Truemantic: “Truemantic” (2018) – di Pietro Graziano

Cosa succede se a vent’anni ti chiudi in casa, la tua passione sono i synth e le sonorità dark/wave? Niente di grave, anzi, forse qualcosa di molto bello se tu sei Truemantic e dopo tre anni esci con un album di esordio di una maturità decisa. Il debutto di Toto Ronzulli, da Margherita di Savoia, in provincia di Brindisi è un disco vario dalle atmosfere cinematografiche, e i diversi brani hanno i giusti suoni per potere accompagnare diverse pellicole, perché no, anche internazionali. Velluto apre il disco in maniera soffusa, e tra chitarre twang e tastiere avrebbe fatto la sua figura nella colonna sonora di “The Virgin Suicides” scritto dagli Air per il film di Sophia Coppola. In Rivedermi appaiono invece ritmi sintetitici eighties, ma una maggiore energia, quasi da dancefloor, vicina alle produzioni di Death In Vegas o ai Two Lone Swordsmen di Andy Weatherhall. Rivedermi ha una drum machine mariale, un giro di chitarra che rimanda ai Cure di “A Forest” senza però esserne un plagio e il brano si risolve poi in maniera diversa, come se ci trovassimo di fronte ai New Order dei primi anni ottanta, riprocessati da un dj contemporaneo. 8 è l’unico brano cantato del disco, e vede la partecipazione dei Dade City Days, tra le formazioni più attive e stimate negli ultimi anni nell’underground italiano. Voce ipnotica che accompagna un video di alta qualità, come se ci trovassimo di fronte a dei Subsonica o Bluvertigo più inquietanti e malati, e con un appeal più internazionale. Latte ha un bel basso distorto, secondo la lezione di Peter Hook dei Joy Division ed è un altro brano che potrebbe trovare posto nelle scalette dei dj appassionati del genere… lo stesso basso lo ritroviamo nella successiva Vento Del Sud, dark fino al midollo, l’essenza del sound di Truemantic e di quella che definisce Cold Wave, stile che anche nel resto del mondo ha i suoi seguaci e rappresenta una sorta di modernizzazione delle idee di Joy Division/New Order in chiave contemporanea e più elettronica. L’album scorre senza punti deboli, cosa abbastanza rara per un disco che si vuole porre come album di “genere” ma che in realtà contiene in sé già molti elementi in più della media delle produzioni dark, nazionali e non, compreso un pregevole strumentale per solo piano, Un Anno Fa. Le potenzialità per Truemantic sono molte, così come le strade possibili, se approfondire l’aspetto orientato al dancefloor o privilegiare l’innesto di voci ed evolversi verso la forma canzone, o semplicemente rimanere fedele a questa formula, non comune ma molto personale.

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