Valerio Cinque: “Un Labile Tepore” (2020) – di Alessandro Gasparini

Vivere un mondo di veglia, abitato da tutti ma che appartiene a nessuno. Un pensiero che qualche volta nella vita ci può sfiorare, specie quando accarezziamo l’idea di essere solo di passaggio sul suolo terrestre. Già, può capitare di sentirsi passeggeri su un treno che sta percorrendo un binario tanto lungo quanto l’esistenza. Spesso durante il tragitto, fermi alle stazioni intermedie, ci rendiamo conto della temporaneità di questo trip popolato da compagnie che come sul nostro treno sono salite così possono scendere da un momento all’altro. Valerio Cinque viene Grottaglie, in provincia di Taranto, il 7 Luglio 1991. Si avvicina alla musica in seguito alla tragica morte dei suoi genitori, avvenuta in un incidente stradale. Tale evento, dal quale si salva assieme ai suoi fratelli maggiori, ha luogo all’alba dei suoi 14 anni. Da quel momento la musica diventa gradatamente, oltre che un mondo nel quale dolcemente abbandonarsi, anche il mezzo prediletto per esprimersi. Si trasferisce a Torino per continuare i suoi studi musicali, diplomandosi nel 2015 all’Accademia di Musica Moderna e laureandosi nel 2019 a pieni voti in chitarra jazz presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino.
Il 3 aprile 2020 esce il suo primo LP “Un Labile Tepore”. Prodotto al Riverside Studio di Torino, il disco è stato registrato in collaborazione con diciannove musicisti, tra i quali spiccano il violinista Edoardo De Angelis, il violoncellista Manuel Zigante e il loro Quartetto d’Archi di Torino, che ha collaborato con nomi prestigiosi come Dario Brunori, Ezio Bosso e Vinicio Capossela. Per la title-track Valerio ha ricevuto una Menzione Speciale al Merito da parte di Mogol, in occasione del VII Premio Cet per autori. Il testo è stato inserito in un’antologia di poesie curata dallo stesso Mogol, di prossima pubblicazione. In più, il brano ha partecipato alle fasi finali del X Premio Donida ed è stato già selezionato per le fasi finali del Folkfest 2021.
Un concept album cantautoriale, nel quale l’artista mette a nudo le sue emozioni e il suo vissuto, senza alcun timore. L’autore ci chiarisce che il disco racconta un percorso interiore di scoperta e di crescita: Con le sue dieci tracce interamente composte da me nella musica, nei testi e negli arrangiamenti, “Un Labile Tepore nasce da una grave perdita e da un profondo dolore che ha cambiato per sempre la mia vita. Diventa una dedica vera e sincera all’amore materno, quell’amore unico al mondo, tanto prezioso quanto fragile, un amore che è parte stessa della vita ma resta in eterno. Non solo. Ho voluto dedicarlo anche e soprattutto ai rimasti che hanno sofferto questo dolore, con un messaggio finale di incoraggiamento e speranza. Per guidare l’ascoltatore lungo il suo personale viaggio, Cinque fa ricorso alla struttura circolare. Appena saliti sul suo treno si viene accolti da un incipit parlatoLettera di Compleanno, che apre l’opera con chitarra acustica e una linea melodica di violini. Neanche il tempo di sonnecchiare che l’autore parte con la title-track, con la voce e un arpeggio di chitarra classica, sempre presente nel brano, mentre gli archi illustrano lo spirito che dominerà tutto il disco. Una ballata eterea e nostalgica che cela un fondo di inquietudine e che presenta il background musicale di Valerio.
Segue la timbrica forte e incalzante di Nella Mia Umanità, nella quale si staglia subito la voce di Giulia Mastria. Il benvenuto alla terza tappa del viaggio da parte della moglie del Nostro arriva inattesa, ma ci si abitua subito al suo strumento vocale
