Uso e abuso – di Ginevra Ianni

Nei giorni scorsi, sulla pagina facebook del Resto del Carlino che pubblicava la notizia degli stupri di Rimini è comparso e poi repentinamente scomparso un commento crudo e lapidario: “lo stupro è peggio ma solo all’inizio, poi la donna si calma ed è un rapporto normale”Bene, anzi male, malissimo, è orrendo che si formuli tale giudizio su un crimine così efferato ma la pelle si accappona davvero quando, leggendo il nome dell’autore di questa frase infelicissima, si scopre che è di un tale Abid Jee, di anni 24, mediatore culturale presso la cooperativa bolognese Lai-momo il quale, oltre a percepire il legittimo stipendio per la sua nobile attività è anche uno studente di giurisprudenza presso l’Alma Mater Studiorum. La prima reazione davanti a questa notizia è stupore. Davvero questo signor Abid Jee, 24 anni fa il mediatore culturale? Davvero per mezzo della sua rispettabilissima professione costui si fa carico di conoscere, capire o quantomeno intuire la natura dell’interlocutore e poi smistare ed inserire i migranti venuti da chissà dove sul territorio italiano? Che alta figura professionale, che compito oneroso quello di incontrare i profughi, i rifugiati, i sopravvissuti a guerre e mare e decidere dove finalmente potranno trovare riposo e pace per un po’ almeno. Ci si sente confortati dall’idea che un profondo conoscitore di entrambi i mondi sia cosi preparato, anche empaticamente, da far sentire accolti i disperati in fuga e rassicurati gli italiani che, superato il legittimo istinto di soccorso verso questi infelici, cominciano a percepire l’incapacità di assorbire ed amalgamare nel proprio tessuto sociale tutta questa marea umana che trasporta tutti… tanti buoni e qualche cattivo. Difficilissimo compito mediare tra i due mondi rispettandone entrambe le culture. Abid Jee è stato ritenuto capace per tale delicata mansione, egli infatti sta formando la sua giovane e fertile mente alla conoscenza e studio del diritto proprio nella più antica e blasonata istituzione univerirsitaria italiana. Studiare giurisprudenza a Bologna significa infatti attingere alle radici stesse del diritto, compiere con il solo atto di iscriversi a tale Università un salto a ritroso che va dall’oggi al medioevo di Irnerio e Matilde di Canossa passando per i glossatori sino all’imperatore Giustiniano. Il profilo del soggetto sembra pressoché perfetto dunque… ma c’è un “Ma” grosso come una montagna, grosso come uno stupro di massa e reiterato contro più vittime in una sola notte che tradisce Abid Jee. Mediatore culturale e Studente di Legge che non ha saputo resistere e, diventando Leone di Tastiera, ha fatto emergere la sua vera natura, ripudiando la mediazione culturale, rinnegando ogni forma di legge e svelandosi per ciò che realmente è: un’anima nera. Uno che parla cosi bene e con competenza di come reagisce una vittima allo stupro dimostra solo che non capisce un cavolo di mediazione, non capisce un accidente di diritto (si sciacqui la bocca prima di pronunciare questa parola). Dimostra solo che sa e conosce talmente bene le dinamiche di una violenza carnale da poter spiegare ai “profani” il momento più brutto dello stupro, il più tragico: quando la vittima intuisce che la sua resistenza le si rivolge contro e l’orrore di una simile violenza “spegne” la capacità di opporsi per poter sopravvivere. Il momento in cui l’essere vittima deve diventare “l’essere altrove” per non morire, per non impazzire. Questo ha dimostrato di sapere il signor Abid Jee… solo questo; ed ha dimostrato di conoscerlo bene, troppo bene, oltre ogni teoria. E’ stato sospeso e, notizia di questi giorni, licenziato. Finalmente e sembra ancora poco, troppo poco. Niente di fronte a questa ondata di odio che continua a colpire le donne. Gli uomini seguitano a violarle con una frequenza tale da farlo sembrare una cosa comune, un reato minimo come uno scippo o un furto d’auto. Una violenza contro le cose appunto, non contro la persona. Perché il messaggio che arriva da tali condotte criminose è proprio questo: il corpo di una donna finisce per essere considerato una cosa, un oggetto che può essere preso a piacere, senza chiedere permesso ed all’uopo violato, percosso, distrutto… ed è cosi che qualche giorno fa a Firenze due carabinieri in servizio finiscono per trascorrere il loro turno con due turiste americane. Se vi sia stata violenza o meno in questo caso è ancora da chiarire (certo i due hanno violato le regole del loro mandato) ma, sicuramente, se tutte le parti in causa avessero deciso di passare lietamente la giornata con piena e reciproca soddisfazione, non è credibile che tutto sia finito con una denunzia di violenza carnale. Qualcuno deve essersi preso qualcosa di più di quello che era stato concesso. Il tempo, le indagini e la magistratura lo diranno. Brutta storia per tutti però: se stupro vi è stato lo sarà per le ragazze, segnate a fuoco per tutto il resto della loro vita, pessimo epilogo per i militari. Se violenza vi fu pagheranno in galera e perderanno lavoro e rispetto, se non vi è stata e supposto che riescano a restare nell’arma, sarà difficile recuperare credibilità con l’ombra del ricordo che è bastata una sottana a far saltare lavoro e obblighi di servizio. Poiché  la violenza sulle donne è “democratica” e non ha confini geografici, ecco che anche in Puglia, più o meno negli stessi giorni di questo settembre, un’altra donna viene di nuovo uccisa. Donna in questo caso è una parola grossa visto che si trattava di una sedicenne appena, una creatura. Accoltellata e poi finita a colpi di pietra dal ragazzo che amava (o dal padre di lui pare emergere dalle indagini) e che l’ha uccisa premeditatamente per motivi talmente futili da non essere neanche ben cristallizzati in una vera ragione, con crudeltà. Queste sono le imputazioni contenute negli atti a suo carico. Anche qui la vittima è sempre una donna ed il suo carnefice un uomo, con l’aggravante di essere l’amore della sua vita… o della sua morte. Anche qui vi sono due vite perse per sempre, sia pure in modo diverso. Perché Noemi, la ragazza, non c’e più e non potrà mangiare il panettone il prossimo Natale o scartare il regalo del suo prossimo compleanno e perché Lucio, il ragazzo, ha finito a solo diciassette anni la sua vita, quella che verrà sarà diversa, difficile e con l’ombra di un morto sulle spalle che non lo lascerà mai più. Quello che unisce tutte queste storie apparentemente diverse è un sottile filo d’acciaio: in tutte vi è la totale assenza di rispetto dell’altro, delle vittime che non vengono mai considerate come esseri umani ma come oggetti, facili da prendere e da gettar via quando si è finito, quando non servono più. Donne usa e getta, come fazzolettini di carta, bianchi, morbidi appena presi e pieni di sporcizia dopo l’uso. Robaccia da buttar via subito, prima che divenga specchio della propria coscienza sporca. Rifiuti ingombranti e tossici in un mondo dove la violenza è la scorciatoia più comoda per avere tutto, per prendersi tutto. Avanti la prossima.

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