Vandoliers: “Forever” (2019) – di Trex Willer

Torniamo sempre volentieri in uno degli stati più prolifici di talento musicale e coraggio: il Texas. La patria dei cowboys e dei countrymen sforna sempre nuovi artisti quasi come fosse un serbatoio inesauribile. Ormai la musica di qualità fa parte della vita dei texani quasi come la sabbia del deserto o il suono dei serpenti a sonagli. Il disco di cui ci accingiamo a parlare è l’ultimo lavoro dei Vandoliers, una band originaria di Dallas che dal 2015 calca i palchi dei locali di musica dal vivo del “Lone Star State” e da subito ha attirato le attenzioni per il coraggio e il talento cristallino e per l’abilità di mischiare modernità e tradizione, cosa che da queste parti è sempre apprezzata, a ragione aggiungiamo. La musica dei sei texani è fresca e innovativa, non assomiglia a nulla ed è simile a tutto, merito non da poco. Già dalla prima canzone, Miles and Miles, con l’incipit del violino la musica si abbevera alla fonte del country ma poi il suono approda a diversi lidi: spruzzate di rock con la voce roca e potente di Joshua Fleming a guidarci nel viaggio. Un percorso che spazia fra tutte le radici della musica texana e, il secondo pezzo, Troublemaker, prende i fiati dalla tradizione tex-mex e li immerge in uno scatenato rock quasi honky-tonk. Non si può stare fermi, fidatevi! Fiati, violini e svisate elettriche. La produzione di Adam Hill è perfetta e il disco procede su binari davvero originali, con i fiati sempre in primo piano come nella stupenda Fallen Angel ma che poi prende i binari della copertina, che pare profetica, e li capovolge in un brano ora rock ora outlaw-country. Come se Johnny Cash suonasse da una cantina di El Paso ma con una band punk-rock di New York e urlasse al mondo le sue canzoni sulla sfortuna e l’amore perduto. Un disco di brani che sembrano perfetti per essere ascoltati e cantati con il tettuccio abbassato e il  vento caldo della Route 66 sulla faccia: un suono solare, intenso e mai banale. Il sound dei Vandoliers non è facilmente catalogabile… prendete ad esempio la parte iniziale carica di blues elettrico in Shoshone Rose che però potrebbe benissimo stare in un disco di country, con i violini sullo sfondo e il suo incedere molto cowboy-style. Il suono Americana qui è portato ad un livello superiore… e poi l’assolo finale è davvero stupendo, un incastro perfetto quasi geniale. La ballad con incipit acustico arriva e risponde al nome di Cigarettes in the Rain, ma poi il suono si ispessisce, con la ritmica e le tastiere, un assolo elettrico ancora incastonato alla perfezione e il violino a ricordarci che siamo sempre in Texas. Country? Forse. Rock? quasi. Talento? Tantissimo. Una Band davvero eccezionale, capace di miscelare sapientemente il loro sound di ispirazione punk alla musica delle radici, al country e al tex-mex senza scadere nel banale e risultare piatta. Un mix originale di un gruppo che di certo è solo agli inizi ma che al terzo disco, dopo due lavori davvero ottimi, ha dato un ulteriore spinta e ci regala un disco che merita di essere in cima alle playlist degli amanti della musica texana e non solo. Buon ascolto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.