The Soft Machine… Letteratura e Musica – di Erica Burdon

La Musica, si sa, si porta dietro storie affascinanti, talvolta curiose e particolari…
e quando ci si abbandona all’ascolto di un bel disco, di quelli che fanno sognare, i sensi fatalmente si mettono al lavoro e il cervello cavalca cavalca… in cerca delle radici e della Memoria di quel musicista o di quella band che hanno creato il “gioiellino” che gira sul piatto e che ti sta accarezzando l’anima.
Tra i numerosi capolavori che la sconfinata storia dell Musica universale ci ha lasciato possiamo senz’altro includere The Soft Machine (Probe 1968), il primo disco dell’omonima Band capofila della cosiddetta “Scena di Canterbury” e tra le primissime formazioni che si dedicarono alla sperimentazione in senso psichedelico – ma anche in chiave Jazz – che poi portò alla definizione del Rock Progressivo per come lo conosciamo oggi.
Di certo, i musicisti componenti del primo nucleo della Band formatosi nel 1966 (Robert Wyatt, Mike Ratledge, Kevin Ayers e Daevid Allen) s’appassionarono al dadaismo e alla letteratura beat… tanto da scegliere poi come nome della formazione che debuttò nel 1968 con il primo mitico album, il titolo di un libro di William Burroughs“The Soft Machine”.
Lo scrittore, seguendo la tecnica dadaista detta cut-up (che consiste nel prendere un testo e tagliarlo letteralmente con le forbici fino a ricavarne tanti pezzettini – parole singole e frasi – che, dopo essere stati rimescolati, trovano una nuova collocazione letteraria dettata dal caso) sfornò un testo ostico e di difficile comprensione… definibile collage letterario; similmente alla tecnica del collage pittorico utilizzata dai dadaisti.
Burroughs si sa, è stato di fatto il capofila della letteratura di genere… un esempio da seguire per Allen Ginsberg, Gregory Corso, Lawrence FerlinghettiJack Kerouac e altri.

soft machine 2

Il titolo del libro (La macchina morbida), fa riferimento al corpo umano, attaccato continuamente da potenti virus e batteri. Nella metafora letteraria questi parassiti rappresentano le regole imposte dalla società, gli assoggettamenti culturali e le imposizioni di dictat da parte d’ogni tipo di istituzione.
La ricerca dell’autore però volle andare oltre i limiti della corporeità. Attraverso l’uso di droghe, tentò di scoprire fin dove si potevano spingere i poteri della mente… da qui le descrizioni violente, crude, potenti, visionarie, distruttive e surreali che Burroughs ci ha trasmesso con le sue opere… che sempre scavano dentro la natura umana.
Le sue narrazioni appaiono a tratti rivoltanti (soprattutto nelle pratiche sessuali estreme descritte), ma alla fine però, non possiamo non ammettere che tale bagaglio psicologico – per fortuna sopito e controllato – potrebbe esistere, in forme diverse, in ognuno di noi.
Tornando ai Soft Machine della musica… è evidente in loro l’uso della tecnica  collage.
La copertina del loro primo album riflette questo… e anche le loro tracce musicali sembrano collages.
Musica d’improvvisazione portata all’estrema semplicità… rozza, stringata, tenuta magicamente insieme da lunghi assoli che si susseguono e mutano l’incedere del loro racconto, rendendolo sempre un viaggio affascinante. .

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Un pensiero riguardo “The Soft Machine… Letteratura e Musica – di Erica Burdon

  • Marzo 19, 2016 in 1:50 pm
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    È vero. La letteratura di Borrough ha influenzato i Soft Machine.
    In questo caso il loro primo lp è una vera e propria ricerca di uno stile personale che accomuna una certa forma dadaista alla psichedelia dell’epoca. I brani sono sequenziali con relative pause e non disdegnano certa concrete music e forme jazzate.
    L’apporto di Ayers, che poi lascierà il gruppo si sente nel lato più giocoso ed enigmatico.

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