“Veri e finti Punk” – di Andreas Finottis

Ciò che ha fatto sparire lo spirito punk è stato l’aderire alle regole di chi si considera un punk, dimenticando che il punk vero è nella rabbia e nell’imprevedibilità assoluta fuori dalle regole. Da quando imperversa l’abitudine di calarsi dentro uno stile definito è finito lo spirito originale, lasciando sola l’estetica, priva di un autentico messaggio. Magari chi percorre questa strada ci crede davvero – mi risultano pure simpatici – ma la divisa e il dogma come soli compagni di strada, generalmente non portano a nulla di buono. Il messaggio Punk si era già smarrito negli anni 80. Già da allora – volendo fare un confronto con la prima fase del movimento – anche solo esteticamente, si notava la differenza. Agli albori gli adepti risultavano imprevedibili – dalla giacca e cravatta ai vestiti stracciati – ma con il passare del tempo, segnato dalla ventata edonistica imperante degli anni 80 e 90, si preferì aderire a meri cliché, diventando fatalmente scontati e smarrendo la sostanza del messaggio. Finita la prima spinta rivoltosa e la voglia pazza di infrangere le regole, prevale insomma la moda, ingabbiata e manovrata dai mass-media. Fatalmente mi vengono in mente  GG Allin e Wendy O Williams, veri punk estremi, pieni di energia e senza compromessi; sopravvissuti dopo la prima fase… anche tutta la new wave più innovativa; anche John Lydon (ex Johnny Rotten) formando i Pil è diventato più punk di prima, uscendo dal prevedibile e inoltrandosi nell’imprevedibile, percorrendo così sempre nuove strade. Il vero spirito punk era sorto dal garage punk degli anni 60 nelle cantine, più energetico e selvaggio che mai, figlio dei precursori Velvet Underground, MC5 e Stooges, creando così un’onda che deflagrò nel 1974, favorendo la nascita di gruppi come i Ramones, o gli australiani Radio Birdman o ancora artisti come Patti Smith. Nel 1975 nascono i Sex Pistols, creature del manager Malcolm McLaren e della sua compagna stilista Vivienne Westwood. Creati a scopo commerciale per vendere oltre ai dischi anche l’abbigliamento collegato alla moda che proponevano. Nonostante ciò i Sex Pistols sono stati indubbiamente essenziali per dare visibilità al movimento e per diffondere un atteggiamento punk.  Se ne strafottevano delle regole, non gliene importava un cazzo del pubblico, erano veramente devastanti per quei tempi… come affermava ammirato anche Joe Strummer dei Clash. Provenienti davvero dalla strada, riuscirono a sferrare un doveroso calcio in culo alla musica del periodo, piena di rockstar gonfie di soldi dei megaconcerti, viaggianti solo con aerei privati, chiusi in ville con piscina tra stupefacenti e ragazze facili. Il cercare di evolvere e cambiare continuamente ha fatto sfociare il lato più creativo del movimento nella new wave, mentre altri, sia pur simpatici e validi, sono rimasti personaggi fumettistici. La musica di altri ancora, come i Ramones o i Motorhead, rimasti coerenti dentro un proprio stile personale divenuto poi come un marchio di fabbrica, continuano a mietere consensi. Tutti gli altri, quelli che si sono adattati alla musica punk dall’inizio degli anni 80 in poi, non hanno avuto né la stessa originalità dei gruppi che li precedevano e né quella dei rari fenomeni loro contemporanei e a loro successivi. Fingersi trasgressivi quindi non è una soluzione. Quelli dall’intimo reazionario, coi jeans strappati, i piercing&tatuaggi e altri feticci di stampo meramente estetico… solo tentano di nascondere il loro vuoto culturale e l’incapacità di cogliere la vera essenza del movimento punk. Se dovessi citare un esempio di cosa è il vero punk penserei a un albero. Il pino – dico veramente –  il pino è un punk vero. Il pino cresce come vuole, le radici si espandono in superficie rompendo i marciapiedi e le strade, facendo inciampare le gente o costringendola a rallentare nel traffico impazzito e senza destinazione. Come foglie gli aculei pungenti. Come frutto la pigna… che ti pungi se vuoi prenderla sul pino… e quando è ben matura la molla giù in testa a chi passa sotto. Per mangiare un pinolo devi guadagnartelo togliendo il seme dalla pigna e poi schiacciando il seme con un pietra, stando sempre accorto… ché si rischia di schiacciarsi un dito. Le radici, gli aculei e le pigne in testa sono un punk trasgressivo, che però sviluppa anche un discorso costruttivo, richiamando al rispetto della natura e ricordando il predominio della natura sulla presunzione dell’uomo… in più con i pinoli insegna a guadagnarsi le cose muovendo le chiappeUn vero esempio intelligente da seguire.

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4 pensieri riguardo ““Veri e finti Punk” – di Andreas Finottis

  • Dicembre 6, 2014 in 1:44 pm
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    Bellissimo il paragone con il Pino!!! geniale.

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  • Dicembre 6, 2014 in 7:14 pm
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    Bellissima visione di quello che è stato il punk e di cosa vuol dire vivere da punk. Sono d’accordo con Silvia sul paragone con il Pino, originale e azzeccato!

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  • Dicembre 9, 2014 in 8:21 am
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    Sono d’accordo con te. Purtroppo non solo il punk, ma altri movimenti sono stati mercificati e svuotati dei loro contenuti, facendoli diventare pura immagine estetica e modaiola.

    Risposta
  • Maggio 14, 2015 in 3:21 pm
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    …..Fingersi trasgressivi quindi non è una soluzione. Quelli dall’intimo reazionario, coi jeans strappati, i piercing&tatuaggi e altri feticci di stampo meramente estetico… solo tentano di nascondere il loro vuoto culturale e l’incapacità di cogliere la vera essenza del movimento punk……
    Bello non l’avev0 letto….
    Allora ti posso dire che lo scontro generazionale con il movimento punk ce l’hai quando tua figlia quattordicenne con aria molto melliflua ti dice.”….ma come starei con la cresta?” …dopo anni di tentativi per farsi allungare i capelli e io ….”boh” se ti piace a te….tanto lo faresti anche senza dirmelo vai….e fattelo poi te la tieni….e cosi’ via e via pircing e poi tatuaggio…
    Poi tutto rientra nella normalità…se cosi’ si puo’ dire almeno per me e non vi risparmio i commenti sarcastici degli altri genitori…..che non permettono ai loro figli di esprimersi a loro modo nei tempi giusti e poi si ritrovano….a dei vegetali incollati alla play o alle “balle” televisive di ogni genere.
    Io posso solo dire che il Punk mi piaceva….ora è un po’ fuorimoda —-ma cmq se uno ci crede
    PERCHE’ NO?????

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