“Vinyl”: la TV salva il rock dei Settanta – di Claudio Trezzani

Chi ha visitato New York e ha una passione per gli anni 70 e la musica rock, seguendo in TV l’acclamata serie “Vinyl” avrà avuto dei deja-vu e dei flashback degni di un film di Tony Scott.
Anche il non essere “lì e in quel momento” rivedendo puntate registrate, non sentirne l’odore, le scariche elettriche e l’eccitazione dello starci in mezzo in diretta sprigiona comunque una notevole emozione.
Qualcuno che invece c’era ha avuto la fortuna, il buon cuore e il talento per raccontarcelo, mettendo insieme il racconto delle straordinarie performances mandate in onda; romanzando il tutto, fino all’invenzione di personaggi inesistenti e l’adattamento al copione di quelli veri. Le visioni sono comunque impareggiabili e smuovono tutti i nostri sensi. Robert Plant e Peter Grant prima del Madison Square Garden, Ziggy Stardust prima che mollasse, l’odore di fumo e il claustrofobico palco del Max’s Kansas City mentre Lou Reed ragazzino faceva a spallate per diventare il “futuro del rock and roll” e Andy Warhol decideva cosa fosse di tendenza e cosa no. La voce narrante ci conduce in un viaggio che passa per i bar di lusso pieni di droga e groupies dell’Upper East Side e arriva diretto al cuore del Lower East Side, di Soho e del Village. Ci sono stati film che hanno cercato di coglierne l’essenza, lo spirito, ma spesso hanno banalizzato l’importanza che la musica ebbe per quelle strade per quei bar per quei giovani, ancora più della droga che pure non era solo sfondo, anzi. Martin Scorsese ha colto tutto lo scibile e anche di più; e gli attori scelti sono il fiore all’occhiello della produzione… protagonista Bobby Cannavale e il suo personaggio così reale che sembra vero. Camminando per le strade di New York ti ritrovi davanti al Cafè Wha? e rimani pietrificato davanti al viso porpora di Jimi Hendrix e all’elenco sterminato di artisti che sono passati di lì; immagini, sognando ad occhi aperti in quel caos vitale, il Greenwich Village… ma solo grazie a Scorsese il sogno diventa “vero” e scorre magistralmente sullo schermo. Purtroppo oggi molti luoghi che furono teatro di tutto questo non ci sono più: il CBGB è diventato un negozio di vestiti alla moda… neanche una targa a ricordo dei Ramones e i Police  filmati d’epoca buoni per la memoria. “Vinyl” ci ricorda insomma che tutto questo è accaduto davvero…
e quando ascoltiamo “Live at Max’s Kansas City” dei Velvet Underground, possiamo sederci comodi al bar con Andy Warhol e sussurrargli “bravino quel ragazzo con la voce strana vero?”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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