“Under the moonlight” – di Cinzia Pagliara

A piedi nudi poteva camminare con sicurezza sugli scogli. Le piaceva, soprattutto nelle notti estive, quando tutti sono più distratti, per colpa del caldo o di qualche bicchiere di troppo, così nessuno faceva caso alla sua figura in controluce che parlava alla luna, appollaiata come un uccello marino su uno scoglio. A piedi nudi poteva ballare sull’erba di un prato, nell’angolo più nascosto, alzando le braccia come per volare, con movimenti ampi, ad occupare spazio. Girando piano, provando a sentirsi bella. Amava occupare spazio, tanto spazio, tanto quanto basta alle braccia per spiccare il volo. Si immaginava in alto, sopra gli scogli, e sopra il mare. Lei e la luna. A questo pensava, immobile sullo scoglio, le sue gambe da pellerossa impazienti e curiose: a volare via. Questo faceva, ballando a piedi nudi: fuggiva lontano. ”(…) e lo sai, che devi avere un kaos dentro di te per far fiorire una stella che balla. Inferno e paradiso dentro di te (…)”.
Quella sera d’estate Lui l’aveva notata, seduta con le gambe strette tra le braccia, su uno scoglio davanti a quel locale. In controluce si notava a malapena, tanto era minuta, quasi fragile. La luna rubava qualche scintilla dai fili d’argento intrecciati sulla sua gonna. Le mani inquiete arrotolavano i capelli tra le dita. Pochi istanti: poi era ripresa la musica, la confusione, come in tutte le feste estive. Lei avrebbe voluto ballare a piedi nudi sull’erba, ma non c’era un prato, c’erano le mattonelle colorate di una terrazza sul mare, e lei avrebbe dovuto avere i tacchi e un abito più appropriato. Ma aveva così voglia di estate, di ballare occupando spazio, di chiudere gli occhi per provare a volare che non ci pensò troppo su ed entrò in pista, nell’angolo più nascosto. Aveva immaginato tante volte di ballare quella canzone…”Baby, the night is on fire, siamo fiamme nel cielo, lampi in mezzo al buio..”. La sua gonna di cotone leggero intessuto di sottilissimi fili d’argento ogni tanto brillava, dentro quell’angolo male illuminato. Lui la ritrovò e questa volta non allontanò lo sguardo. Lei era scalza e ballava muovendo le braccia segnando lo spazio attorno. C’era lei, lo spazio… e niente altro. Poi gli sguardi si incontrarono e scoprirono di non voler fingere di avere pudore. Non serviva. ”Baby, the night is on fire, siamo fiamme nel cielo, scandalo nel buio, what you say…”. In mezzo alla gente, in quel ballo senza maschere ma pieno di finzioni in cui si trovavano, Lei lo lasciò entrare nello spazio che aveva occupato. Nel suo spazio. Gli sguardi si erano incastrati tra loro, in una perfetta sincronia di movimento e di attesa. Sguardi lunghi, senza fretta, ancora senza parole. ”You got me hurting so bad, so bad…“. Non importavano gli altri, né cosa stessero pensando, né cosa avrebbero raccontato. Era contatto di sguardi, di pelle, di odori, mentre si sfioravano e si conoscevano, dentro lo spazio che Lei aveva occupato, con la sua danza da pellerossa. Era così felice di aver occupato tutto quello spazio ballando a piedi nudi come nei suoi sogni ad occhi aperti. Il resto era fuori, lontano, con le scarpe con il tacco e i vestiti adeguati; loro erano nel cerchio ed erano sullo scoglio, e Lei era certa che avrebbero potuto volare. Ma non chiuse gli occhi: la luna le aveva detto tante volte quanto è bello rimanere ad occhi aperti, e sentirli bagnati di felicità. La sentiva anche in quel momento “Baila, baila Morena, under the moonlight”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.