“Una Vacanza” – di Maurizio Fierro

Santa Monica, California, agosto 1971  La Buick grigia, stipata fino a scoppiare, da alcuni minuti era pronta nel vialetto che conduceva all’Hotel Ambassador. Come sempre, Raymond aveva preparato tutto con largo anticipo. Helen e le bambine avevano cercato di complicargli il piano di rientro con i soliti ritardi, ma ora tutto sembrava pronto per la partenza. “Spero che il soggiorno sia stato di vostro gradimento signori Cook  – disse la giovane addetta alla reception dopo che Raymond ebbe saldato il conto – “ci auguriamo di rivedervi presto da noi. Ciao bambini, buon viaggio!”.
Mary Ann, una delle tante ragazze che dal Midwest venivano a trascorrere l’estate sulle coste dell’Oceano Pacifico con un contratto stagionale da receptionist, osservò i Cook alle prese con gli ultimi preparativi. Durante il loro soggiorno all’Ambassador, aveva ammirato quella che le sembrava un esempio di famiglia modello: lui, Raymond, sempre gentile e cortese; la moglie, Helen, bella ed elegante nei suoi completi color pastello; e poi Gloria ed Eleonor, le due bambine: così a modo, compite ed educate. Mary Ann, con il denaro guadagnato in quei tre mesi all’Hotel, si sarebbe potuta pagare la retta all’Università del Michigan senza dover chiedere il solito contributo ai suoi anziani genitori. Non poteva sapere che qualcuno aveva deciso diversamenteSe tutto fosse andato secondo i piani del misterioso serial killer che, da alcuni anni, puntualmente, tornava a colpire in questo periodo sulle coste del Pacifico, il giorno dopo Mary Ann sarebbe stata trovata come tutte le altre: massacrata, i pezzi del suo corpo sparpagliati da qualche parte nei pressi dell’albergo. Da quando tutto era cominciato, sarebbe stata la vittima numero setteMentre guidava in direzione di Sacramento – i Cook risiedevano in una di quelle villette unifamiliari a un solo piano non lontane dalla zona universitaria – Raymond cercò di fermare col pensiero l’attimo in cui tutto era iniziato, in un tentativo di cristallizzare l’ebbrezza da onnipotenza. Dorothy, pensò, era stata Dorothy la prima, quella volta a Santa Barbara, nell’estate del 1965, giusto? Dorothy la rossa, come no. Quella che non smetteva mai di frignare. Certo, proprio lei. Raymond sentì la necessità di un po’ di musica. Lui amava la musica, e il tizio della stazione radio stava annunciando una scaletta che non sembrava niente male. Guardò Helen e le bambine immerse in un sonno tranquillo e abbassò il volume. Non voleva correre il rischio di svegliarle per guastare il piacere dell’ascolto con un contrappunto dissonante di acuti non in tono. Dorothy la rossa, certo. E dopo, Francene. Sì, Francene, rossa pure lei. Raymond si sforzò di mettere ordine nei ricordi. Osservò il cielo, e lo vide invaso da  nuvole bianche e gonfie che non preannunciavano niente di buono. Malibu, estate del 1966, pensò, Beach Boys e tutto il resto, certo. Mentre dall’autoradio provenivano le note dei Grateful Dead, Raymond si sorprese a riflettere sui motivi che avevano impedito a Francene di assecondare un qualsiasi tentativo di ribellione. Cazzo, Francene!, si disse, quella tizia doveva avere qualche rotella fuori posto. Sembrava provasse piacere. Non urlava, non mi guardava come le altre, che imploravano, tutte, sempre. Sì, le solite cose… “Perché? Perché io?” Piangevano, quando le legavo, prima di iniziare la pratica. Tutte, inevitabilmente. Francene, no. Con lei era stato diverso. Per Raymond Cook non era mai stato difficile organizzare la “pratica”. Quando se lo trovavano di fronte, durante il turno di notte – Raymond entrava in azione sempre in coincidenza col turno di notte delle ragazze – pensavano, vedendolo tornare, che avesse dimenticato qualcosa. C’era confidenza ormai. Un paio di bicchierini al bar, una chiacchierata e si creava l’atmosfera giusta. Per il resto, un giorno di ferie in più chiesto in ufficio per ripulirsi dopo che tutto era finito e ritemprarsi in qualche Hotel nelle vicinanze, che diventava un normale giorno di lavoro per la famiglia. Tutto qui. Perché poi, per Raymond, quella non era nulla più che una pratica di lavoro. Una delle tante scadenze annuali. Sapete com’è, no? In inverno, il bilancio della ditta da redigere; in primavera, le tasse da pagare… e d’estate, una donna da fare a pezzi. Era un metodico, Raymond CookI fari della Buick Limited Cabriolet correvano sull’asfalto bagnato da un improvviso acquazzone facendolo luccicare come un’enorme spada affilata. Mentre dalla radio risuonavano le note dei Jefferson Airplane… i ricordi di Raymond si riaccesero, illuminando desolate zone franche della sua anima. Poi fu la volta di Telma e Jannette, pensò, a Venise Beach e Hungtinton Beach, l’anno successivoFra tutte, Telma fu quella che mise Raymond Cook più a disagio. A Venise Beach l’obiettivo era Marta, una cameriera adocchiata fin dal primo giorno di vacanza che però, all’ultimo momento, si assentò dall’albergo. Raymond dovette ripiegare su Telma, ma la somiglianza della donna con sua moglie gli procurò strane