Tito Schipa Jr.: “Orfeo 9” (1973) – Alessandro Freschi

“Questa favola ha per vero protagonista assoluto, un illusionista prodigioso, lo stesso che col suo gioco preciso ti inganna e ti tiene distratto dalla più sublime delle visioni possibili: la realtà“.  
Tito Schipa Jr. ha già provato nel maggio 1967 a portare sulla scena un’opera rock. In quel periodo ricopre il ruolo di presentatore in uno dei locali à la page della capitale, il Piper Club di Via Tagliamento, e si inventa uno spettacolo imperniato su una sequenza ininterrotta di diciotto temi scritti da Bob Dylan. “Then an Alley” è il titolo della sperimentale performance di matrice beat ed incassa convinti apprezzamenti da parte degli avventori della discoteca. Purtroppo non risulta tale il gradimento degli agenti del cantautore di Duluth che impongono la soppressione dello show per violazione dei diritti d’autore. La forzata interruzione esorta il poco più che ventenne figlio del celebre tenore leccese ad intensificare le ricerche nel campo musicale con il fermo intento di riuscire a realizzare composizioni originali per l’allestimento di una rappresentazione teatrale di nuova concezione.
I frutti di tale dedizione prendono corpo il 23 gennaio 1970 quando, supportati dalla storica coppia di commediografi Garinei e Giovannini, Tito e la sua giovane compagnia calcano il proscenio capitolino del Teatro Sistina portando in scena i due atti di “Orfeo 9”, sotto la direzione musicale del pianista Bill Elliott. Rivisitazione del mito di Orfeo e Euridice in chiave moderna il melodramma riceve critiche incoraggianti, forte di un commento sonoro particolarmente accattivante sospeso tra psichedelia, blues e musica d’autore, una miscela di stilemi che incarna lo spirito pop dell’epoca, quello che in seguito verrà ridefinito progressive rock. Un esito positivo che va oltre le più rosee aspettative e che incentiva Schipa Jr. a mettere in cantiere la realizzazione di un disco e la trasposizione della pièce sullo schermo.
Mai uscito di catalogo e ristampato in dodici edizioni, il doppio album caratterizzato dal surreale artwork di Edoardo Sivelli che ritrae un primo piano del protagonista con due sbarrati occhi verdi disegnati sulle palpebre viene registrato a cavallo tra il 1971 e il 1972 negli studi meneghini della label Fonit Cetra e presso lo Studio 38 di Roma. Prodotto da Schipa Jr. in collaborazione con l’arrangiatore statunitense Bill Conti (che non tarderà a diventar famoso con soundtracks legati alle saghe di “Rocky” e “The Karate Kid”) e Muciky Gargalon, per “Orfeo 9” viene radunata a corte una consistente schiera di talentuosi musicisti tra i quali si segnalano i nomi del leader dei Brainticket Joel Vandroogenbroeck (organo e flauto traverso), di Bruno Crovetto (basso), Tullio De Piscopo (percussioni), Santino Rocchetti dei Gatti Rossi e del cantante soul e futuro dee-jay Ronnie Jones. Per la versione cinematografica Schipa Jr. coinvolge un cast di artisti perlopiù emergenti, molti dei quali legati al Piper Club: ad un giovane Renato Zero viene assegnata la parte del subdolo venditore di felicità, all’ex enfant prodige de “Il Ferroviere” di Germi, Edoardo Nevola, quella del vivandiere, mentre Loredana Bertè e Penny Brown si fanno apprezzare come narratrici
Eva Axènreduce dalle esperienze con Visconti e Patroni Griffi, indossa le eteree sembianze di Euridice; curiosamente l’attrice di origini svedesi chiamerà con il nome della ninfa, la figlia nata nel 1980 dalla relazione con l’attore Adalberto Maria Merli. Prodotto da Eidoscope e dal Centro Sperimentale RAI con un budget irrisorio il film è vittima di un ingiustificato ostracismo da parte dei funzionari dell’emittente di stato, a causa delle tematiche trattate, legate all’uso di sostanze stupefacenti, e viene trasmesso – in bianco e nero – per la prima volta nel 1975 nel palinsesto notturno. Girato nel formato 16 mm – ed in seguito portato a 35 mm – alle porte della capitale, “Orfeo 9” (il 9 sembra essere associato al numero di volte che l’opera è stata messa in musica, anche se esiste la possibilità che possa essere un tributo ai Beatles e, più precisamente, ad un loro brano, Revolution Number Nine) disloca la celeberrima storia d’amore tra Orfeo (interpretato dallo stesso Schipa Jr.) ed Euridice, agli albori degli anni settanta. All’interno di una chiesa sconsacrata trova rifugio dai frastuoni del consumismo e dell’industrializzazione una colorata comunità di fricchettoni.
L’introverso Orfeo vive l’esperienza in disparte, ai margini del gruppo; l’unica persona con la quale riesce ad entrare in confidenza è il ragazzo proveniente dalla città che distribuisce il pane, con il quale trascorre parte del tempo a fantasticare su sogni di libertà. L’incontro con Euridice, della quale rimane affascinato, lo scuote dall’indolenza che lo attanaglia ma, al momento del rito nuziale, un mendace individuo (
Venditore di Felicità) riesce a plagiarlo con un abile trucco, facendo allontanare l’amata compagna. Caduto in disperazione Orfeo si incammina verso la metropoli ma la sua ossessiva ricerca per ritrovare la ragazza è tristemente illusoria. La discesa nei bassifondi dove Euridice è prigioniera della sua tossicodipendenza (La Città fatta a Inferno) gli consegnerà la consapevolezza di averla perduta definitivamente
A distanza di quasi mezzo secolo dalla sua prima proiezione “Orfeo 9” si rivela documento unico nel suo genere, divenuto con il trascorrere dei decenni vero oggetto di culto. Le inevitabili imperfezioni delle riprese dovute all’inesperienza ed in buona parte ai risicati mezzi economici custodiscono il fascino visionario e in parte ingenuo con il quale la generazione flower power osservava fiduciosa il passaggio dei seventies. Un lavoro di “buon artigianato”, creativamente eccelso e ben sorretto da un soundtrack di spessore. Nel 2015 l’Associazione Culturale Tito Schipa si è resa artefice della distribuzione di un box composto da tre dvd contenente, oltre il film, otto ore di contenuti inediti. Un ottimo punto di “ripartenza” per tornare ad apprezzare la prima opera rock made in Italy.

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