Viaggionelpaesaggio

“Questo è per me il paesaggio che mi circonda: conoscere dentro. Non solo quello che ho davanti agli occhi ma quello che sta accadendo su questo foglio. Sono a Vasto ma potrei essere in qualunque posto. Anche i miei disegni sono qualunque altro posto. L’inchiostro mischia il conosciuto con lo sconosciuto, il visibile con l’invisibile, l’oggettivo con il soggettivo, la percezione con la memoria, la realtà con il sogno. Insomma, tutta la cultura che trasuda e mi gira intorno. Un continuo vagare tra dentro e fuori, un viaggio tra le campagne che vedo intorno e quelle che immagino dentro. Vasto è morte e resurrezione del paesaggio”.

(dal taccuino di viaggio di Marco Ercolano – pittore)

1

Nella nostra epoca così fortemente caratterizzata dal progresso tecnologico, la realtà virtuale e la misurazione totale del mondo alterano la percezione spaziale dei luoghi e ci immettono in un mondo che, più che vissuto, è descritto… esiste solo in virtù di tale descrizione.

Mutando il rapporto con lo spazio, anche l’unità della natura perde i suoi connotati specifici e l’antica idea di paesaggio arranca di fronte alla civiltà tecnologica e globalizzata.

La crisi profonda dell’uomo contemporaneo e la sua perdita d’identità e percezione dello spazio, sono motivazioni essenziali che ci impegnano, come donne e uomini, ad una profonda riflessione volta a ridefinire il nostro spazio, il nostro corpo, la nostra mente.

2

Questo impegno necessario non può essere volto alla creazione di sistemi ed improbabili nuove invenzioni ma deve tendere necessariamente alla riscoperta di valori già ben presenti nel nostro ambiente, in noi stessi, nella natura circostante, sincretizzandoli ad un luogo mentale ampio, capace di accogliere l’immaginazione individuale.

3

Questo è un dialogo. Uno scambio tra chi scrive e Marco Ercolano – pittore vastese dal corpo d’uomo “sofferente” e dal cervello di bambino curioso e “visionario”. Discutevamo sul come mettere insieme questi nostri momenti di meravigliosa percezione, utilizzando due azioni specifiche dell’artista – delle tavole litografiche ed un taccuino di viaggio che l’uomo bambino aveva appena partorito. Davanti a noi, su fogli gialli, splendidi scorci della nostra Terra e il prezioso taccuino, gravido di schizzi, appunti e pagine vuote “per lasciare spazio ad ogni viaggiatore di disegnare ed appuntare quello che vede e sente e cerca, almeno in parte, di rispondere a delle domande che  suonano vagamente inquietanti: 

è ancora possibile il paesaggio nell’epoca contemporanea?

E la Natura è forse una cosa del passato?”

4

Tutto ciò che è visto da lontano è quasi sempre bello ma di tanto in tanto bisogna pure avvicinarvisi. Le tavole litografiche ed il taccuino che compongono questo lavoro (che nessuno ha ritenuto interessante pubblicare) possono essere sia oggetto da rimirare sulle pareti della propria casa o dei propri spazi vitali e sia un invito al viaggio, inteso come attraversamento fisico dei luoghi, recupero della forza di gravità, rapporto diretto con l’ambiente naturale, esplorazione e ricognizione del paesaggio.

“Il viaggiatore” che s’avventura per le campagne che declinano verso il mare ha la possibilità di vivere non dieci ma centinaia di queste tavole e arricchire il proprio bagaglio interiore di osservazioni, ipotesi e verifiche sorprendenti. L’esperienza compiuta di un viaggio in forma di passeggiata tra i sentieri del nostro territorio potrebbe aiutarci ad abitare ancora e meglio il mondo.

