“vegani vs onnivori” – di Cinzia Farina

Nella tendenza odierna alla polarizzazione più o meno aggressiva delle opinioni intorno a fenomeni o fatti della contemporaneità, spicca quella vegani/onnivori. Con un’intensità “combattente” sicuramente degna di miglior causa. Una delle tante guerre tra poveri, magari (non) create ad arte ma certamente incentivate dal mainstream, funzionali a distogliere l’attenzione dai veri problemi, anzi dalla vera radice dei problemi. Armi di distrazione di massa. Come sempre. In questi giorni sta spopolando sul web il link a un articolo firmato Matteo Lenardon (l’ennesimo del genere nello scontro in atto), il quale intende smascherare nientemeno che il fallimento di eticità nella vita del vegano. “Svelando” l’impatto devastante sull’ambiente e sulle popolazioni interessate di coltivazioni come quinoa, soia, anacardi, mandorle e avocado, importanti in quella dieta. Ovviamente nella facilità dei social lo spazio dei commenti, diventa un terreno di scontro in cui parole pesanti rimbalzano di post in post facendosi valanghe di odio. Stupidità e fanatismo esistono e non sono patrimonio esclusivo di alcuno schieramento ideologico, religioso o, diciamo così, filosofico-esistenziale. Non merita dunque questione, come si vede accadere, se sia di volta in volta il vegano stupidamente fanatico e aggressivo o lo sia l’onnivoro. Passiamo oltre. I vegani fanno una scelta, come la fanno gli onnivori. Punto. I primi però sono una minoranza. Come accade a ogni minoranza già al suo semplice porsi, dà fastidio innanzitutto perché disturba la tranquillità dell’omologazione, rispetto alla quale risulta quando sospetta, quando incomprensibile o folle: in ogni caso sempre indigeribili e pestilenziali. Attentatori dell’ordine e degli interessi costituiti. A parte il tono acido e saccente, l’articolo in questione appare dichiaratamente tendenzioso fin dalle prime parole. Strumentalmente in malafede e mistificatorio in quanto attribuisce ai vegani  una mancanza di etica che nulla ha a che fare con la loro (eticissima) scelta ma che deriva invece dall’organizzazione dominante della produzione e del lavoro. In altri termini, utilizzando dati reali, il Lenardon intende scaricare sui vegani (sta qui la malafede e sul perché ognuno tiri le sue conclusioni) una mancanza di etica che non è settoriale ma è sistemica. Propria cioè dell’intero sistema di produzione e organizzazione del lavoro capitalistico basato sullo sfruttamento indiscriminato, generatore di superprofitti, di persone e risorse del pianeta. Evitando di soffermarci (per non entrare nel merito della contrapposizione delle scelte) sull’impatto, fortissimo e ormai noto, dell’allevamento quanto a deforestazione, emissioni, consumo d’acquainquinamento delle falde e dei mari…basti semplicemente sottolineare che all’interno di questo sistema capitalistico, tutto ciò che TUTTI consumiamo, ogni cosa di cui ci circondiamo, dal cibo all’abbigliamento alla salute al divertimento alla tecnologia, riposa placidamente su montagne di abusi e ingiustizia, di miseria dolore e sangue. Il Sud del mondo, a partire dall’Amazzonia, è stato devastato già molto tempo fa dai vari McDonald, CocaCola, Benetton, Monsanto e compagnia bella, con corollari di assassini di indigeni e oppositori. L’assenza di etica sta qui. Sta nella ferocia di un sistema che si pensa possa continuare ad autoalimentarsi all’infinito in questo modo. Etico sarebbe, per chi capitalista non è, anziché polemizzare a vuoto e odiarsi a vicenda (che si fa solo l’interesse del sistema capitalistico di cui sopra) unire le forze e provare a cambiare musica. Fosse solo riuscire a guardare in faccia la realtà rigettando ogni mistificazione. Qualche precisazione per chiudere. Vale la pena ricordare che uno dei cardini della filosofia vegana, che si pone come ideale sociale e politico fondato sul rispetto di tutti gli esseri viventi e della Terra e dunque in opposizione a qualsiasi sfruttamento, è l’idea del cibo a km zero. I vegani si nutrono in abbondanza di tutto ciò che offre la cucina mediterranea e non soltanto di soia, anacardi e avocado. Prodotti già “di moda” (creare mode e bisogni per consumi sempre nuovi è l’anima del sistema) ben prima della diffusione del veganesimo che, peraltro, rimane ancora fenomeno di minoranza. Infine, la quinoa la producono pure in Italia e… la sottoscritta, pur ritenendo i vegani un passo avanti, è, giusto per saperlo, ancora onnivora… 

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