Stormy Six: “Un biglietto del tram” (1975) – di Magar

Gli Stormy Six… un gruppo musicale italiano che ha attraversato numerose stagioni della nostra musica. Costituitosi a Milano nel 1965, si è poi sciolto nel 1983. Nati come gruppo r&b nell’epoca del beat, sono stati fra gli esponenti del primo rock italiano – con venature psichedeliche e country – avvicinandosi alla canzone di protesta e creando una fusione stilisticamente unica tra canzone politica e rock progressivo. Negli ultimi tre album in studio, quando ormai la loro attività si svolgeva prevalentemente all’estero, hanno elaborato uno stile confrontabile con quello dell’avant-progressive rock europeo dell’epoca, collaborando alla fondazione e alle attività di Rock In Opposition. La band muove i primi passi nel 1965 con Giovanni Fabbri, Alberto e Giorgio Santagostino, Maurizio Cesana, Mario Geronazzo e Maurizio Masla. Già nell’anno successivo avviene il primo cambio di formazione, con l’arrivo di ex componenti del gruppo Gli Stregoni: Franco Fabbri,Antonio Zanuso e, nel 1967, si unisce all’organico Luca Piscicelli. Alla fine del 1966, dopo aver vinto il primo Festival studentesco di Milano al Palalido e dopo tante serate nei locali importanti di allora (Piper, Voom Voom, Bang Bang), gli Stormy Six incidono il primo 45 giri, contenente “Oggi piango” (cover di All or Nothing degli Small Faces) e “Il mondo è pieno di gente” (una canzone di Franco Fabbri, e quindi fra i primi brani originali registrati da gruppi italiani dell’epoca beat), con l’etichetta BluebellNel 1967 gli Stormy Six vengono scelti come uno dei gruppi spalla dei Rolling Stones per la loro prima tournée italiana. Sempre per la Bluebell, negli stessi mesi, esce il nuovo 45 giri Lui verrà / L’amico e il fico” (entrambe canzoni originali). Questa prima fase viene conclusa dal tentativo della Bluebell (la casa discografica di Fabrizio De André, ma anche dei New Dada e di Santo & Johnny) di lanciare Maurizio Masla come solista. Gli Stormy Six restano un quartetto. L’anno successivo (ma esce nei primi mesi del 1969), viene inciso il primo LP, “Le idee di oggi per la musica di domani”, album dove si intrecciano riferimenti al rock psichedelico angloamericano ma anche alla nascente canzone d’autore. Le canzoni sono tutte di Franco Fabbri e di Claudio Rocchi. Oltre a loro nel gruppo sono rimasti Luca Piscicelli e Antonio Zanuso, anche se le numerose tastiere (Hammond, clavicembalo, pianoforte) sono suonate da Fausto Martinetti, ormai uscito dalla formazione. Non completamente convinta dall’idea (per l’epoca piuttosto rara in Italia) di un gruppo che esegue esclusivamente proprio materiale, la nuova casa discografica (Ariston Records) non sostiene l’album. Prima offre agli Stormy Six di registrare due cover dei Creedence Clearwater Revival (“La luna è stanca” e “Lodi”), poi offre a Rocchi un contratto come cantautore solista. Claudio accetta, e viene sostituito nel gruppo da Massimo Villa. Con la nuova formazione il gruppo incide due singoli di canzoni originali, “Alice nel vento”/ “Il venditore di fumo” (1970) e “Rossella” / “Leone” (1971) che ottengono un certo successo radiofonico per l’atmosfera country-rock e i testi svagati e ironici. Leone diventa un tormentone estivo grazie alla trasmissione Alto gradimento che gioca sull’omonimia tra il protagonista della canzone (un pendolare alla ricerca di avventure mercenarie) e l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone. È così, in modo quasi casuale, che gli Stormy Six iniziano ad essere associati alla scena politica. Nel 1971 prendono parte al primo festival di Re Nudo a Ballabio e al primo Festival d’Avanguardia della Musica e Nuove Tendenze, presentando la loro prima canzone esplicitamente politica… “La manifestazione”. I loro amici Eugenio Finardi e Alberto Camerini partecipano all’incisione del provino, ed è la prima volta che entrano in uno studio di registrazione. Nell’autunno dello stesso anno viene registrato“L’unità”, concept album che rilegge in chiave storico-critica l’unità d’Italia. Uscito all’inizio del 1972, l’album ottiene un buon successo di critica (viene salutato come la migliore uscita dell’anno di un gruppo italiano, insieme a “Storia di un minuto” della Premiata Forneria Marconi) ma non viene trasmesso dalla RAI, la cui commissione d’ascolto censura tutte le canzoni. Il riscontro commerciale dunque è minimo.

