Thornetta Davis: “Honest Woman” (2016) – di Giorgio Cocco

Un nuovo album dopo vent’anni. Non ci sperava più nessuno. Forse neppure lei: Thornetta Davis, la cantante di Detroit che, con “Sunday Morning Music”, firmò da fuoriclasse uno degli esordi più folgoranti di tutti i 90. Disco, negli anni, diventato di culto e imprescindibile grazie al passaparola e… ai Sopranos (in seguito spiegheremo il perché). “Honest Woman” è dunque un fulmine a ciel sereno, 13 nuove canzoni (da lei composte e prodotte), che faranno la gioia di chi ha consumato i solchi di “Sunday Morning Music”. Con lei una big band pazzesca con alcuni tra i migliori musicisti della Motor City: Brett LucasDave McMurrayLuis RestoMarcus BelgravePhil HaleChris Codish e Larry McCray. Gente che ha vinto gli Oscar e ha suonato con tantissimi miti del Blues e del Jazz. Tutti insieme per sostenere e celebrare il ritorno alla vita discografica Thornetta, la Queen of the Detroit Blues, come recita la prestigiosa onorificenza che le è stata assegnata nel 2015. Tutto ebbe inizio nel 1994, quando la Sub Pop produsse l’Ep “Shout Out” a nome Thornetta Davis with The Big Chief Band, una promozione sul campo per Thornetta Davis, fino a quel momento semplice corista dell’ottimo combo Funk/Rock di Ann Arbor. Nel 1996 il passaggio di consegne: c’è solo Thornetta sulla cover, con Big Chief relegati al ruolo di backing band nonostante risulti determinante il loro contributo, visto che il gruppo firma tutte le musiche originali del disco. Palese il proposito dell’etichetta di Seattle di puntare tutto sulle incredibili doti vocali della Queen Thornetta. L’operazione non generò tuttavia l’effetto sperato, forse perché troppo Garage/Rock per i puristi del Blues e troppo Funk/Soul per i garagisti dell’epoca, una commistione di generi che solo in seguito seppe trovare un suo pubblico con band come BellRays e Detroit Cobras. “Sunday Morning Music” finì quindi nell’oblio sino al 1999 quando Cry, la bellissima opening track, entrò in una puntata dei SopranosCosì Thornetta ha raccontato la fortunata quanto inaspettata vicenda che per un breve periodo la fece conoscere fuori dai soliti circuiti: “Uno dei produttori dello show mi chiamò, in quel momento non ero abbonata alla TV via cavo, avevo comunque sentito parlare di The Sopranos, pensavo però fosse uno show su dei cantanti d’opera! Poi, quando sono arrivati i primi assegni, ho urlato: Hey, io amo questo spettacolo!”… è fatta così Thornetta, sa come farsi ben volere, Kid Rock all’apice della fama la volle con lui in tour, ma è a Detroit che lo sanno meglio di tutti: candore, simpatia e talento infinito offerti in centinaia di live-show sulfurei e super energetici (indimenticabili per chi ha avuto la fortuna di assistervi) che hanno fatto della Davis una delle star più acclamate in città. Non che questo l’abbia mai smossa più di tanto dalla ritrosia per gli studi di registrazione, una vera anomalia per una artista del suo livello. Lei stessa lo ha più volte ammesso: “Credo di aver vissuto nel terrore per così tanto tempo. Sinceramente pensavo che avrei avuto bisogno di un produttore discografico, un’etichetta, tutte le cose che gli artisti pensano siano importanti. Ho dovuto compiere 50 anni, senza nessun tour in vista, per rendermi conto che andava fatto e subito, alla fine ho sentito la disperazione sufficiente per stringere i denti e andare in studio”. Il risultato è contenuto in “Honest Woman”, sessanta minuti di grande spettacolo R’n’B innervato di solido R’n’R: brani avvincenti e piacevolissimi oppure più introspettivi, intrisi di Gospel e fede religiosa. Dopo la breve introduzione di When My Sister Sings The Blues, l’album si colora subito di tonalità Rock/Blues nella trascinante I Gotta Sang The Blues (con l’armonica diKim Wilson dei Fabulous Thunderbirds a fare dei numeri). L’anfetaminica e istintiva That Don’t Appease Me non perde un colpo e Set Me Free fa esultare per brio e grazia. Dopo tre pezzi del genere ci si incazza parecchio pensando a questi vent’anni di assenza discografica, solo perché non le andava di varcare la soglia di uno studio di registrazione. Quindi le facciamo un piccolo dispetto e non racconteremo tutti gli altri brani come meriterebbero (una gara per stabilire, a ogni nuovo ascolto, quale sia il migliore). Verrebbe da chiudere dicendo: ben tornata Thornetta ma siccome è una scemata che fa effetto solo al terzo boccale di scura, ci affidiamo al suo Dio, tirato in ballo più volte in “Honest Woman”: che sia lodato e faccia in modo che non passi un’altra vita tra questo e il prossimo album della formidabile cantante di Detroit.

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