Tides Denied: “The Steps You Take” (2018) – di Alessandro Gasparini

In alcuni casi ciò che conta è solo la sostanza, quanto più scarna, rapida e indolore possibile. Scrivere di un album come The Steps You Take (2018) dei tedeschi Tides Denied richiede il rispetto dell’ortodossia hardcore punk, pertanto zero fronzoli e ridondanze. La formazione viene alla luce nel 2012 a Marburgo nel cuore della Germania, composta da Justus (voce), Claudius (chitarra), Jonas (basso) e Jonathan (batteria). Alla domanda se sia possibile nel bel mezzo degli anni 2010 creare una musica come quella suonata sulla East Coast statunitense nei primi anni 80, loro rispondono un secco . Nel 2016 vengono pubblicati gli EP Remedy e Split, quest’ultimo in coabitazione con i Soul Ground, sui quali firmano delle incredibili schegge hardcore chiamate Never Rust, Scum e Pursue No Plan. L’anno successivo è la volta dell’EP Find Your Place (2017), con le convincenti No Trust / No Faith / No Glory e Different Tracks. Nel 2018 esce il loro primo LP The steps you takedella durata di diciannove minuti, cosa oggi improbabile ma del tutto normale nel contesto musicale sopra citato.
Si tratta di dodici frammenti lanciati a velocità supersonica nelle orecchie di chi ascolta, che sin dalle prime battute conducono direttamente a gruppi della
prima ondata del movimento straight edge quali Minor Threat, Government Issue, Teen Idles e SSD. Tale influenza si ravvisa immediatamente e inequivocabilmente in brani come The Difference e Duality Of Time. La caratteristica fondamentale di questa corrente dell’hardcore punk incarnata da Ian Mac Kaye, fondatore di Minor Threat e Fugazi, fu il rifiuto tanto dell’abuso di alcool e droghe quanto del sesso promiscuo propri della cultura punk allora dominante. Oltre a ciò, i membri erano dediti al veganesimo e all’attivismo animalista. Ulteriori episodi presenti nella tracklist, ad esempio The Steps You Take, Above It All e Change Face, strizzano l’occhio al sound più corposo e lancinante proprio della seconda ondata datata metà anni 80.
Di questo background, chiamato
Youth Crew, vengono subito alla memoria band come Gorilla Biscuits, Youth of Today e Turning Point, le quali per distinguersi avrebbero attinto anche dagli stilemi dell’heavy metal. Come da migliore tradizione hardcore, un disco del genere richiede quei proverbiali venti minuti necessari a metabolizzare il carico immane e genuino di urla, riff sparati a mille e assordanti scariche di batteria che ne sono la quintessenza. Chi, come me, ha passato qualche anno della sua adolescenza ad ascoltare esclusivamente tale genere musicale non può che ringraziare e indossare le cuffie al volume massimo.

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