

Virginia Tonfoni e Alessio Spataro: “Violeta” (Bao Publishing 2017 – 136 pagine).

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