Troubled Horse: “Revolution On Repeat” (2017) – di Giovanni Capponcelli

Tra le tante proposte interessanti che potreste scoprire spulciando il catalogo della Rise Above Records, l’etichetta fondata dal Lee Dorrian dei Napalm Death, merita di certo un ascolto questo quartetto svedese di Örebro. Attivi dai primi anni 2000, esordiscono solo nel 2012 con “Step Inside” trovando subito nella label britannica la spalla giusta per il loro heavy rock a marmitte spianate e giubbotti neri di pelle borchiata. Musica che vanta già illustri colleghi scandinavi in Spidergawd, The Devil And The Almighty Blues e, soprattutto, nei devastanti Tiebreaker del recente “Death Song”. Dalla loro i Troubled Horse hanno un approccio più acerbo ma anche di vedute piuttosto ampie, in grado di spaziare dagli ultraboogie confederati alla Black Oak Arkansas al power pop metallizzato rubato agli anni 80 di Heart e Cheap Trick (Which Way To The Mob sarà pure ancora grezza, ma c’ha un tiro contagioso); dalla furia funk dei Red Hot, agli ovvi, abusati, inconfondibili power-chord marcati AC/DC. Riffoni garantiti, ma anche ballads per cuori impavidi alla Lynyrd Skynyrd. Un “quarto stato” hard rock (la copertina parla chiaro…) in cui tutto cambia per non cambiare nulla, musicalmente innanzitutto, ma anche nel concept dell’album, come chiarisce il cantante Martin Heppich: “il titolo del disco fa riferimento alla storia di una società che ripete sé stessa in continuazione, rivoluzione dopo rivoluzione; ma alla fine nulla realmente cambia”. Tutto sommato, quando i cliché sono ben interpretati e piazzati al posto giusto, il divertimento è garantito, pur in una band mai troppo originale che ancora non ha ben messo a fuoco una propria, riconoscibile, personalità.

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