Tom Hickox: “Monster In The Deep” (2017) – di Bartolo Federico

Tom Hickox si era presentato nel 2014 con l’album “War, Peace And Diplomacy” una colonna sonora per tutti quegli angeli dalla pelle troppo sottile, rimasti da soli con il cuore ferito e tristi romantici pensieri. Canzoni che sanno parlare di quelle cose perdute, che fanno mancare il respiro, e che riempiono gli occhi di lacrime, senza le quali lo spirito soffoca; è come se le tenebre lo avessero invitato a guardare là dove non abbiamo ancora scritto la parola fine, e intrufolarsi in quel gelo che ci portiamo appresso. Di recente ha pubblicato il suo nuovo lavoro, “Monsters In The Deep”, e il buio ha ritrovato l’anima, perché la luce del mondo è solo negli occhi degli uomini, e Tom Hickox sembra che tenga in mano una lanterna per illuminare il viso di quei mostri che si annidano nelle nostre profondità. Anche se la sua impostazione di musicista classico alle volte non manca di farsi notare (è figlio del direttore d’orchestra inglese Richard Hickox) questo non ostacola il suo costruire musica da novello sperimentatore, creando composizioni che riescono a sfuggire a qualsiasi classificazione. “War, Peace And Diplomacy” è prevalentemente un concept di ballate acustiche suonate al pianoforte, arrangiate in maniera originale con gusto e grande personalità, che hanno quella vertigine e quella magica atmosfera di “Notes to an Absent Lover” del cantautore canadese Barzin, e “The Boatman’s Call” di Nick Cave and the Bad Seeds. Qualcuno lo ha anche paragonato a Leonard Cohen e Randy Newman, senza citare Nick Drake; ma pur se questi accostamenti sono di grande prestigio, non focalizzano appieno la policroma personalità di Tom Hickox. La guerra, la pace e la diplomazia… suona intimista e parecchio suggestivo, nei suoi brandelli d’anima che sanno intrufolarsi in quei pertugi dove si annidano le nostre disfatte, scoperchiando nuovi e inquietanti dettagli; ma è la voce la Sua vera forza: un emozione nell’emozione, un baritono che riesce a toccare note improbabili. Una voce poliedrica, unica, che esplode contorcendosi con fragore in quel freddo che ci portiamo appresso; è un cielo bigio certo, e c’è qualche nuvola carica di pioggia, ma queste canzoni a cominciare dall’inziale The Angel Of The North, passando per White Roses Red, alla splendida The Lisbon Marù e Good Night (solo per citarne qualcuna, facendo sicuramente un torto alle altre) sono finestre aperte nel cielo, che illuminano quei solitari che scricchiolando si sono persi lungo il cammino. Per chi scende nell’oscurità non è mai facile risalire, ma in “Monster In The Deep” Tom Hickox ha cambiato direzione, pur continuando a scavare in quei coni d’ombra in cui ama abbandonarsi. In questo nuovo album c’è un cambiamento radicale rispetto all’anima “folk” di “War, Peace And Diplomacy”. La Sua incredibile voce si trasforma in mille altre voci, e le canzoni hanno un’aria più solare, come accade in Istanbul o in The Dubbing Artist, dove affiora il pop degli’indimenticati Housemartins, cosa che avviene anche in Korean Girl In A Waiting Room, solo che qui vengono “mixati” con l’anima sentimentale dell’Elvis di “Viva Las Vegas”. Quello che sicuramente gli è rimasta incollata addosso è la sua malinconia sognate, come nell’introspettiva The Mannequin Heart, e l’acustica The Plough, un vero tuffo al cuore con quel suo aleggiare ai giorni romantici e miserabili del giovane Morrisey“Monster in the Deep” è un disco che fa dei passi per aprirsi al mondo, pur con le sue ansie e la sua disperazione, e li fa mischiano rock ed elettronica, cinema e storie attuali, come accade in Perseus and Lampedusa, un piccolo gioiello di eleganza musicale, sempre frastornato da quelle figure inquietanti che lo assillano in una speranza di luce. Tom Hickox è un viaggiatore impetuoso, che nel caldo respiro del buio tocca il dolore e i tormenti, procedendo, sobbalzando e traballando nella luce smorzata, tenendo in mano il pistillo di un fiore scartocciato dal vento.

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