The Tubes: “What Do You Want from Live” (1978) – di Gianluca Chiovelli

Ammettiamolo: una banda di buffoni, troppo in ritardo sul glam, sull’hard rock più pupazzesco, sui cantanti maledetti “larger than life”; in ritardo su Berkeley, sugli hippies, su Zappa; sull’impegno e il disimpegno. Il 1978 fu l’anno in cui le cose presero ad andare male. Il punk era già finito, ammettiamo pure questo. Il progressive pure. La disco music impazzava. Volgevano al termine tutte quelle manifestazioni che, come un ballo di San Vito socioepidemiologico, legavano in un solo corpo emozionale milioni di persone. L’hardcore dei primi anni Ottanta sarà l’ultimo tentativo di comunione spirituale espresso dalla musica rock mondiale; da questo punto di vista Black Flag e Fugazi sono gli ultimi rappresentanti di un gotico internazionale rock in via di disfacimento. Il punto di svolta fu il 1976. Mi piacciono le date simboliche. Le magnifiche sorti cominciarono ufficialmente, però, nel 1978, anno de “La febbre del sabato sera” (uscì il 16 Dicembre 1977): quello sì, film epidemico quant’altri mai… paradigmatico. Forse qualcuno di voi riuscirà a trarne spunti per tarocchi e cabale epocali: 16.12.1977 ovvero 12.16.1977. In Italia il film uscì il 13.03.1978. Non lo so, quel 13 non mi ha mai convinto. Ricordo che la nazione giovanile impazzì per la pellicola. Tony Manero. Gli adolescenti spasimavano per un tizio vestito di bianco che ballava in pedana. Era finito tutto. Il gelo degli anni di piombo e, con esso, le visioni utopiste dell’impegno, tutto nel cesso; come scrisse Altan: dopo il gelo degli anni di piombo godiamoci finalmente il calduccio di questi anni di merda. Bene, ci siamo ancora in quegli anni. Nessun altro fenomeno, sociale, di costume, musicale, estetico ha più stretto in un comune sentire e in un’ansia collettiva di rinnovamento chi, per energia e passione, dovrebbe farsi carico del rinnovamento: gli adolescenti, i teens. Anzi, mi tocca dirlo: oggi mi sembrano i più imbambolati. Divisi da tutti e tutto nonostante i social network, la libertà, le occasioni; persi in un tempo liquido perfetto solo per vivere in un’eterno sabato del villaggio, tutti fermi a godere la festicciola liceale offerta dal Sistema. Totalmente assorbiti da questa trita mondanità. Il 1978, un anno così importante che Tommaso Labranca gli ha persino dedicato un libro. In questo clima esce, in linea coi tempi, “What Do You Want from Live” dei Tubes, una accozzaglia di goliardi freak che riesumano l’incedere del glam dei Settanta e lo volgono in farsa antiborghese, pronti a incendiare i live con oltraggi di vario genere, fra pornografia, travestitismo e insulti alla società benpensante. Divertenti… bravi. In realtà acqua fresca. White Punks on Dope, tuttavia, è un classico. Ricorda un po’ troppo “Cracked Actor” di Bowie, ma vale il prezzo del biglietto. Nell’album si ritrovano altre piccole perle, ma, fu subito chiaro, la magia dissacrante era svanita. Al mondo restarono i grandi solisti e i vecchi leoni; e qualche guitto assortito, come Fee Waybill, il cantante dei Tubi, zatteroni e occhiali supersonici, una specie di Elton John sboccato. Sic transit …

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