Thin White Rope: “Sack Full Of Silver” (1990) – di Andreas Finottis

Queste terre che abito, terre cangianti, portate dal fiume negli ultimi secoli, inesistenti esistenti, create dalla sabbia nell’acqua, perennemente in equilibrio precario tra fiume e mare. Isole non isole, piene di alieni, alienati, fantasmi di vaghi passati, uccelli trampolieri e tramonti spettacolari o nebbie persistenti. Case abbandonate, gigantesche, diroccate, di antiche famiglie contadine con mezza dozzina o anche una dozzina di figli, sposati tutti giovani, tutti affamati ed emigrati altrove a lavorare nelle fabbriche più evitate di plastiche e amianto, morti precocemente, morti dentro quando hanno abbandonato le loro terre. Mentre i loro spiriti ancora si aggirano tra i muri sbrecciati delle case disabitate, case sognate durante i turni nelle fabbriche tossiche delle loro esistenze contronatura, con la nostalgia della gioventù in queste terre come morfina antidolorifica, che faceva sopportare quei disperati lavori velenosi, dipingendo nelle loro menti ricordi edulcorati a cui aggrapparsi. Qui ci sono mondi che appaiono e scompaiono, in un giorno di nebbia sono andato in spiaggia col cane, c’era freddo e si vedevano solo pochi metri oltre a sé. Ho posteggiato l’auto e avviandomi verso il mare col cane sono uscito dalla nebbia, trovandomi sulla spiaggia con il sole che splendeva in un clima primaverile. Dopo pochi metri il cane si è fermato e fissava nel mare: ho guardato anch’io e c’era un’isola che non c’era mai stata, un’isola rosa. Avvicinandomi mi sono accorto che si muoveva, era formata da infiniti fenicotteri rosa, uno accanto all’altro, fitti, centinaia, forse migliaia. Non avevo mai visto niente di simile e non avevo niente per fotografarli; io e il cane li abbiamo guardati a lungo poi ci siamo allontanati proseguendo la camminata, poco dopo la nebbia è arrivata sulla spiaggia e sul mare. Al ritorno non si vedeva più l’isola rosa e non l’ho mai più rivista. Solo io e il cane sappiamo che c’è stata, è svanita ed è diventata l’ennesimo ricordo opalescente di queste terre. Salito in auto ho preso una vecchia cassetta dei Thin White Rope, “Sack Full Of Silver”, e l’ho infilata nel vecchio stereo della vecchia auto… musica trasognata da lande desolate, in cui i fantasmi della mente si inseriscono e svaniscono nella trama. Il cane sembrava approvare. Ho avviato il motore e mi sono avviato nella nebbia, verso la mia vita, in equilibrio precario tra terra e acqua, realtà e sogno.

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