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Di nuovo, la casa discografica interpreta malamente le prospettive commerciali del gruppo e impone agli Stormy Six la partecipazione a Un disco per l’estate con una canzone, “Sotto il bambù”, scritta dal cantautore Mario Barbaja insieme a Franco Fabbri. Gli Stormy Six cercano di rimediare modificando il testo che viene però bocciato dalla RAI. A norma di contratto, la casa discografica impone al gruppo di incidere la canzone con un testo rimaneggiato (anche rispetto alla stesura originale). L’episodio di censura viene stigmatizzato dalla stampa di opposizione. Nel frattempo, gli Stormy Six (Franco Fabbri, Giorgio Casani, Massimo Villa, Luca Piscicelli, Antonio Zanuso) iniziano la loro attività di agitazione e propaganda politica, partecipando alla campagna elettorale del PCI per le elezioni politiche del 1972 con un repertorio formato dalle canzoni tratte da “L’unità”, da canzoni di lotta italiane e internazionali, da canzoni nate in quel periodo nel Movimento StudentescoProprio all’interno della attività musicali del Movimento Studentesco milanese avviene l’incontro tra Franco Fabbri e Umberto Fiori, Carlo De Martini e Tommaso Leddi. Insieme a Luca Piscicelli ed Antonio Zanuso (già presenti nel gruppo dagli anni del beat) costituiscono, a partire dal 1973, il nucleo di base attorno al quale gireranno le formazioni degli Stormy Six negli anni successivi. Sono questi sei musicisti a incidere alla fine del1 973 “Guarda giù dalla pianura”, una raccolta di canzoni di protesta di vari Paesi che comprende, tra gli altri, brani di Mikis Theodorakis, Woody Guthrie, Ewan MacColl, Fausto Amodei. Nelle note di copertina dell’album, che esce all’inizio del 1974, gli Stormy Six annunciano il loro prossimo progetto, un album dedicato alla Resistenza Partigiana. In effetti, alcune delle canzoni che diventeranno poi più note all’interno di quel nuovo progetto, come “Stalingrado”, “La fabbrica”, “Dante Di Nanni” (scritte dalla terna di autori del gruppo, Umberto Fiori, Tommaso Leddi, Franco Fabbri) vengono eseguite in concerto prima ancora che il gruppo abbia iniziato a registrare l’album. Tuttavia, l’Ariston Records è ancora una volta scettica sulle prospettive commerciali dei progetti degli Stormy Six e la realizzazione del nuovo album viene continuamente rinviata… ma nell’autunno del 1974 molti gruppi musicali dell’area milanese si riuniscono per dare vita a una cooperativa, chiamata “l’Orchestra”, che agisca da agenzia di concerti indipendente, e in prospettiva anche da etichetta discografica. Ne fanno parte, oltre agli Stormy Six, il Gruppo Folk Internazionale, fondato da Moni Ovadia, gli Yu Kung, Quarto Stato, i Tecun Uman e molti degli esponenti del nuovo jazz italiano, da Gaetano Liguori a Guido Mazzon e Toni Rusconi. In anni successivi diventeranno soci de l’Orchestra anche gruppi e musicisti stranieri, come Henry Cow o Heiner Goebbels e la cooperativa sarà coinvolta nell’organizzazione dei festival e delle tournée italiane dei gruppi di Rock In OppositionNel giro di pochi mesi l’attività de l’Orchestra come etichetta indipendente si concretizza, e la prima uscita è proprio quella di “Un biglietto del tram”, l’album degli Stormy Six a lungo rimandato. Se ne venderanno – nei canali tradizionali ma anche ai concerti, nelle manifestazioni, nelle librerie – molte decine di migliaia di copie.Tutti gli album in studio degli Stormy Six, fino al 1982, usciranno su etichetta l’Orchestra, il cui catalogo supererà (con gli album di tutti i musicisti aderenti) i cinquanta titoli. Alcune canzoni di “Un biglietto del tram”diventano notissime, intonate come inni di piazza o eseguite da altri musicisti. Nel 1975 e 1976 gli Stormy Six sono presenti a festival e manifestazioni, suonano in scuole e fabbriche occupate, in decine di Feste de l’Unità. “Stalingrado” risuona continuamente anche nelle scalette delle prime radio libere. Il pubblico rimane però spiazzato dalla pubblicazione del quinto album degli Stormy Six (il secondo per l’Orchestra), una raccolta di brani strumentali, scritti per il teatro. “Cliché” – questo il titolo –  viene registrato nel 1976 insieme al trombettista Guido Mazzon e al batterista Toni Rusconi (Antonio Zanuso sta lasciando il gruppo) e ottiene ottime critiche su riviste di jazz internazionali ma lascia freddo il pubblico militante, nonostante lo stile musicale dell’album sia chiaramente imparentato con quello di alcune canzoni dell’album precedente. Ancora all’inizio del 1977 gli Stormy Six – che hanno già composto gran parte del loro sesto album – stanno lavorando per il teatro. Creano la parte musicale di “Pinocchio Bazaar”, un musical diretto da Gabriele Salvatores e interpretato dalla compagnia del Teatro dell’Elfo, ottenendo  un successo notevole (le musiche di Pinocchio Bazaar, senza le voci degli attori, saranno incluse nella riedizione su cd di Cliché). E poi… ne parleremo in un’altra occasione… Intanto riascoltiamo lo storico “Un biglietto del tram” e andiamo a confrontare l’impegno e la lotta di classe che contraddistinsero un periodo del quale non siamo riusciti a fare tesoro.

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Un pensiero riguardo “Stormy Six: “Un biglietto del tram” (1975) – di Magar

  • agosto 18, 2015 in 6:01 pm
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    L’anno scorso hanno suonato nella mia città. Per un motivo grave, non ho potuto partecipare al concerto. Li ho sempre trovati interessanti, perciò penso di avere perso un’occasione, ma molte volte si fa quel che si può ed è giusto così.

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