Unimother 27: “Chrysalis” (2019) – di Fabrizio Medori

Una piacevolissima novità contraddistingue il nuovo lavoro di Unimother 27, intitolato “Chrysalis” (Pineal Gland 2019), ed è l’utilizzo della voce. Piero Ranalli, che si occupa di tutti gli strumenti ad eccezione della batteria della quale si prende cura Mr. Fist, ha deciso che le intricate trame strumentali andavano ampliate con la sua voce… e l’esperimento si rivela riuscitissimo. Lo strumento vocale è duttile e molto espressivo e si piazza al vertice di una importante crescita sia della qualità dei brani che della perizia strumentale. Fortunatamente non cambiano i riferimenti stilistici, che si rifanno alla psichedelia europea, al prog, alla sperimentazione elettronica e al post punk. Questa volta, infatti, compare qualche eco della migliore musica degli anni 80. La prima traccia, Miseries are lost in the immense desert of wisdom, è sospesa tra atmosfere floydiane e rimandi a David Bowie e il cantato la eleva su un piano decisamente notevole. Suoni crimsoniani per la strumentale Smell of the holy, ipnotica e ossessiva, con la chitarra in grande evidenza. Torna il cantato in The prisoner, introdotta dal basso su un ritmo lento e maestoso e poi la voce, carica di “eco” e di echi del passato. Flow of the universal becoming porta una ventata di filosofia hippy, poggiando le parole visionarie su un bel tappeto di suoni, complesso e mutante, ricco di sfumature. La conclusione del disco è affidata a Metamorphosis, suddivisa in due differenti sezioni, Larva e Adult Mind, per distinguere la fase precedente e quella successiva alla metamorfosi. Un synt anni 80 ed una chitarra distorta si rincorrono e si scontrano senza mai fondersi completamente, in un lungo duello surreale al termine del quale inizia, con l’ingresso della batteria, il lento ma inesorabile cambiamento, in modo da trasformare la crisalide in una splendida farfalla, nera e minacciosa. È comunque un’evoluzione del discorso iniziale, che si snoda in una lunga suite, che sfiora i venti minuti, e che ci avvolge in un suono sperimentale, straniato e straniante. Anche la produzione artistica è opera di Piero Ranalli, mentre l’artwork è opera di Bianca Carestia. Ottima evoluzione del progetto Unimother 27!

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