5

Del resto, quasi sempre, il viaggio nasconde il bisogno di fuga e arricchimento. Quando Johann Wolfgang Goethe intraprese  il suo viaggio in Italia lo fece sulla base di questa duplice necessità. Il lavoro di ministro del Granducato di Weimar soffocava la sua creatività e, all’improvviso, sentì la necessità di “cambiar pelle”. L’Italia, culla della cultura mediterranea, era sempre stata il suo sogno. Tuffandosi in quell’ambiente classico sperava di poter rinascere. Preparò il viaggio di nascosto e una notte di settembre partì senza salutare nessuno. Viaggiò sulla nostra penisola e da questa sua esperienza di viaggiatore Goethe trasse linfa per scrivere il suo Viaggio in Italia, summa delle sue esperienze italiane tra gli anni 1786 e 1788, prodotto geniale dell’autore del Faust che dopo quarant’anni riesuma, riordina, riscrive i suoi diari per ricavarne materiale autobiografico, confezionando  un prodotto letterario a posteriori, strano ma affascinante, scritto col senno di poi e che mantiene la freschezza della vitalità giovanile e del “bambino” che portò come bagagli nei suoi lunghi spostamenti: un vero e proprio taccuino di viaggio che dona alla materia del “Grand Tourla vibrante tensione della prosa d’autore. E che dire del taccuino di viaggio di William Blake contenente appunti, poesie, disegni che Dante Gabriel Rossetti acquistò nel 1847 e che divenne la principale fonte d’ispirazione della Confraternita Preraffaellita.

6

Quindi è proprio il taccuino di viaggio, strumento condiviso da tanti altri ”illustri viaggiatori”,  ad ispirare e completare il nostro lavoro di viaggiatori, proponendosi come spazio sul quale proiettare le molteplici espressioni dell’immaginario individuale; come luogo del fare, del costruire le diverse, possibili modalità del paesaggio, annotando e disegnando per dare forma al mondo interiore; e vita al “bambino” che ci portiamo dentro.

Tutto ciò detto non ci resta che augurarvi Buon Viaggio……..
 
Magazzini Inesistenti

7

8

9

illustrazioni: Marco Ercolano © Tutti i diritti riservati

 

Letture consigliate:

Johann Wolfgang Goethe
Viaggio in Italia
“I Meridiani”
Arnoldo Mondatori Editore

2 pensieri riguardo “Viaggionelpaesaggio

  • ottobre 31, 2014 in 2:10 pm
    Permalink

    Da quanto tempo non ci sentiamo in sintonia con la Natura?
    Usciamo dai nostri cubicoli di cemento, incoscienti del fatto che, urbano o rurale che sia, stiamo attraversando un paesaggio. Talvolta non ci accorgiamo della natura; la pensiamo tutta uguale e immutabile. Mentre questa, impercettibilmente, questa cambia. Le stagioni non sono sempre le stesse. I fiori sono diversi. Nella lunga fila di tigli della mia via ce ne è uno che mette le gemme e perde le foglie prima degli altri. Un altro vecchio albero si è abbattuto sotto la forza violenta del vento di primavera. Adesso giace lì, come un vecchio dormiente. Nessuno lo ha rimosso e a volte dei ragazzi lo usano come sedile per le loro lunghe chiacchierate. Alcuni nidi sono stati abbandonati.
    Tutti i giorni, se volessimo, potrebbero essere un viaggio. Sul taccuino potremmo annotare i cambiamenti di un giardino, di un quartiere, di un bosco….come memoria di un luogo
    La vita stessa è un viaggio. Si nasce, si cresce (e non solo fisicamente). Si avanza sul nostro personalissimo percorso per conoscerci meglio e migliorarci, perché il concetto di viaggio presuppone che all’arrivo non si sia più gli stessi di quando si era partiti.

    Risposta
  • ottobre 31, 2014 in 4:16 pm
    Permalink

    … Viaggiare, viaggiatore. Verbo e aggettivo a me cari. Viaggiare, motivo di fuga ed arricchimento senza dubbio. Viaggiare attraverso terre e luoghi sconosciuti colmando quella voglia di conoscenza e di bellezza che emoziona . Viaggiare, non solo fisicamente, ma anche con i nostri sensi. Anche i luoghi a noi vicini hanno tanto da raccontarci. Le nostre radici, il passato e gli invitabili cambiamenti. Protagonista assoluta è la natura, che più di chiunque altro è portavoce di tutto questo. Noi siamo parte di questo fantastico viaggio che è la vita perciò fermiamoci ed osserviamo, ascoltiamo. Anche il silenzio ha voce.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *