Uno pari… – di Ginevra Ianni

30 gennaio 2018 Macerata, provincia italiana, Pamela Mastropietro di anni 18 viene uccisa, fatta a pezzi e chiusa in due valige abbandonate su una strada anonima. Colpevole Innocent Oseghale, un uomo nigeriano, con permesso di soggiorno scaduto e precedenti penali: non avrebbe nemmeno dovuto stare in Italia. 3 febbraio, Macerata, provincia italiana, Luca Traini si arma di pistola, esce di casa e spara sulla gente. Obiettivo: uccidere immigrati. A caso. Per vendicare Pamela dichiarerà lui. Per miracolo sei feriti e nessun morto. 4 febbraio Macerata, provincia italiana, Innocent Oseghale e Luca Traini sono rinchiusi nella stessa casa circondariale, a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. Nel giro di un paio di giorni si è consumato un delitto efferato e si è rischiata una strage di innocenti. A Macerata. Provincia italiana. E’ accaduto lì ma è chiaro che sarebbe potuto succedere in qualsiasi altro posto. Quello che colpisce però di questa vicenda sono due cose: in primis l’assoluta indifferenza e facilità nell’annientare la vita di una ragazza, smembrandola, quasi per cancellarla del tutto. Nessun valore riconosciuto alla vita umana, neanche nella morte… e poi un odio montante che azzera ogni distinguo e che individua il colpevole non in un soggetto specifico ma in un gruppo, in una razza. Che paghino tutti per la colpa di uno. L’altro aspetto di questa vicenda è proprio Macerata. Una città della tranquilla provincia italiana, ricca di arte, cultura, buona qualità della vita che scorre serena, ci si conosce tutti, almeno di vista. Ecco. Se questo delirio è scoppiato lì significa che questi focolai di odio, di assenza di valori (parola grossa), di giustizia fai da te, stanno permeando tutta la nazione. Sono eventi tragici che tradiscono un malessere diffuso, capillare: il valore pressoché nullo di una vita umana, un odio verso gli altri, i deboli, i diversi, che culmina nell’omicidio e vilipendio di cadavere o nel reato di strage aggravato da motivi razziali. A peggiorare le cose ci sono i tempi, la campagna elettorale, la propaganda. I fatti di cronaca diventano oggetto dello scontro nell’agone politico su cui i due fronti opposti si massacrano. La morte e la tentata strage diventano pretesto di rinfaccio di responsabilità e di accuse: chi ha fatto o avrebbe dovuto fare e cosa… ma forse la politica dovrebbe farsi un paio di domande prima di proporre nuove promesse-illusioni: chi è responsabile se un extracomunitario con permesso di soggiorno scaduto circolava tranquillamente per il territorio italiano ad ammazzare una sua cittadina? E chi ha fomentato questa nuova ondata di odio razziale accresciuta a dismisura a causa di flussi incontrollati di profughi che il territorio non riesce più ad integrare nel proprio tessuto sociale? Nessuno, ovvio, queste responsabilità rimbalzano da una parte all’altra senza posarsi mai sulla testa di qualcuno, né a destra né a sinistra. Salvo poi chiosare la faccenda – la vita persa di una ragazza di diciotto anni e la tentata strage di sei innocenti – come disgrazia, come tragica fatalità per cui gli autori finiranno certamente in galera ma i responsabili sicuramente no.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.