The Stan Getz Quartet: “Getz at the Gate – Live at The Village Gate 1961” (2019) – di Mr.Hyde

Ladies and Gentlemen: Stan Getz. Applauso. Poi Jazz. Registrazione perfetta di un live del 1961, destinata a diventare subito un album, che invece cade inspiegabilmente nel dimenticatoio per essere pubblicata dopo 58 anni. Un fossile di tutto rispetto. Ho assistito ad altre di queste riesumazioni, fra queste “Both Directions at Once: The Lost Album” di John Coltrane (Impulse! 2016) uno fra i tanti. Va bene che succeda: con la musica che circola di questi tempi ogni tanto ascoltare quella “originale” chiarisce le idee sulla concezione di passato e futuro e, finalmente, entusiasma. Triplo vinile (ma anche CD) pubblicato da Verve/UM il 14 giugno di quest’anno con il titolo: “Getz at the Gate: The Stan Getz Quartet Live at The Village Gate, November 26, 1961”, rappresenta un tassello importante della carriera di questo sassofonista che, già nel 1959, incide insieme Charlie “Bird” il singolo “Desafinado” di Tom Jobim“Jazz Samba” (Verve Records 1962e, nel 1964, la pubblicazione dell’indiscusso capolavoro “Getz/Gilberto” (Verve Records), riscuotendo un successo tale da spingerlo ad orientare prevalentemente il suo Jazz nella direzione di samba e bossa nova. Buon per lui. Ora però vi spiego perché quest’album ha un valore particolare. Innanzitutto per la qualità del suono e per quello che si suona e come: la sezione ritmica, formata da Steve Kuhn, ex pianista di Coltrane, dal contrabbassista John Neves (che aveva suonato tra gli altri con Gerry Mulligan e George Shearing) e il batterista Roy Haynes, consente a Stan Getz di lanciarsi in scorribande boppistiche davvero notevoli. Grande tecnica. Se pensate per un attimo che si parla di registrazioni dal vivo, non c’è un momento di indecisione, un calo di ispirazione, una nota fuori posto. Altro che Overdubbing Così succede in brani come It’s All Right with Me di Cole Porter, Airegin, It’s You Or No One, 52nd Street Theme in cui si risente l’influenza dell’album “Conception” (Prestige Record 1951), registrato con Miles Davis, Lee Konitz ed altri eroi reduci da “Birth of Cool” (1957). Dicevamo che quest’album svela e racconta il genoma musicale di Getz. Brani, ad esempio, come Wildwood, Yesterday’s Gardenias, Like Someone in Love il classic Stella By Starlingrisentono di arrangiamenti tipici del West Coast Jazz di Jerry Mulligan. In “Getz at the Gate” c’è anche una versione di Impressions di Coltrane, eseguita dalla sola sezione ritmica. Interessante, anche se con l’apporto di Getz lo sarebbe stata di più… ma è nelle ballad lente con tempi dilatati che Getz esprime il meglio di sé stesso: gira (idealmente) fra i tavoli, partecipa alle conversazioni, ai sussurri alle risate. È un cool morbido e avvolgente, come pochi sapevano fare: atmosfere sognanti e galeotte degne del miglior Chet Baker, come in When the Sun Comes Out, Where Do You Go e Spring Can Really Hang You Up the MostLe note vibrate di Stan Getz sono insuperabili, la dolcezza del suo strumento è inconfondibile. A volte aleggia lo spirito di Lester Young. Ok, ora datemi una sigaretta… Dov’è andata a finire quella puzzolente nuvola di fumo che avvolgeva i locali semi-bui in cui si ascoltava ottima musica, si beveva qualche bicchiere magari in dolce compagnia? Ah.. già, dimenticavo. Ho smesso di fumare nel 2000.

Disco 1: 1. Monk Chip – Announcement by Chip Monck. 2. It’s All Right with Me (Cole Porter).
3. Wildwood. 4. When the Sun Comes Out (Harold Arlen). 5. Impressions. 6 Airegin.
Disco 2: 1. Like Someone in Love. 2. Woody ‘n’ You 3 Blues. 4. Where Do You Go.
5. Yesterday’s Gardenias. 6. Stella by Starlight.
Disco 3: 1. It’s You Or No One. 2. Spring Can Really Hang You Up the Most.
3. Stan Getz Quartet – 52nd Street Theme. 4. Jumpin’ with Symphony Sid.

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