Le percussioni segnano l’incedere dei passi di quello che ora è un uomo e non più un ragazzo, mentre il gelo creato dal sintetizzatore avvolge una camminata decisa ma ancora claudicante nel seguente brano, L’Identità. È tempo di dedicare energie alla perla di questo viaggio. Sarà che siamo a metà del percorso, ma l’ansia di conoscere la destinazione finale e i pensieri che bussano ci tengono vigili in un Mondo di Veglia. Si percepisce da subito un cambio di registro, le voci incalzanti di Valerio e Giulia si incrociano in un botta e risposta retto da una batteria poderosa. Nell’atmosfera onirica dalla quale non è possibile uscire si perdono i riverberi di un blues elettrico che annaspa prima di scomparire come Jeff Buckley. Dalla veglia si arriva al sogno e, nella vena ermetica e arcana di Volare Via e Su di una Costa Deserta, si palesa tutta la riconoscenza che Valerio nutre nei confronti di un Maestro come Franco Battiato. Due ballate musicalmente diverse tra loro ma unite dall’amore perduto che, pur assente, dà la forza di scorgere la luce in fondo al tunnel. Poi il risveglio, la sensazione di smarrimento, le palpebre ancora appiccicate agli occhi… Il treno sta per arrivare al capolinea. La curiosità di scoprire la meta di questo viaggio va a braccetto con la certezza di un nuovo approdo. Nel turbinio degli anni che dall’adolescenza portano all’età adulta ogni tempesta viene affrontata con l’entusiasmo di chi, nonostante ne abbia passate tante, ha ancora la fede propria dell’antica ingenuità.
Nel Turbinio, appunto, è il brano più scanzonato del disco. In bilico tra il pop e il cantautorato italiano al quale l’autore è legato (Battisti, De Gregori e Graziani), un climax nella quale la voce si intreccia all’evoluzione degli strumenti. Q
uesto modo di intendere il songwriting è proprio anche di cantautori di lingua inglese quali Nick Drake e John Martin, i quali hanno esercitato una forte influenza su certo alternative e sul primo post-rock a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. È chiaro che il bagaglio musicale di Valerio include anche questo mondo, di cui non si è mai parlato abbastanza. Tutto finisce, siamo in arrivo al capolinea… ma c’è ancora tempo per avere dubbi e avventurarsi alla ricerca di risposte. La Legge del Miracolo è l’ultima ballad dell’album, mistica, dal sapore gitano, un pezzo in cui echeggia ancora il Franco nazionale. Si nuota di nuovo in un mare buio, come un nomade che fatica a trovare una dimora definitiva e cerca il miracolo, quel mistero necessario a colmare il vuoto che lo porta a peregrinare senza sosta. Il viaggio si conclude proprio con l’accettazione della vita in sé e il costo che comporta, ovvero lasciare che quel vuoto vada per la sua strada e ringraziare per ciò che si ha.
La locomotiva e tutte le carrozze al seguito si fermano alla stazione d’arrivo. Scendiamo ormai freschi e rincuorati dal treno che ci ha ospitato lungo il percorso. Con una certa sorpresa, ma neanche troppa, realizziamo di essere tornati alla stazione di partenza. Tutto intorno è esattamente identico, o forse siamo diventati altro. La Perfezione del tuo Amore, conclusione parlata, è l’epitaffio che chiude il cerchio e torna al punto di partenza da un livello diverso, in una sorta di spirale hegeliana. La perfezione del passato rivive nell’armonia del presente con i due spoken che aprono e chiudono l’opera, tenendo unite otto canzoni con un unico filo.

Tracklist: Lettera di compleanno 01:52. Un labile tepore 02:55. Nella mia umanità 04:48.
L’identità 03:32. Mondo di veglia 03:59. Volare via 05:30. Su di una costa deserta 03:34.
Nel turbinio 03:01. La legge del miracolo 05:38. La perfezione del tuo amore 03:15.

 © RIPRODUZIONE RISERVATA

http://www.valeriocinque.it/

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