Van Morrison: “Into the music” (1979) – di Gianluca Chiovelli

Album sopra la media, già eccelsa, dell’irlandese. “Into the music” (1979) si apre subito a una chiarità compositiva tangente (in maniera mai pericolosa) all’intrattenimento melodico da barrelhouse per bianchi (Bright side of the road, Full force gale). Già con Steppin’ out queen, però, tale breve concessione è complicata dallo strumento insondabile di qualunque line up che Van Morrison abbia mai vantato: l’interpretazione vocale. Questo brano, ad esempio, che nella versione degli altri (poche le eccezioni) sarebbe risultato easy listening, qui viene irresistibilmente stravolto in un flusso di coscienza crooner dai toni caldi e avvolgenti. Oppure It’s all in the game: datela a Michel Bublè e vedrete cosa ne resterà. Invece, declamata dal vecchio Van… non possiamo che restare attoniti: Many a tear has to fall / But it’s all in the game … / All in the wonderful game / That we know as love / And he’ll kiss your lips / And caress your fingertips / And your heart will fly away”.
Quante volte abbiamo sentito queste parole? In Van Morrison però, al meglio, abolisce persino la captatio benevolentiae del ritornello, il tutto si scioglie in una confessione da uomo a uomo, allo stesso tempo virile e commossa di chi sa”; perché questo è stato sempre fondamentale in ogni tempo: non sono le parole a fare la poesia, ma è la personalità a fondarne lo status lirico (e se c’è disciplina artistica tanto meglio). Per lo stesso motivo si parla di “presenza” per le capacità attoriali: Jean Gabin, Humphrey Bogart o Bette Davis potrebbero recitare anche l’elenco del telefonoShia LeBeouf, nonostante anni d’accademia, renderebbe ridicoli anche i monologhi di Macbeth. E così il vecchio “toro celtico” ci rende partecipi delle sue cicatrici, davanti a un bel bicchiere, stavolta con un amaro sorriso accomodante: e anche noi, di fronte a tale verità, ci confidiamo, quali amici d’antica fratellanza: “Sì, tu conosci la vita, è così. Questa è l’essenza dell’esistenza e della breve felicità”. Quando poi egli organizza capolavori totali e crepuscolari come And the healing has begun non rimane che arrenderci muti alle lacrime. Grandi i collaboratori: Mark Isham ai fiati e agli arrangiamenti e Toni Marcus al violino.

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