The Velvet Underground: “Andy Warhol’s Velvet Underground & Nico” (1967) – di Fabrizio Medori

Uno dei dischi più importanti nella storia del rock, nonostante lo scarso successo avuto nel primo anno di vita. Probabilmente il disco che ha avuto la più forte e duratura influenza sui musicisti rock di tutto il mondo, in tutta la storia del rock. Secondo Brian Eno l’ascolto di questo disco ha convinto decine di appassionati a diventare protagonisti del mondo musicale, come critici se non come artisti. Il motivo principale dell’esplosione a scoppio ritardato del successo di “Andy Warhol’s Velvet Underground & Nico” è piuttosto ovvia: il “prodotto”, all’epoca, era troppo all’avanguardia e chi lo ha apprezzato al tempo aveva delle capacità critiche fuori dal normale. Quando, invece, il pubblico diventò sufficientemente maturo per capirlo, un po’ alla volta, entrò nella testa, e soprattutto nel cuore, di moltissimi appassionati. In realtà parlare di rock è particolarmente riduttivo, perché i Velvet Underground venivano da esperienze piuttosto atipiche ed il loro background musicale spaziava dal Rock’n’Roll alla musica contemporanea, sicuramente stimolati da una casa discografica, la Verve, che cercava di trovare, nel rock, quella stessa dose di sperimentazione avventurosa che aveva introdotto nel proprio catalogo jazz, suo fiore all’occhiello. Il gruppo operava sotto l’ala protettiva di Andy Warhol che, in un colpo solo garantiva libertà espressiva, capacità nel marketing e sostentamento economico. Fu infatti lo stesso Warhol a sobbarcarsi le spese di realizzazione del disco di esordio, ritagliandosi in cambio dei piccoli ma significativi spazi: sua è l’iconica e ultrafamosa copertina, una banana gialla su sfondo bianco, con una grossa firma dell’artista, in basso, e con una piccola scritta, in alto a destra, che recita: “Peel slowly and see”, cioè: sbuccia lentamente e guarda. In realtà, grazie ad un complicato meccanismo creato apposta per questa copertina, la banana era, nella stampa originale del disco, un adesivo e, sotto di esso si celava il disegno della polpa di una banana, colorata, però di un non poco allusivo rosa. Oltre alla copertina, Warhol impose la presenza, in tre brani, della voce della modella tedesca Nico, che diventò così una vera e propria icona della musica rock. Per il resto, colui che viene accreditato come produttore del disco, si limitò a presenziare alle registrazioni, incitando il gruppo a dare il meglio di sé. Il risultato artistico più evidente di tutta l’operazione coincide con la nascita di un rock che Lou Reed, anima musicale del gruppo, cantante, chitarrista e autore di tutti i brani, definì “per adulti”. In realtà, con questo disco, il rock – che fino ad allora era stato sempre e soltanto un prodotto teso a far divertir i giovani – entrò nel campo più ambizioso dell’arte e della cultura, con un salto di qualità inimmaginabile. Altro elemento di spicco dei Velvet era John Cale, violista molto conosciuto nell’ambiente della musica contemporanea, che aveva già collaborato con John Cage e LaMonte Young e che dal Galles era arrivato negli Stati Uniti per perfezionarsi con Leonard Bernstein. Sterling Morrison, ex compagno di scuola di Lou Reed, suonava la seconda chitarra e Maureen “Moe” Tucker,  una ragazza esile e sgraziata, suonava uno stranissimo kit di batteria, nel quale i tamburi non erano accompagnati dai tipici elementi metallici, come piatti, charleston e cordiera del rullante. Il disco, fortemente ispirato dalla vita nei quartieri meno eleganti di New York, è un condensato di quello che, parecchi anni dopo, Ian Dury fece diventare uno slogan, nella sua canzone più famosa: Sex & Drugs & Rock’n’Roll. Il disco infatti, dopo la sognante introduzione di Sunday Morning, parte con i suoi argomenti più scabrosi e già nel secondo titolo, I’m Waiting For the Man si affronta l’argomento dello spaccio di droga con la cruda descrizione della straziante attesa del pusher da parte di un consumatore. La voce di Nico fa il suo ingresso nella splendida Femme Fatale, nella quale si descrive una “mangiatrice di uomini”, presumibilmente ispirata a Edie Sedgwick e, in parte, alla stessa Nico. Venus in Furs suggerisce un collegamento letterario importante, quello con Leopold von Sacher Masoch e con le sue perversioni sessuali. La droga è ancora protagonista in Run, Run, Run, nella quale iniziano ad emergere prepotentemente le influenze della musica sperimentale. La seconda partecipazione di Nico, All Tomorrw’s Parties, era la canzone preferita da Warhol all’epoca, forse perché descriveva l’atmosfera in cui nacquero il gruppo e il disco. Torna, in maniera brutale ed esplicita l’argomento delle sostanze in Heroin, nella quale Reed descrive tutta la decadenza della vita di un tossicodipendente. Il tema della crudeltà in amore è alla base di There She Goes Again, mentre per l’ultima apparizione di Nico si torna ad atmosfere più delicate in I’ll Be Your Mirror, unica vera canzone d’amore in tutto il disco. I due brani conclusivi, The Black Angel’s Death Song e European Son decretano la nascita del Noise Rock, e sono i brani nei quali maggiori sono l’influenza e la partecipazione a livello compositivo di John Cale, co-autore anche di Sunday Morning. Inutile ribadire che questo è un’incisione che  non può assolutamente mancare in nessuna discoteca, anche perché rappresenta la prima reazione al mondo hippy e alla musica psichedelica.

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