Todd Rundgren: “White Knight” (2017) – di Gabriele Peritore

Todd Rundgren, con quasi cinquanta anni di carriera sul groppone vissuti intensamente e in tutti i ruoli possibili, attraversando tutti i generi musicali e consegnando alla storia capolavori riconosciuti come “Something/Anything?” del 1972 (o curando la progettazione di lavori come quelli di Patty Smith, XTC, o The Band) potrebbe non avere voglia di tornare in sala d’incisione. Servono degli stimoli più sostanziosi per far scattare il desiderio di elaborare un progetto degno di essere  realizzato. Probabilmente, però, Todd Rundgren queste crisi creative non le ha mai conosciute (vista la sua smisurata produzione) e non le conosce ancora. Lo stimolo sostanzioso è arrivato lo stesso, grazie alle eccellenti collaborazioni di cui ha saputo circondarsi. Un modo per allargare il suo pubblico e far apprezzare ai suoi storici sostenitori altri valenti artisti. “White Knight” è il suo ultimo (ennesimo) album da solista e si avvale della presenza di musicisti Come Deryl Hall, Bobby Strickland, Betty LaVetteRobyn ed altri ancora,  ai quali chiede di immedesimarsi ed interagire con quello che per lui è il suono del ventunesimo secolo: una sorta di Rock pop elettronico modulato ai sintetizzatori. Quello che sembra rispondere meglio alle direttive di Todd, è il suo vecchio amico Donald Fagen che duetta con lui nella gradevole melodia di Tin Foil Hat, l’unico brano con risvolti sociali e che lancia una scanzonata invettiva contro il presidente Trump, come va tanto di moda in questo periodo storico. Un momento molto intenso si vive con il brano Sleep, grazie anche al contributo di Joe Walsh che sa intensificare la profondità emotiva del sound. Il desiderio di sperimentare sonorità estreme viene esaudito in Deaf Ears, brano che vede la partecipazione di Trent Reznor e Atticus Ross capaci, grazie alla loro tecnica, di progettare le giuste dilatazioni sintetiche. Il finale, affidato al brano This Is Not a Drill, è un’esplosione di distorsioni vibrate dalle chitarre di Joe Satriani. “White Knight” è un album estremamente vario nella sua integrità, grazie alla presenza dei numerosi ospiti che donano ad ogni brano la loro personalità. Si passa, quindi, dal Synth Pop anni ottanta all’Electro Dance Music, dal Soul melodico all’ambient music e permette a Todd Rundgren di sprigionare le innumerevoli sfaccettature della sua personalità artistica.

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