Tony Borlotti e i suoi Flauers: “Belinda Contro i Mangiadischi Deluxe” (2020) – di Ignazio Gulotta

Un quarto di secolo di attività per una delle band più significative del nuovo beat di casa nostra, per celebrarlo l’etichetta Area Pirata ha deciso di stampare in un unico disco il disco “Belinda Contro i Mangiadischi” uscito in vinile nel 2019, l’EP “Battuti e Beati” del 2016 e in più due tracce inedite. C’è di che far felici gli appassionati del genere e chi ama sonorità vintage e una musica spigliata e divertente da godere tutta d’un fiato e se non dimenandosi nel ballo, almeno battendo incessantemente i piedi, perché non è davvero facile star fermi di fronte al ritmo frenetico e sbarazzino con il quale Tony Borlotti e i suoi Flauers imbastiscono le loro scintillanti “canzonette“, per citare il Bennato che fu. E tutte le diciassette tracce funzionano a meraviglia con le accese evoluzioni del Farfisa a dialogare con chitarre taglienti e fuzz e una sezione ritmica che crea un groove irresistibile e scatenato.
A rendere ancor più ricco il suono danno un ottimo contributo gli inserti dell’armonica e dei fiati. Anche i testi molto diretti ed efficaci contribuiscono alla riuscita soprattutto nel ricollegarsi a quelli della stagione d’oro del beat italiano, oscillando fra voglia di ribellarsi al conformismo, tremori e ardori adolescenziali, amori più o meno felici. C’è nostalgia per quel mondo musicale vecchio di mezzo secolo, ma soprattutto profondo e sincero amore verso il tramonto di un periodo quando speranza e ingenuità andavano insieme a una visione colorata del futuro, sentimento di rimpianto ben esplicitato in Quelli della Radio, cover dei torinesi Powerillusi. Non manca alla band una buona dose di ironia, a esempio nel modo in cui affrontano il tema del passare dell’età in Falso Giovane, una delle due bonus tracks contenute nell’album, o quello della sconfitta in Sono nei Guai o in cui tracciano un loro ritratto in Programma Beat (“Con gli occhi sempre assorti / da sempre stanchi morti / viaggiare senza scopo“).
Molti i legami fra le canzoni della band e quelle che popolavano i juke-box nei Sessanta, da Pugni Chiusi a Pietre a Che Colpa Abbiamo Noi, che, rivendicando forme di ribellione al conformismo, anticipavano quel vento di rivolta che sarebbe dilagato nel ribollire del ‘68; fra queste segnalerei la psichedelica Al Comizio dei Fiori, Noi Siamo Qui con la voce di Michele Landi dei Barbieri, l’antimilitarista La Cartolina. E non poteva mancare con La Lambretta l’omaggio a uno dei simboli del movimento mod. Nel disco anche tracce strumentali, una di queste è la splendida e luminosa title-track con il suono dell’organo Farfisa in evidenza su una ritmica incalzante, qui brillano echi delle colonne sonore dell’epoca, il titolo è un omaggio a un fumetto di Crepax del 1967 influenzato dalla cultura psichedelica dell’epoca. A questo punta non resta che lanciarsi nell’ascolto!

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