Viaggiatori sempre e comunque – di Patrizia Orlando

In un pomeriggio uguale a tanti tra le solite scartoffie con il telefono che suona di continuo e le ultime disposizioni di legge da interpretare, la mia mente divaga, lo desidera, lo pretende. Tira una brutta aria, da qualsiasi prospettiva la si guardi la situazione è scolorita. Ogni giorno la fine del mondo.
La mia mente divaga, lo desidera, lo pretende. Ha voglia di leggerezza, di pensieri privi di macchie, chiari e cangianti, dove trovare rifugio e respirare. Vorrei partire, così come facevo anni fa, con l’incoscienza della giovinezza, con una piccola valigia ma tanto spazio per accumulare emozioni e sensazioni.
Il ricordo del primo viaggio è ancora indelebile, dall’altra parte del mondo mi attendeva un nuovo continente. Arrivai in Canada dopo quasi 16 ore di volo. Tra cambi vari e attese in aeroporti, il fuso orario non mi pesò se non per la strana sensazione di chiamare casa e sapere che là era notte fonda e io ero nel pieno di un pomeriggio assolato. Sbarcai dal terzo aereo con gli occhi spalancati e il cuore che batteva forte, senza fiato per lo straordinario che mi si parò innanzi… spazi infiniti.
Cominciai a respirare come mai mi era successo prima e da quell’istante il vero viaggio ebbe inizio. Emozioni e sensazioni a iosa, flora e fauna a gogo. Laghi, fiumi, ghiacciai, cascate… acqua, tanta acqua – il mio elemento preferito – colori e profumi a volontà… sì ero a casa.  Tutto si fuse, cielo e terra, spirito e materia. Che dire dei viaggi successivi. Potrei descrivere l’emozione nel sorvolare il Grand Canyon, con una lacrimuccia a testimoniare il mio stato d’animo quando lassù potei ammirare la natura nella sua forma più spontanea, così come deve essere; ringraziando Dio per l’opportunità di poterlo sentire così vicino, di ritrovarlo in quei fotogrammi di vita, in quei colori.
Potrei testimoniare l’entusiasmo provato nell’attraversare i grandi parchi dell’ovest americano dove, respirare la terra rossa della Monument Valley con i suoi tramonti e perdersi nei sorrisi dei bambini Navajo è stato determinante. Potrei ripetere le storie e le leggende di quei luoghi come quella del Kokopelli, spirito guida e cantastorie di favole, la cui figura intarsiata nel legno mi è stata venduta per 40 $, cifra non da poco.  L’anziana Signora era sorridente, esprimeva pace. O magari era un sorriso ironico a spese della turista viso pallido che con fare umile e rispettoso le si avvicinò? Non lo saprò mai, non importa. Amo troppo questo popolo e le sue tradizioni per sentirmi offesa, anzi, patisco con loro ogni singolo affronto subìto da parte di questo nostro occidente egocentrico.

patrizia orlando viaggi                 Illustrazione: James Elliot Bama ©Tutti i diritti riservati

E’ tempo di ripartire, la strada ci porta fino al Pacifico e alla sua San Francisco, città armoniosa che ci accoglie al meglio. Perfino la nebbia che dalla baia sale e di solito nasconde l’isola di Alcatraz si dirada. Buon segno per la nostra viaggiatrice? Chissà. Indimenticabili la Death Valley, la foresta pietrificata, il Nevada con la sua folle Las Vegas ed i Mormoni dello UtahOn the road da sempre, con i mezzi più disparati, con la stessa finalità per ogni meta: conoscenza, confronto, curiosità e arricchimento.
Sono d’accordo con chi disse: “Percorrere le strade del mondo, aver toccato con mano mondi lontani e conosciuto genti diverse per storia, tradizioni e abitudini, è occasione unica di riportarsi a casa un prezioso patrimonio di conoscenza, in grado di allargare i propri orizzonti e arricchire di nuovi spunti il proprio essere persona” (Alex Bertani – Marcopolo 1999).

Il mio viaggiare mi portò a percorrere le strade della vecchia Europa, fino a scoprire le sue isole più lontane e i suoi fiordi più profondi. Solcare mari fino a raggiungere le isole greche con lo spirito di un Ulisse moderno, risalire il Bosforo e sfociare dove Europa e Asia si abbracciano. Sbarcare da mamma Africa, là dove tutto ebbe inizio e oggi sembra finire. Tutto questo mi ha fatto bene al cuore. E ora, cara vecchia Terra, tu continuerai a girare incurante di quanto sta succedendo. Ti hanno umiliata spesso ma tu, apparentemente indifferente, continui il tuo moto perpetuo… e io sono con te, ormai viaggiatrice che vive – perlopiù dentro se stessa – un viaggio continuativo e totale.
Le pantofole sono pronte, eccomi qui tra le mia mura con la mente che divaga, lo desidera, lo pretende.

Buon viaggio a tutti, viaggiatori totali e non.

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Carlos Nakai – EARTH SPIRIT 1/5

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