Tony Pagliuca: Le Orme, il Rock progressivo, la ricerca spirituale – di Gabriele Peritore

Tony Pagliuca Aveva già all’attivo un album di buon livello, “Ad Gloriam”, inciso appunto solo per la gloria, con Aldo Tagliapietra e Michi Dei Rossi (oltre che Nino Smeraldi e Claudio Galieti), quando i tre musicisti, riuniti, dopo varie vicissitudini e cambi di formazione, sotto il nome de Le Orme, sentono l’esigenza di approdare ad un nuovo stile espressivo. Non era soltanto una questione di classifica o di ricavi, loro sentivano che il Beat, lo stile rock che avevano proposto fino al 1969 stava per esaurire i suoi contenuti, non potendo più soddisfare il loro bisogno di ricerca. Dall’Inghilterra arriva l’eco del suono di un nuovo strumento creato dall’ingegnere americano Robert Moog, il sintetizzatore, in grado di campionare i suoni e riproporli in nuovi modi, amplificandoli, distorcendoli, allungandoli, decostruendoli, ricostruendoli. Tony Pagliuca si reca in Albione con l’intento di venire a contatto con questo straordinario strumento. Ad aspettarlo sul posto c’è il giornalista Armando Gallo che lo introduce nella scena musicale underground londinese. Le band emergenti sperimentano nuove forme della psichedelia e i brani vengono dilatati e articolati in arrangiamenti complessi, con largo spazio per le esecuzioni strumentali in movimenti simili a suite barocche o sinfonie. I testi, protesi verso tematiche mitologiche o impegnate, vengono declamati con enfasi vicina al vaticinio. Sono le prime scintille di un incendio che prenderà nome di Progressive Rock. Un genere in cui è fondamentale l’intelaiatura musicale intessuta alle tastiere dall’organo e dal sintetizzatore. Tony Pagliuca può toccare con mano le capacità di espressione infinite di questo strumento, rimanerne affascinato, per la sua struttura tecnica, con oscillatori uniti in sequenza da cavi di derivazione, ma anche amareggiato per il fatto di non poterselo permettere per i costi troppo elevati. Quando torna a Marghera costringe i suoi colleghi a seguirlo nuovamente in Inghilterra per respirare quell’aria di novità artistica, e un amico ingegnere del suono a costruirgli artigianalmente un sintetizzatore simile (anche se non del tutto uguale almeno simile) a quello di Moog. Così nel 1971 nascono le registrazioni dei brani del Long Plain “Collage”, con suite ariose, eterogenee e enfatiche, come uscite dal mondo del mito e della favola, che mettono il primo tassello del Rock progressivo in Italia. Il nuovo modello espressivo viene immediatamente assimilato dalle band nostrane che si mettono all’opera per sfornare capolavori senza soluzione di continuità nel giro di pochi anni. Si apre l’epoca d’oro per i Banco del mutuo soccorso e i New Trolls, per i PFM e i De De Lind, per gli Area e i Formula 3 e tanti altri ancora… e ognuno a suo modo ha dato un contributo fondamentale in quel periodo. “Collage” è riconosciuto come l’album che apre un nuovo corso musicale ed è apprezzato sia dal pubblico che dalla critica. Permette ai musicisti di esprimersi con la musica classica rinnovandola, di elaborare versi simili a poesie, trattando tematiche intime, scottanti, criptiche e a volte scioccanti; soprattutto, nel caso di Tony Pagliuca, di esplorare la dimensione spirituale con la tastiera del pianoforte. Forti del successo di “Collage” e pieni di nuovi stimoli, si rintanano nel loro rifugio montano per registrare le tracce del disco “L’uomo di pezza” che viene pubblicato nel 1972… un altro esempio magistrale del Rock prog. Probabilmente, però, quello che è il loro capolavoro assoluto è il concept album “Felona e Sorona” che viene dato alle stampe nel 1973. Il filo conduttore del disco è il rapporto di attrazione e contrapposizione di due pianeti gemelli che rappresentano il bene e il male. La sintonia tra i musicisti della band è ai massimi livelli e il risultato è pura magia espressiva per l’intera durata dell’opera. I testi vengono tradotti in inglese, con la collaborazione di Peter Hammil, fondatore di una delle band prog rock più importanti in assoluto… i Van der Graaf Generator, e trovano ampio consenso anche a livello internazionale. Probabilmente Le Orme con “Felona e Sorona” toccano il loro apice creativo perché dopo, forse per il deteriorarsi naturale del rapporti o forse per il rapido mutare delle richieste di nuove sonorità, pur sfornando ottimi lavori, non raggiungono più la stessa magia. Aldo Tagliapietra e Michi Dei Rossi, insieme ad altri eccellenti musicisti continuano ad imprimere le loro orme nel panorama musicale italiano ed estero, mentre Tony Pagliuca nel 1990, con l’album “Io Chiedo”, inizia una carriera solista proiettata verso una maggiore ricerca spirituale. Sperimenta nuovi linguaggi al pianoforte, per descrivere le dinamiche interiori della propria fervente religiosità cattolica. Tracce di tali tentativi le troviamo fin da subito, fin dai primi lavori con Le Orme, soprattutto nei passaggi in cui la tensione verticale è maggiore. Adesso è più evidente e accentuata e ricopre la quasi totalità della sua produzione e di quella dei figli Emanuele e Alberto, pur non distaccandosi mai dalle partiture firmate con la sua ex band e da un certo gusto di scrittura che prevede una spiccata complessità. Negli ultimi anni ha realizzato un CD per Papa Francesco, ” Wake Up Go Forward “, messo in musica il mormorio trascendente del Santo rosario nel progetto “Decine” e realizzato qualche opera teatrale di notevole rilievo. Il lavoro di Tony Pagliuca continua così nella direzione di ricerca che lo porta su un’altra dimensione, per inseguire ossessivamente soprattutto se stesso e la sua arte, trovando pepite d’oro in ogni strana miniera e maniera.

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