The Times They Are A Changin’ – di Maurizio Garatti

Dear readers,
I thought a lot about how to start this editorial, then I opted for a classic beginning, those that refer to the journals of the past, those that one could buy at the newsstands, those which we waited impatiently for in order to read, from time to time, the articles of the authors we loved the most. This reality has not been precluded to us, yet newsstands offer press worthy of the name, but there is no doubt now that the relationship between journalists and readers has profoundly changed. The web has changed the rules of information. Today we can read the news in real time on the web precisely, and newspapers has not much left to make headlines. This situation, however, if on one hand has reduced the impact of the “First Page”, on the other hand has created a definitely more important aspect.
Now when we buy a newspaper, we do not do it to put our hands on the information, we probably know already too much, but we do it to go deeper into the matter, reading what the journalists we greatly value think about a certain fact.
After the urgency of the news itself, we now look for the debate, the exchange of ideas. And we look for them through the newspaper that we chose as a life companion. Yes, because the newspaper is a habit. We buy it, read it, and we expect to find things in their place. The third page edited in a certain sense as well as the art and shows sections, and world news treated with the usual rigor.
For magazines, ultimately, it is the same.
We also ask them to take us by the hand and lead us through that infinite labyrinth that is the information, bridging us up to what interested us the most. The magazine “scours” somehow the enormous amount of information that the human world produces; it distills what the authors believe could be of interest to its readers.
It is a challenge that recurs every day, for every single issue of the magazine.
Here too, the web has changed things. Now many magazines are online, and provide insights on a daily basis, as we do of “Magazzini Inesistenti”.
The contact with the public has become tighter, but it lost something… It lost that moment of calm and reflection that each of us took when we read an article. Now, in front of the screen of a PC, or a tablet, or on a smartphone, and we are all in a hurry. We read less, maybe attempting it here and there, trying to grasp the gist of the paragraph and we pass over, with the typical urgency of technology.
This situation is at the basis of the decision taken by our editorial staff, to also provide the printed version of the magazine. Obviously it will not have all the contents that you will continue to find online, but it will be a “Magazine” attached, which will host insights and monographs in line with the usual contents of the magazine. It is an important decision, a brave choice, and a formidable challenge.
And to face it at the best of our opportunities, we need your support, your help.
We know we can now count on a large and fond of audience, that follows us with interest and appreciation, but at this point we need more…
Magazzini Inesistenti is a completely free magazine, with no recognizable political presence, and for this it is very easily identifiable. Our contents have a real personal touch, which clearly identifies us. And this is basically what a reader asks for. If he is in tune with our editorial line, then reading these pages will certainly satisfy him, otherwise he will head elsewhere. At this point, however, we would like to know who is on the other side of the paper, and to do so we need your comments. When you read a particular article, try to intervene by writing a review, building an argument to begin a discussion… This is what makes a magazine a living thing, a concrete reality. In doing so we will know each other, we will create an even more efficient bond than it already is. It is an important thing – I would say essential – through which we can meet the challenge I mentioned earlier.
And that is all folks … we are here, come and visit us.

