Trettioåriga Kriget: “Trettioåriga Kriget” (1974) – di Piero Ranalli

Questo debutto omonimo dato alle stampe nel 1974 dei Trettioåriga Kriget (La Guerra dei trent’anni) è uno dei migliori album prog realizzati in Svezia negli anni 70 e mostra una band piuttosto selvaggia e aggressiva che suona con un approccio duro e ruvido sui propri strumenti. Aleggia una forte dose di drammaticità, un heavy prog con le tastiere anche se presenti assumono davvero un ruolo minore. Gli intrecci di basso, molto crudo che usa la distorsione di tanto in tanto, e di chitarra sono la caratteristica di questo lavoro e creano esibizioni complesse e coinvolgenti; una sorta di jazz psichedelico travolgente, caotico e trasgressivo con bei suoni vintage. La tendenza musicale è quella di un rock progressivo duro aperto all’inclusione di complessità di ispirazione jazz ed espansioni psichedeliche con esplorazioni nei regni dell’Art-rock. Non scendono a compromessi sul proprio stile. I testi cantati in svedese ed il cantante con la sua voce molto potente ed acuta (sebbene io non sia un estimatore di questa timbrica vocale) sembrano adattarsi molto bene alla musica. I suoni della tastiera in alcuni brani sono forniti dall’incredibile Mellotron, non accreditato, ma sembra che il responsabile sia stato il batterista. “Trettioåriga Kriget” (Epic 1974) che lascia senza fiato con una notevole varietà di tempi strani e riff frastagliati, rivela un’essenza caotica e aggressiva con bei suoni grezzi, imbrigliati su composizioni rock dalla struttura decisa.
Kaledoniska orogenesen, che dà il via all’album, racconta dell’orogenesi caledoniana, un evento geologico avvenuto sul nostro pianeta milioni di anni fa, la formazione di una catena montuosa causata dallo scontro tra le placche continentali di Laurentia e Baltica e questa fisicità dell’argomento trattato viene degnamente introdotto da un’eruzione metallica caratterizzata da un emergere minaccioso di chitarra, basso e batteria, un inizio caotico di solito riservato a finali esplosivi. Ad ogni modo l’atmosfera mostra un’energica miscela di blues rock e psichedelia orientata all’heavy in una cornice progressiva. Non passa molto tempo e arrivano alcune deviazioni jazzistiche nello sviluppo ritmico del brano, così da aggiungere un’interessante variazione allo stato d’animo generale. Il tono ultra acuto di Robert Zima fa sì che la voce si adatti bene a questa strumentazione particolarmente potente. Sia la sua gamma vocale che lo stile possono essere oggetto di controversia tra i fan del prog, ma chiunque ascolti questo album da un punto di vista analitico può notare che è il cantante giusto per la band sia per il suono che per il repertorio.
Röster från minus till plus si distingue per uno stato d’animo più circoscritto, si apre con basso e voce e alcune parole pronunciate su uno sfondo di mellotron che mostrano alcuni elementi inquietanti. Lo sviluppo della traccia fornisce lo spunto per un indurimento dell’umore, ma viene fornito solo in modo molto sottile. In ogni caso, il suono potente del basso mantiene la coerenza del brano, specialmente in quei momenti in cui Christer Åkerberg deve lasciare il riff per andare in assolo. Le cose non diventeranno più morbide con Fjärilsattityder. Il suono del power trio elaborato dagli strumentisti continua ad essere esplorato con entusiasmo e grazia, con un robusto bassista e un batterista che definiscono il nucleo per le dinamiche dell’intera band ed un chitarrista dotato di una capacità di arrangiamento davvero unica. Mina Löjen, malinconico e violento, si apre con un prologo frenetico, molto obbediente alla struttura jazz-heavy-prog e l’emergere di una sezione cantata basata sulla chitarra acustica porta un po’ di calma ma farà da preludio ai duelli tra il bassista ed il chitarrista: un incubo surreale, bellissimo. Ur Djupen ha degli ottimi passaggi di mellotron, ed è il pezzo più breve. Gli ultimi minuti dell’album sono occupati da Handlingens skugga, che inizia con uno stato d’animo pacato che cresce di intensità e presenta alcuni intermezzi complessi che conducono verso una dinamica interessante nonostante la loro brevità. La coda è una jam energica che dà spazio alla chitarra di Åkerberg e, rispetto agli altri brani, la conclusione è assegnata ad un finale brusco. In sintesi un disco eccellente che non dovrebbe assolutamente mancare in una qualsiasi collezione prog che si rispetti.

Christer Åkerberg: chitarra elettrica e acustica. Stefan Fredin: basso.
Dag Lundqvist: batteria, percussioni, mellotron. Robert Zima: voce, chitarra.

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