“Variazioni Goldberg” e altre meraviglie: intervista con Elisabetta Guglielmin – di Mr. Hyde

Secondo il racconto di Johann Nikolaus Forkel musicista e autore della prima monografia dedicata a J.S. Bach, fu il conte Hermann Carl von Keyserling a chiedere al compositore di scrivere  alcuni pezzi da far suonare al giovane cembalista Johann Gottlieb Goldberg di Kònigsberg, ospitato dal conte nella stanza attigua alla propria. Nei desideri del nobiluomo i pezzi avrebbero dovuto essere “insieme delicati e spiritosi, così da poter distrarre le sue notti insonni”Queste sarebbero le circostanze in cui è nata ”Aria con diverse Variazioni per Clavicymbel a due manuali” di Johann Sebastian Bach. Tale nascita viene datata tra il 1741 e il 1745 e su questa data e sulle circostanze precedentemente descritte sono state fatte diverse ipotesi, oggetto, come sempre succede, di sterili discussioni, per altro totalmente ininfluenti sul nostro giudizio circa il valore dell’Opera. E’ invece innegabile il fatto che “queste Variazioni divennero modelli assoluti dell’arte” come scrive Piero Buscaroli (1) ed oggetto di estremo interesse e studio da parte di musicologi e musicisti fino ai giorni nostri. Quasi tre secoli dopo, la talentuosa e sensibile Elisabetta Guglielmin ne propone una sua interpretazione per OnClassical e nel 2018 vengono pubblicate le “Variazioni Goldberg e Aria Variata alla maniera italiana di J. S. Bach”, distribuito da Naxos Usa. La mia impressione personale in seguito ad un attento ascolto è che la clavicembalista esegue ed interpreta con grazia ed eleganza l’intera opera, coerentemente con la definizione del conte che voleva, appunto, questi componimenti, “delicati e spiritosi”, tali da distrarlo dal suo malore durante il buio della notte e, nonostante la complessità delle evoluzioni compositive di Bach, impegnato a spingere fino al limite tutte o quasi le combinazioni melodiche e ritmiche sui binari di una base armonica prefissata, Elisabetta rende tutto con piacevole semplicità e con leggerezza, pur manifestando le sue innegabili doti tecniche e l’estrema padronanza dello strumento. Con il pretesto di parlare dei suoi lavori discografici abbiamo incontrato la musicista per sapere di più sulla sua vita artistica, sui suoi progetti ed altre curiosità…
Com’è stato  il tuo approccio con le Variazioni Goldberg?
Diciamo che inizialmente è avvenuto quasi per caso. Sin da piccola ho amato e sentito particolarmente vicina la musica di Johann Sebastian Bach, e questa familiarità me la faceva sembrare “facile” da eseguire. Tutto è cominciato quando ricevetti in regalo da un’ amica l’ellepi dell’ultima registrazione di Glenn Gould che, posso dirlo forte, fu il  primo stimolo che fece nascere in me il desiderio  di studiare le Variazioni. Così iniziai a farlo il primo anno di tirocinio dopo il diploma di pianoforte, rendendomi subito conto della difficoltà del pezzo. Sicuramente all’epoca pensavo di studiarle e suonarle solo per me, nel silenzio della mia stanza… In seguito, diventata allieva del Maestro Kenneth Gilbert al Mozarteum di Salisburgo, ebbi la fortuna di studiarle e suonarle per lui.
Riguardo a Glenn Gould cosa ne pensi dell’idea di eseguirle al pianoforte?
Eh… sono stati sprecati fiumi di parole su questo punto… io penso che la musica di Johann Sebastian sia molto versatile, la sua natura e la sua scrittura vanno al di là della scelta timbrica di uno strumento, basti pensare all’Arte della Fuga che non ha destinazione strumentale… in ogni caso amo Johann Sebastian Bach anche suonato al pianoforte, pur preferendo suonare le Variazioni al clavicembalo. Dobbiamo sicuramente a Glenn Gould il merito di averle avvicinate e divulgate anche ad un pubblico non per forza legato alla musica classica, creando un’ulteriore leggenda sul pezzo e su questa registrazione quasi costruita a tavolino.
Cosa ne pensi della versione di Keith Jarrett, musicista che ha oscillato fra Jazz e musica classica ottenendo risultati eccezionali  su due fronti tutto sommato, abbastanza  lontani?
Ti rispondo con un ricordo che riguarda il mio Maestro Gilbert, al quale un giorno un’allieva alla Chigiana pose la stessa domanda. Ricordo ancora come si illuminarono i suoi occhi grigio-azzurri… alzò la testa e le rispose: “Bisogna avere sempre il rispetto più grande per le persone che si avvicinano a queste composizioni , le suonano in pubblico e decidono di registrarle… in ogni caso devo dirle che si tratta di una registrazione di grande rispetto, eleganza e senza colpi di testa o scelte arbitrarie…” ecco… diciamo che la risposta che diede era anche la stessa che avevo in mente io…
Rigore filologico, abbandono emotivo: in quale misura ti hanno influenzato nell’interpretazione di queste opere?
