Van Morrison: “Roll with the Punches” (2017) – di Fabio Strinati

Van Morrison non ha bisogno di presentazioni. Questo gigante della musica esordisce nel lontano 1965 con i Them (“The Angry Young Them”). Canzoni memorabili come Gloria, incisa anche da altri grandi esponenti del mondo della musica, da ricordare: i Doors, Patti Smith, Jimi Hendrix e altri ancora sono la testimonianza che ci troviamo di fronte a un vero colosso dall’inventiva sempre fresca ed intramontabile, oltre che un autentico caposcuola precursore di tanta storia della musica moderna. L’uscita del suo nuovo lavoro, “Roll with the Punches”, è come un lampo nel cielo, una scossa improvvisa come a dire: “eccomi, io ci sono sempre!”. Incisione sicuramente distante da album come “Astral Weeks”, considerato uno dei dischi migliori di tutti i tempi, certo… ma Van Morrison, 72 anni compiuti lo scorso 31 agosto, da quel lontano 1968 (anno di “Astral Weeks”, anche se il suo primo lavoro solista, “Blowin’ Your Mind!” è dell’anno prima) di album ne ha pubblicati una cinquantina e sembra non volersi fermare, vista la continuità con cui Morrison entra in studio di registrazione. Unico nel suo stile, fin dall’inizio orientato al misticismo e capace di unire stili musicali come il Folk, il Gospel, il Rock, il Soul… Il grandissimo “Van The Man“, pubblica nello scorso settembre “Roll With the Punches” (che segue a “Keep Me Singing” del 2016), prodotto dallo stesso Morrison, con dieci standard del rhythm and blues come tra gli altri Bring it on Home to Me di Sam CookeBenediction di Mose Allison… e una manciata di nuove canzoni originali. La famosa canzone di Sam Cooke sembra essere circondata da un alone di mistero; il testo, che ha come tema principale l’amore, viene cantato con calore e passione da Morrison che ne dà una versione come annegata nella sua stessa anima. In questo ultimo lavoro e ancora una volta, il grande artista nordirlandese mette in evidenza tutta la sua passione per il blues, nata praticamente quando era ancora un bambino. Goin’ To Chicago di Count Basie e Jimmy Rushing è un brano che mostra come Morrison sia un vero maestro nel muoversi tra il blues e il jazz con arrangiamenti di altissimo livello. I Can Tell di Bo Diddley e Samuel Bernard Smith è una canzone che ci ricorda il periodo dei Them. Un album omogeneo, nel sound, negli arrangiamenti ma, soprattutto, un lavoro scrupoloso, costruito con sapienza e mestiere. Traspare, fin dalle prime note, come Morrison (circondato da collaboratori di grande prestigio come Georgie Fame, Paul Jones, Jeff  Beck e altri ancora) metta in evidenza il modo in cui il blues debba essere solamente suonato senza tanti fronzoli ammiccanti. Un musicista che ancor oggi sfodera uno stato di grazia notevole e nell’ambiente si muove con fluidità e capacità tecniche straordinarie. Voce calda, rotonda: una passione e un entusiasmo che emergono attraverso quel suo spirito forte e carismatico. Il disco diverte e non stanca e, inoltre, in brani come Bring it on Home to Me vengono messe in evidenza le sue origini di performer e, quando si ascoltano brani come Fame o Transformation, ci si rende conto del fatto che per Morrison ogni canzone contenga una storia… da raccontare passando attraverso ogni sfaccettatura di un sentiero costellato di sentimenti che, fondendosi con la musica, riescono ad emergere in superficie, dando vita come a una figura mistica danzante sullo spartito musicale.

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