Unimother 27: “Fiore Spietato” (2017) – di Fabrizio Medori

Non è automatico etichettare questo disco, che ci trasporta negli anni 70, in territori space-rock ma che racchiude al suo interno una miriade di influenze che, a partire dai “sixties” e dalle sue forme musicali libere e profumate di psichedelia, si snodano fino ai giorni nostri. La filosofia del progetto è molto più semplice di quanto possa sembrare, Piero Ranalli, deus ex machina del progetto, si occupa di tutti gli strumenti esclusa la batteria, dietro la quale siede Mr. Fist e l’intreccio di basso, synth e chitarra ritmica serve a sostenere il fantasioso ed evocativo solismo chitarristico, in un disco completamente strumentale. L’uso degli strumenti, degli arrangiamenti, dei suoni e dello studio di registrazione che diventa un ulteriore strumento, denota una maturità ed una consapevolezza notevoli. Tutto questo permette a “Unimother 27” di contrapporre strutture raffinate e suoni variopinti, mantenendo costante l’impatto sull’ascoltatore. Mi ero ripromesso di non fare nessun nome di riferimento ma, non per accostare il progetto ad un modello quanto per mettere in luce alcune affinità sonore, voglio sbilanciarmi e dichiarare che oltre alle contaminazioni tra Rock, Progressive, Hard, Elettronica, Folk e Jazz c’è qualcosa che richiama le sonorità di un chitarrista, Frank Zappa, che era – e rimarrà per sempre – un genere musicale più che un musicista e che ha sempre utilizzato nelle sue opere questi e tanti altri linguaggi. Mi è piaciuta particolarmente Something About The Clouds nella quale una cellula melodico-ritmica ossessiva diventa la base sopra la quale si sviluppa il dialogo tra gli altri strumenti, nel solco più iterativo della sperimentazione “ambient”. Il progetto, che nasce da una lucida allucinazione rappresentata nella bellissima copertina di Bianca Carestia, si divide in cinque capitoli, ognuno dei quali si avvale di una breve didascalia che, più che spiegare, arricchisce le suggestioni dell’ascoltatore. Perfettamente centrata la produzione, opera dello stesso Piero Ranalli.

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