sensazioni durante la “pratica”. Per diverse settimane non riuscì a sfiorare Helen, avvertendo un senso di fastidio anche solo nel rivolgerle la parola. A Hungtinton ci fu invece quel contrattempo con Gloria, si disse, cercando di non perdere concentrazione alla guida mentre i tergicristalli si muovevano all’impazzata sotto la pioggia battente. Gloria, la più piccola delle sue figlie, con quella banale bronchite aveva rischiato di complicargli i piani. Era poi stato bravo a convincere Helen a non anticipare il rientro e tutto si era sistemato. L’ordine, rifletté Raymond, dove ho letto quelle cose sull’emisfero sinistro del cervello? La logica e tutto il resto. Pare sia la parte incaricata di fare un po’ d’ordine nel casino quotidiano. E la lucidità. Sì, la lucidità. I momenti di lucidità acuta sono il dono più grande che si possa possedere, cazzo! L’uomo al volante” lanciò un occhiata a Helen e alle bambineNotte fonda per loro. Meglio così. Mentre dallo specchietto osservava Gloria ed Eleonor beatamente addormentate, Raymond avvertì un inusuale cedimento alla commozione. In quei pochi secondi percepì una sensazione che gli procurò un senso di estraneità, come se la vista delle sue figlie avesse risvegliato un qualcosa di sopito, nascosto da tempo nella sua mente. Era già accaduto altre volte; poi, quella “cosa” dentro di lui, che conosceva molto bene, si era sempre riappropriata della scena, allontanando in fretta quelle vaghe sensazioni. La Buick intanto continuava a sfrecciare sulla Federal Highway come uno squalo in cerca della sua preda quotidiana. La lucidità, rifletté Raymond, permette contatti, rivelazioni. Le persone trascorrono le loro insulse esistenze come mosche intrappolate in un bicchiere rovesciato. Sono pochi gli eletti, i liberatiMentre dall’autoradio incalzava “In a gadda da vida” degli Iron Butterfly, il volto dell’uomo venne attraversato da un lampo improvvisoDi tanto in tanto, nella vita, si apre una piccola finestra, pensò, e se non ne approfitti per strisciare fuori in qualche modo, poi si richiude per sempre. Lui c’era riuscito a strisciare fuori. Si sentiva libero. Faceva parte degli eletti, Raymond Cook… e ogni volta che uccideva quelle donne, sempre in corrispondenza del secondo plenilunio dopo il solstizio estivo, la sua eccitazione, alla vista di tutto quel sangue, lo avvicinava sempre di più alla veritàMentre la pioggia non accennava a diminuire di intensità, Raymond si sforzò di completare il suo personale consuntivo. Poi ci fu Santa Catalina, 1969, lo stesso mese di Bel Air e di tutto quel casino della Family di Charlie. Manson e quelli come lui, Raymond non li aveva mai sopportatiQuel pazzo paranoico, pensò, con tutte quelle cazzate su Satana. Lui, e quell’invasato di Anton LaVey. Sono proprio quelli come Manson a rappresentare un rischio per quelli come me. Creano allarme. I tizi dell’’FBI si agitano, e tutto si incasina. Raymond si ricordò di tutte le cautele a cui era dovuto ricorrere con quella cameriera di Santa Catalina, Jennifer. Era stato anche sul punto di rinunciare. Poi, il richiamo del secondo plenilunio estivo era stato troppo forte per lui, e la “pratica”, un’impellenza a cui non era riuscito a sottrarsi. Durante il tragitto che lo separava da casa, Raymond continuò ad ascoltare con piacere tutti quei pezzi alla radio. Amava il sound della sua terra. Si ricordò anche di Debra: Santa Cruz, estate del 1970… e pensò ancora a tutta l’eccitazione che lo invadeva, dopo aver sbrigato le “pratiche” con quelle donne e alla sensazione di onnipotenza, davanti ai loro corpi macellati. Arrivati a casa, i Cook ripresero possesso della villetta unifamiliare in cui abitavano da circa dieci anni. Raymond aiutò a disfare i bagagli, giocò con le bambine e seguì alla televisione le notizie sportiveDopo mangiato, si sedette in poltrona e attese che moglie e figlie decidessero di andare a riposarsi. Tutto quello che gli serviva, l’aveva già caricato in macchina con il consueto puntiglio. A Helen aveva rifilato la solita scusa: la notte da passare a casa della anziana madre, dopo giorni di lontananza. Quando ormai era pronto per uscire, vide sua figlia uscire dalla porta dalla camera e corrergli incontro con le piccole braccia protese in un abbraccio. “Papà, papà, grazie! Questa sì è stata una vacanza!”, esclamò Gloria, cingendo forte il petto del padre. Stretto all’esile corpo della figlia, Raymond avvertì ancora quel senso di commozione emergere dentro di sé. Ripensò a Francene, a Dorothy e a tutte le altre… e pensò a Mary Ann, che lo avrebbe atteso quella notte. Fermatemi, vi prego!, implorò la sua mente, quasi che il calore del corpo di Gloria avesse risvegliato in lui una larva di umanità, rattrappita da chissà quanto in una stanza buia in fondo all’anima. Avvertì una fitta, Raymond, come se la natura che si era risvegliata, chiedesse il proprio posto nel suo cuore. Oh mio Dio, fa’ che mi fermino!

Tratto da “La Fuga e altre storie per l’estate” edito da Ilmiolibro – Storie Brevi

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