Un Festival “alternativo” – di Fabrizio Medori

Una volta l’anno, per diversi giorni, il Festival di Sanremo diventa il principale argomento di informazione e di conversazione per tutta l’Italia. Anche chi non è interessato all’argomento viene bombardato da pseudo-notizie provenienti dal mondo della canzonetta, temporaneamente stabilitosi sulla riviera ligure. Con il passare degli anni la manifestazione si discosta sempre di più dalla reale produzione musicale pop italiana e diventa sempre più contenitore spettacolare, mantenendo la sua funzione di vetrina per gli ospiti stranieri. Come potremmo sopravvivere senza essere soffocati dal festival ma senza distaccarcene con snobismo? Partirei con la considerazione che non sempre il festival è stato così, il palco del Salone delle feste del Casinò di San Remo, prima sede della Kermesse, ha visto sul suo palco stars del calibro di Louis Armstrong, Stevie Wonder, Wilson Pickett, Sonny and Cher, gli Yardbyrds, gli Hollies e tantissimi altri nomi di grande richiamo internazionale in gara, accoppiati a cantanti italiani. Anche più recentemente la formula è stata riesumata, portando sul nuovo palcoscenico, quello del teatro Ariston, perfino Ray Charles, mortificato dall’accoppiamento con Toto Cutugno. Piuttosto che inveire contro la pochezza delle proposte contemporanee, contro la scarsa qualità e rappresentatività dell’attuale festival e delle sue edizioni precedenti, ho cercato di immaginare la rassegna dei miei sogni, il festival che non ci sarà mai. Il luogo dove realizzare uno spettacolo di questo genere non esiste in Italia, e nemmeno nel resto del mondo; così, per immaginarlo, prenderei ispirazione dalla più fortunata canzone mai presentata al festival: Volare.
Mi piacerebbe vedere un Sanremo con tutti quei cantanti che ci hanno abbandonato troppo presto, che  abbiano partecipato o meno al festival vero. Per quanto riguarda la regia, il più indicato mi sembra il padrone di casa, il titolare della Ditta, San Remo; perché per gestire un cast di grandissime stelle ci vuole proprio la pazienza di un santo. Come presentatore andrei sul classico, scegliendo Mike Bongiorno ma gli affiancherei una showgirl capace di dare un tocco di leggerezza e brio alla conduzione: Delia Scala, molto più di una semplice valletta. Sul palco inizierei con le braccia allargate di quello che è stato in grado di trasformare il festival e tutta la musica leggera italiana, Domenico Modugno, proprio quello da cui avrei preso ispirazione per il “teatro”. La storia dei primi festival ci obbliga ad invitare la prima e forse più importante Regina della manifestazione, Nilla Pizzi che con la sua voce melodiosa e intonata ci permetterà di viaggiare attraverso arie dolci e rassicuranti, scatenando, però, l’immediato bisogno di contrastare tanta dolcezza con qualcosa di più movimentato. Caliamo subito due assi: Fred Buscaglione con una delle sue fumose storie noir e Renato Carosone con il suo Boogie napoletano. Per condensare in un solo nome i cambiamenti vissuti in riviera durante gli anni sessanta mi giocherei subito Luigi Tenco, capace di valorizzare i suoi testi significativi e complessi con musiche raffinate e geniali ma sempre orecchiabili. Mi sarebbe piaciuto moltissimo rivedere sul palco di Sanremo un cantante che ha partecipato una sola volta alla manifestazione (nel 1969) ma che ha caratterizzato la musica leggera italiana in tutto e per tutto: Lucio Battisti. Se il suo carattere glielo avesse consentito avrebbe portato al festival, in qualsiasi momento della sua carriera, brani epocali. Totalmente diverso, ma assiduo frequentatore di quel palco, il Reuccio Claudio Villa oggi sarebbe sicuramente in grado di gareggiare con molti tenori “pop” e sono sicuro che potrebbe tenere testa alla stragrande maggioranza di loro. Nell’Olimpo della musica leggera italiana ricaverei uno spazio speciale per tutti i cantautori storici, a partire da Fabrizio De André che mai avrebbe partecipato al festival ufficiale. A Sanremo, a dimostrazione che anche qui è possibile presentare musica di altissima qualità, e con successo, hanno partecipato Lucio Dalla, sul podio nel 1971 e Rino Gaetano che arrivò terzo nel 1978; e poterli rivedere oggi sarebbe davvero emozionante. Chissà se Pierangelo Bertoli tornerebbe volentieri su quel palco che nel 1991 gli ha dato una soddisfazione tanto grande quanto meritata, magari proprio insieme ad Andrea Parodi, per ritrovare il contrasto tra due voci tanto diverse quanto complementari? E Ivan Graziani porterebbe sul palco dei miei sogni uno dei suoi rock grintosi o una delicata ballata? E ancora… se la sua casa discografica avesse presentato Limiti al festival Ivan l’avrebbe vinto? Le “Signore” della canzone italiana sono più fortunate, perché possono ancora partecipare quasi tutte al festival in carne e ossa ma nel mio non potrebbe mancare Giuni Russo, l’interprete che dietro una voce strabiliante cantava testi e musiche coraggiosi e innovativi. Sono sicuro però che il “Premio della critica”, a prescindere, dovrebbe essere assegnato a Mia Martini, icona del festival e della musica italiana, magari con un pezzo firmato dal Califfo. Tra le poche donne in gara spiccherebbero però Marisa Sannia e Maria Carta, due fiori nati in terra di Sardegna, così come Dalida, cantante dalla carriera brillante e dalla vita troppo sfortunata. Inserirei nel cast anche Stefano Rosso, cantautore e chitarrista ingiustamente dimenticato. A proposito di cantautori, la fantasia di Umberto Bindi, la triste delicatezza di Sergio Endrigo e l’ironia di Bruno Lauzi eleverebbero ulteriormente il livello artistico del mio festival. Un altro sogno, nel sogno, sarebbe poi quello di rivedere, magari insieme, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber, due fuoriclasse della canzone milanese e soprattutto due grandi Maestri dell’ironia. Ci sarebbe uno spazio adeguato per Little Tony, interprete a volte sottovalutato e per Nino Ferrer, cantante dalla voce importante e personalissima. Dal punto di vista strettamente tecnico poi, Alex Baroni riuscirebbe a darci una spinta in avanti e, per concludere la manifestazione, vorrei sul palco il cantautore che è stato capace di suscitare le emozioni più intense negli appassionati di musica italiana, Pino Daniele. Un sogno, una follia, un gioco infantile e comunque inutile, ma un cast così non smetteremo mai di sognarlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: