“Vanished Gardens”: i Giardini Svaniti di Charles & Lucinda – di Maurizio Garatti

È già passato quasi un anno dall’uscita di “Vanished Gardens”, questo incredibile Album, frutto della inusuale collaborazione tra Charles Lloyd e Lucinda Williams, e i rumours ancora non si sono quietati. I media hanno lungamente e giustamente celebrato questo splendido affresco musicale che profuma di vitalità: nessuna altra definizione può essere accostata a questi settanta minuti di musica. L’ottantenne sassofonista di Memphis (Tennesee) e la sessantaseienne girl di Lake Charles (Louisiana), si incontrano “quasi” casualmente per dare vita a un ensemble fascinoso e lussureggiante. Il quasi è doveroso, visto che la chitarra di Bill Frisell e la steel di Greg Leisz trovano spazio ormai da qualche anno nei solchi dei dischi di Lucinda, ma crediamo che nessuno avrebbe scommesso un cent su questo tipo di avventura, sopratutto alla luce dello splendido risultato… e così, ci è parso doveroso omaggiare questa avventuroso ensemble scrivendo le nostre personalissime sensazioni al riguardo. Per quel che concerne i due grandi leader, sono davvero poche le parole che si possono usare per definirli senza correre il rischio di cadere in alcuni banalissimi deja vu: su Charles Lloyd e sulle sue molteplici avventure spese tra Free Jazz & Soul Jazz resta poco da dire, se non altro per merito dello strepitoso quartetto con Keith Jarrett, Jack De Johnette e Cecil McBee che calamitò l’attenzione di tutti, mentre su Lucinda Williams e sulla sua capacità di fondere sapientemente Country, Southern Rock, Folk e Blues è davvero arduo dire altro. Ma se l’incipit dei due musicisti suona abbastanza “scollegato” è invece in questa congrua diversità che troviamo la giusta via per circoscrivere un lavoro coinvolgente e spiazzante. “Vanished Garden” è un percorso affascinante e tortuoso, nel quale le aperture free vengono in qualche modo racchiuse entro i limiti di brani che riescono a presentarsi come semplici canzoni. Con una buona dose di coraggio e un pizzico di fantasia, crediamo sia proprio questa la chiave di lettura per decifrare un disco che è frutto della sontuosa collaborazione di un pugno di grandi musicisti: Bill Frisell (chitarra), Greg Leisz (steel guitar), Reuben Rogers (basso), Eric Harland (batteria) The Marvels appunto, si uniscono agli sforzi dei due leader per celebrare un evento al di fuori di qualsiasi canone prestabilito. Le polverose strade tanto care a Lucinda, partono dal West e si avventurano in uno spazio senza tempo, dove il sax di Charles adombra l’asfalto con note dolenti e libere da qualsiasi legame. Ogni musicista si prende il suo spazio, ogni singola nota risulta coesa in un affresco di catartica bellezza che evoca spazi illimitati e libertà assoluta e, la spregiudicata dissolutezza con la quale il Combo affronta montagne come Monk’s Mood e Angel, rispettivamente di Thelonius Monk e Jimi Henrix, certifica la grandezza degli interpreti. Una rilettura così acuta e sentita della tradizione americana è un regalo inatteso che riesce a stupire oltre ogni limite: sospeso tra Country, Jazz, Soul, Blues e Rock, “Vanished Gardens” delimita uno spazio che sembra impossibile da circoscrivere. Questi Giardini Svaniti pur perfettamente reali, sembrano perdere ogni consistenza, lasciandosi dietro solo tracce sonore di limpida bellezza. Come il fiabesco Gatto del Chesire tanto caro a Carroll, il suono del Gruppo è al di sopra di tutto, aiuta ogni singolo autore senza prendere le parti di nessuno, limitandosi a trasformare le note in un assieme di indubbio valore. È un gran disco, ed è un gran bel sentire….

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