Cari lettori,
Ho pensato molto a come iniziare questo editoriale, poi ho optato per un inizio classico, di quelli che rimandano alle riviste di una volta, quelle che si compravano in edicola, che si aspettavano con impazienza per leggere di volta in volta gli articoli degli Autori che più amavamo. Questa realtà non ci è completamente preclusa, ancora le edicole offrono stampa degna di questo nome, ma è indubbio ormai che il rapporto tra giornalisti e lettori si è profondamente modificato. Il web ha cambiato le regole dell’informazione. Oggi le news si leggono in tempo reale, sul web appunto, e ai quotidiani resta ben poco per fare notizia. Questa situazione però, se da una parte ha diminuito l’impatto della “Prima Pagina”, dall’altra ha creato un aspetto decisamente più importante. Adesso quando compriamo un quotidiano non lo facciamo per informarci, lo siamo probabilmente già fin troppo, ma per approfondire l’argomento.
Per leggere cosa ne pensa quel giornalista che stimiamo molto, di un determinato fatto. Passata l’urgenza della notizia vera e propria, adesso cerchiamo il dibattito, lo scambio di idee. E li cerchiamo attraverso il quotidiano che abbiamo eletto a compagno di vita. 
Si, perché il giornale è una abitudine. Lo acquistiamo, lo leggiamo, e ci aspettiamo di trovare sempre le cose al loro posto. La terza pagina curata in un certo modo, l’arte e gli spettacoli altrettanto, e l’attualità trattata con il consueto rigore. Per le riviste, in definitiva, è lo stesso.
Anche a loro chiediamo di prenderci per mano, e condurci attraverso quell’infinito labirinto che è l’informazione, traghettandoci sino a quello che più ci interessa.
La rivista “scandaglia” in qualche modo l’enorme mole di informazioni che il mondo degli uomini produce, distillando quello che gli autori pensano possa interessare ai propri lettori. 
E’ una sfida, che si ripropone ogni giorno, per ogni singolo numero della rivista. Anche qui il web ha modificato le cose. Adesso molte riviste sono online, e offrono approfondimenti con cadenza quotidiana, come facciamo noi di “Magazzini Inesistenti”. Il contatto con il pubblico si è fatto più serrato, ma ha perso qualcosa… Ha perso quel momento di calma e di riflessione che ciascuno di noi si prendeva quando leggeva un articolo. Adesso, davanti allo schermo di un PC, o di un Tablet, o di uno Smartphone, tutti andiamo di fretta. Leggiamo meno, magari saltando qua e là, cercando di afferrare comunque il senso dello scritto, e passiamo oltre, con l’urgenza tipica della tecnologia.
Questa situazione è quella che sta alla base della decisione presa dalla nostra redazione, di creare anche la versione cartacea della rivista. Ovviamente non avrà tutti i contenuti che continuerete a trovare online, ma sarà una sorta di “Magazine” allegato, nel quale troveranno spazio approfondimenti e monografie in linea con gli abituali contenuti della rivista.
E’ una decisione importante, una scelta coraggiosa. Una sfida ardua.
E per affrontarla al meglio abbiamo bisogno del vostro sostegno, del vostro aiuto.
Sappiamo di poter contare ormai su un pubblico numeroso e affezionato, che ci segue con interesse e stima, ma a questo punto ci serve di più…
Magazzini Inesistenti è una rivista completamente libera, non riconducibile ad alcuna fazione politica, e proprio per questo facilmente identificabile. I nostri contenuti hanno un taglio molto personale, che ci identifica inequivocabilmente.
E questo in fondo è quello che un lettore chiede. Se si trova in sintonia con la nostra linea editoriale, allora la lettura di queste pagine lo soddisferà sicuramente, altrimenti si dirigerà altrove.  A questo punto però ci piacerebbe conoscere chi sta dall’altra parte del foglio. E per farlo abbiamo bisogno dei vostri commenti. Quando leggete un determinato articolo, provate a intervenire, scrivendo un commento, argomentandolo, avviando una discussione… Questo è quello che fa di una rivista una cosa viva, concreta.

Così facendo avremo modo di conoscerci, di stringere un legame ancora più efficace di quanto già non lo sia. E’ una cosa importante, direi fondamentale, attraverso la quale possiamo vincere la sfida di cui prima parlavo.
E questo è tutto gente… noi siamo qui, venite a trovarci.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


editoriale della svolta

4 pensieri riguardo “The Times They Are A Changin’ – di Maurizio Garatti

  • Novembre 9, 2015 in 5:10 pm
    Permalink

    Se davvero Magazzini é una rivista che ha un certo peso per chi la segue, é importante che i lettori si materializzino ogni tanto. Anche solo usando una parola di commento, tipo: cagata. Altrimenti qualcuno di quelli che scrivono qua, prima o poi, se ne esce pazzo. Ma come – penserà – prima parlavo da solo tra le mura di casa, adesso mi scrivo da solo su Magazzini:-). Ma allora com’é sto fatto? Non vi hanno spiegato che la solitudine fa male? Forza allora, altrimenti non escludo che se continuerete a essere silenziosi, io non mi impicchero’ a una pianta di basilico quanto prima. 🙂

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