Umberto Ti. : “Alaska” (2018) – di Marco Valerio Sciarra

Ti guardi allo specchio e la fredda lastra di vetro riflette inesorabile l’immagine di un uomo solo. Eppure i profondi segni che porti sulla pelle sono stati impressi dall’amore. Nonostante tutto questi segni e questo amore sei solo (siamo soli), a leccare ferite che hanno quasi sempre un sapore dolce. Perché quando due solitudini entrano in contatto casuale o volontario, entrano in sintonia o entrano in collisione, comunque si innescano le dinamiche che infiammano i sentimenti. Si avviano le relazioni, le storie d’amore che hanno un loro apice e, quando si cerca il piacere in tutti i posti più strani, si è felici di qualsiasi sciocchezza o di qualsiasi tormento… e poi arriva il declino che, inevitabilmente, scrosta la patina di felicità e lascia solo il tormento. A contare bugie e spine. Solitudini che tornano ancora più sole e si abbandonano al freddo polare come solo in “Alaska” si può sentire. Soltanto il malinconico rimuginare di quei segni sulla carne porta il calore dei ricordi. Umberto Ti. annota nove ricordi, come nove segni, nel suo secondo album in studio: “Alaska”. Li imprime nella memoria con la stessa forza con cui si erano inflitti sulla pelle, con tutti i dettagli più significativi o anche quelli più fugaci, come una collana rotta che sparge perle per terra. Le emozioni che rotolano inseguono la linea melodica della strofa portata dalla voce e non la abbandonano per inseguire altre linee che fanno da bridge o da ritornello, vanno avanti nella loro direzione come onde, fino a quando non vanno a infrangersi su un riff di chitarra graffiante, in crescendo, che sottolinea l’enfasi. La deflagrazione dell’emozione. Forse è Rock, forse Indie, forse niente di tutto questo, è solo una questione personale. Così come deflagrano nella metrica anche i testi. Versi intimi che scolpiscono le sensazioni, se ne fregano della forma, perché è quella del flusso interiore e non si può arginare in una misura qualsiasi, ma riescono a raccontare perfettamente quello che si sta provando: “Mi sono tolto le bende dagli occhi / ma non è il sole che mi fa male / ma sono tutte le bugie che mi racconti”. Umberto Ti. decostruisce forma canzone e poetica ma, grazie ad arrangiamenti ben strutturati e alla produzione artistica di Giuliano Dottori, i brani arrivano diretti, potenti e piacevoli. Alla fine l’uomo solo davanti allo specchio finisce sempre in giardino con un bicchiere di Whisky in mano.

“Alaska” by Umberto Ti.
Alla batteria Mauro Sansone.
Tracklist: 1. Kids. 2. Bugie. 3. Principianti. 4. Non Importa.
5. Domenica. 6. Alaska. 7. Isolati. 8. Solo Un Uomo. 9. Motel.  

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