Hai detto bene, rigore filologico, che si riassume con una conoscenza il più possibile totale delle prassi in uso, ma l’idea è quella di non rimanerci “imprigionati”, ancora una volta viene in aiuto una frase che Gilbert amava particolarmente e ripeteva spesso “Più sai… più sei libero di esprimere te stesso” : aggiungerei, anche se è sottinteso, nel rispetto della musica scritta. Certo mi ha aiutato molto l’idea di entrare in comunione con un capolavoro scritto quasi 300 anni fa e di rifarlo fluire come se lo stessi creando io per conto di Johann Sebastian
Sono evidenti la tua ammirazione e il rispetto verso Kennet Gilbert, del quale sei stata allieva dicevi, nei quattro anni di frequenza dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena e per altri quattro all’Universität Mozarteum fino al Diploma d’Onore e la borsa di studio “Emma Contestabile”… ma c’è anche un affetto particolare per il tuo maestro…
Certo, è stato il Maestro dei Maestri. Una cura, una conoscenza incredibile di tutti i repertori e una capacità di ottenere il meglio da ogni allievo. Ricordo anche con grande piacere le cene il giorno prima delle mie lezioni a Salisburgo, dove mi parlava di qualsiasi argomento. Mi mancano molto le sue lezioni, ma anche solo i suoi messaggi Skype, le telefonate… ora una grave malattia lo ha praticamente allontanato da tutto ciò…
Nel 2017 viene registrata da te e pubblicata l’Opera completa per Clavicembalo di Elisabeth Jacquet de la Guerre per OnClassical (Album der Woche Wdr 3, recensita con 4 e 5 stelle da MusicVoice, Wdr 3, BBC Music Magazine, selezionata tra le migliori uscite del 2017 da Audiophile Essential-Highresaudio, scelto e radiotrasmesso da Rete 2 della RSI, Wdr 3, iHeart Radio New York, BBC 3 Breakfast, Primo Movimento Rai RadioTre. Un trionfo. Una scelta vincente. Cosa ti ha spinto a scegliere questa compositrice e quest’opera?
Diciamo che io, oltre che per amore della musica di Johann Sebastian Bach, mi sono avvicinata al clavicembalo anche per un grandissimo interesse verso la musica francese del 1600/1700… per questo ho anche scelto di andare a studiare con Kenneth Gilbert, che ne è il più grande interprete e studioso. Con lui ho studiato e approfondito tutti i grandi Maestri, da Louis Couperin a J. P. Rameau, François Couperin, J. H. D’Anglebert e molti altri…Non avevo ancora approfondito Élisabeth Claude Jacquet de la Guerre… così, quando mi è stata proposta la registrazione di un disco, ho pensato che fosse il momento giusto. Mi ha aiutato moltissimo lo studio dei suoi predecessori e coevi, e poi questa strana coincidenza del nome, della data di nascita (è nata 300 anni giusti prima di me) e, inoltre, l’unica copia della prima stampa è conservata al Conservatorio di Venezia, che considero un po’ la mia città.
Allora, ti trovi meglio tra le folate di vento passionale della Jacquet de la Guerre o le articolate e matematiche trame di Bach?
Domanda da un milione di dollari! Devo dire che mi trovo a mio agio con la musica di Johann Sebastian Bach, ma devo anche dire che quando ho iniziato a studiare la mia omonima ho avuto come la sensazione che avesse scritto la musica proprio per me, scorreva in maniera “discorsiva” proprio come se volessi raccontare una storia scritta 300 anni  prima…
Hai tenuto numerosi concerti sia in ensemble barocchi che in recital in prestigiose sale in Europa e negli Stati Uniti:  ne ricordi qualcuno con più piacere?
Beh, domanda difficile, anche perché in generale, amando molto esibirmi in pubblico, devo dire che ho solo bellissimi ricordi… certo, uno dei concerti che ricordo con piacere fu quello che feci per il BachFestLeipzig nel 1999,dopo una Masterclass di Andreas Staier… nel pubblico c’era Ton Koopmann e il programma era dedicato alle partite n. 1, 3 e 6 di Johann Sebastian Bach… al termine del concerto il Maestro Koopmann venne da me per farmi i complimenti, donandomi una rosa rossa che portai subito a la tomba di Johann Sebastian alla Thomas Kirche.
Puoi parlarci dei tuoi ultimi progetti?
Tra gli ultimi progetti, fresca fresca, il 2 luglio mi attende una registrazione per OnClassical, grazie al prezioso aiuto e sostegno di Alessandro Simonetto, di uno, due dischi dedicati alle sonate di Domenico Scarlatti, concerti previsti sia per presentare “Jacquet de la Guerre” che le “Variazioni Goldberg”… e poi finalmente dal prossimo Anno Accademico da Settembre 2018 insegnerò al Triennio e per le Master di Clavicembalo e tastiere storiche presso l’Accademia Aimart di Roma, voluta e creata da Edda Silvestri, ex straordinaria direttrice del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Acqua in bocca ( per scaramanzia) per un invito ad uno dei più prestigiosi festival di Musica Antica per il 2019…
Termina qui, con la promessa di rivederci, la mia chiacchierata con Elisabetta. Le auguro in bocca al lupo ringraziandola per la sua disponibilità, la semplicità e lo spirito intelligente con cui mi ha raccontato di sé e del suo universo musicale.

(1) Piero Buscaroli (Imola 1930-Bologna 2015) giornalista, scrittore e storico della musica autore di monografie su Bach e Beethoven

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