Un “burkini” (non) ci salverà – di Ginevra Ianni

Il mondo brucia. L’Occidente del mondo sta cambiando irreversibilmente. Il sistema economico che lo ha sostenuto sinora comincia a scricchiolare mentre paesi come la Germania e la Gran Bretagna affrontano in prima linea i grandi cambiamenti economici che trascinano dietro di loro gli altri stati europei. Una parte consistente del mondo “povero“ ha deciso di varcare i confini e a bordo di gommoni traghetta fame, disperazione, vecchie e nuove malattie che l’Europa aveva dimenticato ( di meningite non si moriva più).
I paesi europei continuano ad avere un atteggiamento slegato, non unitario: chi erge muri ai confini, chi apre selettivamente solo ai “migliori”, chi, non potendo fare altro, raccoglie tutti o almeno quelli che riescono a salvare prima che il mare nostrum li ingoi come cibo per le sue creature. Il mondo brucia e scomodando un minimo la storia, sembra di essere tornati alla vigilia del crollo dell’impero romano: le legioni danubiane non riescono più a contenere e frenare l’inarrestabile calata dei barbari”, il cui vero scopo non era e non è quello di conquistare e distruggere, bensì di avere quello che i cives romani avevano e noi europei abbiamo in tempo di democrazia (o almeno crediamo di avere): una casa comoda, un lavoro, un’assistenza sanitaria, un mondo pacificato e benestante.
Lo volevano allora, lo vogliono adesso e per questo premono ai nostri confini, inarrestabili, tanto numerosi da non poterli più contare e questa incognita mette in stallo il sistema Europa. La comunità europea non ha e non riesce a creare una politica unitaria, non è capace di pianificare né l’emergenza del fenomeno migratorio del momento né nel medio-lungo periodo. Quindi i singoli stati arrancano con politiche improvvisate, frutto della contingenza, prendendo decisioni non improntate al buon senso ma in funzione delle rispettive prove elettorali: alcuni creano lager ai loro confini, altri raccolgono chi arriva per mare, nutrono i superstiti, danno sepoltura ai morti ma con un dispendio economico senza ritorno e senza avere la più pallida idea di cosa fare di questi disperati non nel futuro prossimo ma già domani. Il mondo brucia e si accartoccia su se stesso come un libro pieno di contenuti rimasti inattuati, solo parole che sfumano insieme alle capriole che la carta arsa compie nell’aria prima di dissolversi nel vento.
In tutto questo scontrarsi di forze ciclopiche, di mondi che si scontrano, i parlamentari italiani si prendono 40 giorni di ferie estive e i mezzi di informazione parlano della “fondamentale questione” “burkini”.
Un “dilemma atroce” che pare dividere la coscienza di tutto l’occidente: burkini si o  burikini no?
Una questione “fondamentale” che dilaga su media e giornali e pone domande in grado di causare un profondo sommovimento dell’anima. Una donna in spiaggia o in piscina può aggirarsi tra la gente con il temibile camuffamento che nasconde agli occhi concupiscenti del mondo il suo desiderabilissimo corpo?
Diamine, è un problema grosso! Dopo la rivoluzione della minigonna di Mary Quant, dopo bikini, il costume che ha preso il nome da un’isola tropicale ove è stata fatta esplodere la bomba atomica e dopo lo sdoganamento del topless degli anno ottanta, arriva un burkini e tutti restano a bocca aperta tentando di risolvere l’annoso dilemma che esso comporta. La Costa Azzurra, la Corsica provvedono e, sulla scia emotiva dei fatti del Bataclan parigino e dell’ennesima strage sulla Promenade des Ingles di Nizza lo scorso luglio, emettono ordinanze che ne vietano l’uso sulle loro spiagge. Comprensibile e non accettabile come risposta di chi ci governa dopo quanto accaduto… ma il burkini non è un’arma, non è un terrorista, non costituisce una minaccia in sé: è solo un costume per andare al mare, a viso scoperto: dov’è la sopraffazione? Dov’è lo svilimento e la sottomissione della donna all’uomo? Dov’è la mortificazione e l’annullamento dell’individuo… e perché le suore sì e queste altre no? Tutte queste pessime caratteristiche le possiedono vesti come il niqab o l’orribile burqua che le annulla al mondo, le rende lenzuola vuote che occupano spazio fisico senza parola, senza voce, volto o espressione, di fatto violando la Legge che in Italia prevede il divieto di rendersi irriconoscibile.
L’Europa è un posto civile dove la libertà d’espressione che non danneggi gli altri è ancora un diritto indiscutibile: se si incontra una donna con un burkini la si può guardare dritta in faccia e se non lo si condivide vi sono due opzioni: glielo si dice direttamente o si gira la testa e si preferisce guardare altrove. Ma l’intorpidimento estivo e la necessità di tenere il focus non sulle vere questioni ma sulla notizia inutile amplificano la polemica, gonfiano e finiscono per coinvolgere addirittura il premier francese Valls, poi la cancelliera Merkel ed infine i politici italiani che spaziano da un equilibrato e laico atto di rispetto di Alfano alla proposta di una legge quadro del leghista Calderoli che ne vieti l’uso sulle patrie sponde. Signori noi siamo (ancora) europei. Noi abbiamo dato i natali a Platone, Aristotele, Kant, Hegel e Giordano Bruno, ai maestri del pensiero occidentale. Abbiamo avuto Guido d’Arezzo che ha catturato la musica e l’ha messa tutta, anche quella che va oltre il nostro sistema solare con la nave spaziale Voyager, dentro un pentagramma. Noi apriamo corpi umani e sostituiamo organi vitali con parti artificiali, noi siamo la storia, la scienza, la filosofia, la pietà ed anche la guerra.
Siamo un vascello grande e un po’ scricchiolante in mezzo ad un mare in tempesta senza sapere quando e dove ci porterà ma in mezzo a tutto ciò ed ai problemi che affliggono il nuovo millennio, boccheggiamo dubbiosi, indecisi e inebetiti davanti non ad una bella signora in topless o in bikini ma ad un burkini!
Certe volte penso che ce lo meritiamo questo mondo fatto di speculazioni masmediologiche sterili, mentre le questioni davvero importanti neanche si è in grado, non dico di risolverle ma nemmeno di vederle.
Siamo nani sulle spalle  di giganti  e non ce ne rendiamo conto.

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